mercoledì , 21 febbraio 2018
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“Made in”, la plenaria approva la nuova norma per la sicurezza dei prodotti

Il Parlamento Europeo si è finalmente espresso sul “made in“: la tanto attesa relazione sulla sicurezza dei prodotti di consumo, presentata dalla socialdemocratica danese Christel Schaldemose, è sbarcata oggi a Strasburgo, dove è stato adottata dopo una lunga negoziazione, con 485 voti a favore e 130 contrari.

La scorsa settimana vi erano stati alcuni segnali preoccupanti, quando durante una riunione dei Popolari, la delegazione PPE italiana è riuscita a sventare in extremis un voto sull’adozione di una posizione comune che chiedesse l’abrogazione dell’articolo 7 sull’indicazione di origine, fortemente voluta da alcuni deputati tedeschi. In effetti, l’articolo 7 ha diviso il Parlamento Europeo più lungo linee di divisione nazionale, che non sulla base dell’orientamento politico dei deputati. L‘introduzione di un articolo sull’obbligatorietà dell’indicazione di origine ha visto essenzialmente due fronti opposti: uno, capeggiato dall’Italia e supportato da Francia, Spagna, favorevole alla norma, l’altro, guidato da Germania, Regno Unito e Polonia, contrario a un dettato che rischia di mettere in difficoltà le proprie industrie a forte delocalizzazione extra-europea.

La proposta di regolamento sulla sicurezza dei prodotti di consumo era stata presentata dalla Commissione Europea lo scorso 13 febbraio 2013 per chiarire alcune lacune e sovrapposizioni del diritto comunitario in materia di sicurezza dei prodotti di consumo non alimentari, introducendo una serie unica e chiara di obblighi per produttori, importatori e distributori. Nonostante l’opposizione in blocco dei Liberali e del gruppo dei Conservatori e Riformisti, le disposizioni sul “made in” erano rimaste inalterate in sede di commissione parlamentare, grazie soprattutto all’intesa attività di alcuni deputati italiani, in primis Raffaele Baldassarre (Fi) che ha ricoperto il ruolo di relatore ombra per il PPE.

Lo scorso ottobre, alla graticola era sopravvissuto anche un altro elemento innovativo, proposto direttamente dalla relatrice danese: il marchio volontario CE+, il quale, apposto sulle etichette dei prodotti, avrebbe dovuto indicare che questi ultimi sono stati testati anche da terze parti indipendenti. Per timore che la dicitura “CE+” inducesse confusione nei consumatori e che andasse a detrimento della fiducia di questi ultimi nel più famoso e diffuso marchio CE, l’adozione del CE+ è stata in parte ostacolato, fino al raggiungimento di un compromesso tra le principali forze politiche che ne sostituiva la dicitura con “EU Safety tested“.

Nonostante l’approvazione del compromesso, il PPE ha però richiesto una valutazione di impatto relativo all’eventuale adozione del marchio, che è stata recapitata pochi giorni prima della votazione in plenaria. Nel documento, i servizi del Parlamento Europeo hanno in effetti confermato i timori dei Popolari, sostenendo che l’apposizione dell’ “EU Safety Tested” avrebbe apportato scarsissimi vantaggi ai consumatori e messo in difficoltà le PMI, che avrebbero avuto poco potere negoziale nella fissazione del prezzo dei test condotti da parti terze indipendenti. Oltre a questo, il marchio avrebbe portato a ingenti costi relativi alla fissazione di nuovi standard pan-europei, sulla base dei quali effettuare i test e alla campagna di informazione necessaria a rendere noto il nuovo marchio.

Complice questo documento tecnico, l’articolo 6 relativo all’EU Safety Tested è stato infine rifiutato dalla plenaria, in considerazione del fatto che i costi arrecati dall’adozione del marchio avrebbero sovrastato i suoi benefici.

Il Parlamento Europeo ha dunque consolidato la propria posizione intorno all’articolo 7 e alla difesa del principio d’origine, segnando il più grande traguardo a livello europeo finora raggiunto sul tema del “made in“. Questo non vuol dire però che la lotta per il principio d’origine sia vinta ed anzi si dovrà attendere l’insediamento del nuovo Parlamento per proseguire lungo l’iter legislativo, dove tutta una serie di nuove variabili entreranno in gioco: prima di tutto la stessa formazione parlamentare, in cui la Germania disporrà di tre seggi in più, ma anche la nomina del nuovo Commissario per il Mercato Interno, carica fino ad oggi detenuta dal francese Michel Barnier, favorevole all’introduzione del principio d’origine; non ultima, la spinta fondamentale che la presidenza italiana dovrà imprimere al consiglio dell’UE nel prossimo semestre.

In foto, il Commissario per la protezione dei consumatori Niven Mimica intervenuto alla plenaria in occasione della votazione sul “made in”. (© European Union 2014 EP)

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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