martedì , 17 ottobre 2017
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maternità surrogata
© Instituto Bernabeu

Maternità surrogata, dalla Francia un primo punto di svolta

In Francia un piccolo passo verso l’apertura alla maternità surrogata è stato compiuto. Il 5 luglio la Cour de Cassation ha infatti deliberato su due ricorsi, arrivando a consentire la possibilità dell’adoption simple del partner del soggetto legato geneticamente al nuovo nato. Data la complessità del tema, occorre chiarire il quadro d’insieme.

Il trattamento della maternità surrogata in Francia

Con gestation pour autrui (GPA), surrogacy o “maternità surrogata” si intende oggi giorno il caso di una coppia affetta da problemi di infertilità e/o sterilità che si rivolge a una donna affinché porti a compimento la gestazione per conto loro. Perché si parli propriamente di GPA, è necessario che almeno uno dei due futuri genitori sia legato geneticamente al futuro bambino. In sostanza, occorre che o l’ovocita o lo spermatozoo che formano l’embrione appartengano alla coppia. In Europa tale pratica è legale in Belgio, Paesi Bassi, Regno Unito, Danimarca, Ungheria, Russia, Ucraina, Bielorussia, Grecia, Cipro, Armenia, Georgia. Tra questi, solo i Paesi dell’Est Europa prevedono che la GPA sia anche retribuita.

In Francia è dunque vietato ricorrere a una madre “surrogata”, ma numerosi sono i casi di coppie omosessuali ed eterosessuali che si rivolgono a cliniche estere per coronare il sogno di diventare genitori. Una volta pronti a rientrare nel Paese, i cosiddetti parents d’intention si ritrovano spesso di fronte al rifiuto del consolato francese a produrre i documenti per il neonato, rimanendo quindi indicati come genitori esclusivamente nei documenti rilasciati dal Paese dove la GPA ha avuto luogo. La più famosa battaglia giudiziaria sul tema è stata senza dubbio quella di Sylvie e Dominique Mennesson. I coniugi, rientrati in Francia con le gemelle avute da una madre surrogata in California, si sono battuti per anni affinché le bambine divenissero ufficialmente dichiarate loro figlie e, conseguentemente, francesi. Nel 2014 i loro sforzi sono valsi la prima condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo alla Francia, per violazione della sfera della vita privata delle bambine.

Il ricorso in Cassazione

L’Assemblée Nationale non è intervenuta nel frattempo e quindi, nel 2015, la Cour de Cassation ha avuto modo di affermare come il semplice fatto di essersi svolta una GPA non giustifica il rifiuto da parte delle autorità di registrare un atto di nascita estero. Tuttavia, la pronuncia ha regolato esclusivamente il caso di specie, nel quale il certificato di nascita (russo) riportava come genitori biologici l’uomo della coppia e come madre la donna estranea. Nulla quindi in riferimento alla donna della coppia, la parent d’intention.

Il 5 luglio 2017, invece, la Cour de Cassation ha riconosciuto la possibilità dell’adoption simple per il parent d’intention. In particolare, la Corte ha autorizzato l’adozione da parte del genitore non legato geneticamente al bambino, ossia il secondo padre in una coppia omosessuale e la donna nella coppia eterosessuale.

A seconda di chi la osserva, questa sentenza costituisce un punto di svolta per motivi differenti. Per i difensori dei diritti civili LGBT, si tratta di un ulteriore passo verso il completamento del quadro giuridico sorto a partire dai PACS e sviluppatosi con il Mariage pour tous nel 2013. Per gli attivisti nel campo dei diritti riproduttivi, un passo invece verso l’apertura totale alla GPA. Un’apertura che, per i suoi detrattori, appare come uno scenario apocalittico che vedrà sorgere filiere di produzione di bambini e, per un gruppo di femministe, una nuova forma di sfruttamento della donna.

Verso la riforma della legge sulla bioetica

Quel che rileva allo stato attuale è che il 2018 sarà l’anno in cui la Loi Bioethique dovrà essere sottoposta a revisione (prevista per legge) e che, per la prima volta, tale revisione non avverrà che allo scadere del tempo consentito. In quest’ottica, il Comité Consultatif National d’Ethique (CCNE) si è espresso la settimana scorsa dichiarando come non possa esistere una forma di GPA “etica” e che, pertanto, rimarrà vietata anche dopo il 2018. Tuttavia, uno degli estensori della nota ha sottolineato come i bambini nati da GPA non debbano essere «fantômes de la République», suggerendo la possibilità di introdurre una delegazione di autorità genitoriale. Semaforo verde invece, sempre da parte del CCNE, per la possibilità di estendere le tecniche di procreazione medicalmente assistita non solo alle donne in una relazione con un’altra donna, ma anche alle donne single. Una svolta che, se verrà confermata in sede parlamentare, potrebbe portare la Francia al livello del Regno Unito e del Belgio in materia di diritti riproduttivi femminili.

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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