giovedì , 22 febbraio 2018
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Meno Stato, più mercato (e più integrato). Le linee guida della Commissione per le rinnovabili

Martedì 5 novembre, il Commissario europeo per l’Energia, Gunther Oettinger, ha presentato la Comunicazione “EU Commission: Guidance for state intervention in electricity” nella quale sono indicate le linee guida che la Commissione Europea consiglia agli Stati membri di seguire in alcuni aspetti della gestione del loro intervento nel mercato dell’energia rinnovabile.

Il documento non è legalmente vincolante, ma il Commissario ha tenuto a precisare che i principi esplicitati in questa comunicazione saranno quelli applicati dalla Commissione per valutare l’intervento pubblico nel mercato energetico, settore delicato e strategico che è spesso oggetto di distorsioni e alterazioni. Più in particolare, la comunicazione si occupa di due argomenti specifici: gli schemi dei sussidi pubblici alle rinnovabili e l’organizzazione e il finanziamento di back-up-capacities per le energie rinnovabili, vale a dire sistemi di produzione di energia da utilizzare quando “non soffia il vento o non splende il sole”.

Per quel che riguarda i sussidi pubblici alle rinnovabili, la comunicazione indica i principi che gli Stati membri dovrebbero seguire nel corso della riforma dei loro schemi di sussidio, riforma che molti Paesi hanno già intrapreso e che è conseguenza del fatto che le tecnologie alle base delle due energie green più comuni (sole e vento) sono ormai mature, presentano costi e rischi relativamente bassi e quindi necessitano di aiuti e incentivi minori.

I principi indicati dalla commissione sono quattro e di contenuto molto generale; innanzitutto, il principio cardine della politica economica dell’Unione Europea: «gli aiuti devono essere limitati a ciò che è strettamente necessario». Gli schemi di supporto devono essere legati all’abbassamento dei prezzi di produzione. Ovvero, man mano che i costi di investimento si abbassano, le tecnologie che ricevono sussidi devono essere gradualmente esposte al mercato fino alla completa cessazione dell’erogazione di aiuti.

In particolare, la Commissione indica come soluzione preferibile quella del passaggio dalle “feed-in tariffs” ai “feed-in premia”. Le prime, utilizzate soprattutto per supportare le tecnologie nuove, consistono nella corresponsione di una cifra fissa ai produttori indipendentemente dal prezzo di mercato. Le seconde, invece, prevedono di aggiungere un premio fisso a quello che è il prezzo di mercato, così da permettere ai produttori di realizzare comunque un guadagno, ma ancorando, allo stesso tempo, il costo dell’energia al prezzo di mercato.

Le modifiche agli schemi dei sussidi retroattive o senza preavviso devono essere evitate per proteggere le legittime aspettative degli investitori e, allo stesso tempo, gli Stati membri dovrebbero coordinare le loro politiche sulle energie rinnovabili per raggiungere maggiori livelli di efficienza: «Renewables should be produced where the sun shines most or the winds are the strongest», afferma la Commissione.

Dello stesso tenore sono i principi enunciati dalla comunicazione in merito alle back-up-capacities. Con l’aumento e la diffusione delle rinnovabili, infatti, si è resa sempre più evidente la necessità di prevedere dei sistemi di produzione di energia elettrica alternativi, da attivare quando la produzione derivante dalle rinnovabili è inferiore al normale. Per questo motivo, in molti Paesi si è aperto il dibattito su come organizzare e finanziare questi back-up. La soluzione, solitamente, consiste nell’utilizzo di centrali a carburanti fossili che possono essere messe in funzione nei periodi di necessità e di bassa produzione delle rinnovabili, poi disattivate nei periodi di alta produzione.

Anche in questo caso sono quattro e di contenuto generale i principi enunciati dalla Commissione: prima di prendere una decisione in merito alle back-up capacities ogni Stato membro dovrà infatti analizzare attentamente le cause dell’inadeguatezza della produzione. I governi nazionali, inoltre, dovrebbero prima rimuovere quelle eventuali distorsioni del mercato, come alti sussidi o prezzi amministrati, che non incentivino gli investimenti nella capacità di produzione. Dovrebbe essere stimolata la sensibilità dei produttori di rinnovabili verso le necessità del mercato e promuovere la flessibilità sul lato della domanda, con sistemi come quello delle “smart grids” o l’incentivazione dell’uso dell’energia in periodi non di picco attraverso tariffe differenziate.

Da ultimo, gli Stati dovrebbero progettare i loro sistemi non basandosi solo sulle necessità e le peculiarità del mercato nazionale, ma anche e soprattutto nella prospettiva di un mercato europeo integrato.

In foto, pale eoliche al tramonto (© Chuck Cocker – 2009).

L' Autore - Giovanni Guido Rossi

Laureando in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Torino e presso l'Université Paris V - René Descartes di Parigi. Da sempre appassionato di storia, geopolitica e relazioni internazionali. Profondamente europeista e liberale e entusiasta di scrivere per questa rivista.

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