giovedì , 16 agosto 2018
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Da sinistra, il Commissario per il Mercato Digitale Andrus Ansip e quello all'Economia Digitale Günther Oëttinger - European Commission

Mercato Digitale Unico: presentati gli obiettivi per il 2016

Lo scorso 6 maggio, la Commissione Europea ha comunicato la Strategia per il Mercato Unico Digitale, fissando obiettivi e scadenze per quella che sin dall’ inizio del mandato di Juncker è stata individuata come una priorità assoluta. Le misure proposte mirano a creare un mercato integrato in un contesto di estrema frammentazione: solo il 4% dei servizi online nell’ Unione Europea hanno carattere europeo transnazionale, a fronte di un mercato dominato da Stati Uniti (54% dei servizi) e Stati membri (42%). La tabella di marcia individuata si pone molti obiettivi per il 2016 e – anche ipotizzando una grande collaborazione di Parlamento e Consiglio – è di difficile realizzazione in tempi così stretti.

La strategia della Commissione

Il piano presentato si articola in 16 punti, divisi tra tre pilastri già noti: migliorare l’accesso di consumatori e imprese a beni e servizi digitali europei; creare un ambiente che favorisca la diffusione di reti e servizi digitali innovativi; massimizzare il potenziale di crescita dell’economia digitale. Tra le misure più importanti compare una revisione delle regole dell’e-commerce – sia per prodotti virtuali che reali – che miri a facilitarne il carattere transnazionale; l’aggiornamento delle normative di protezione dei consumatori online; la riforma di quelle sul copyright e della legislazione europea sulle telecomunicazioni. Risulta fondamentale anche la volontà di combattere la pratica del geoblocking, che limita la fruizione e cambia i prezzi dei servizi online a seconda del paese dove risiede l’utente. Una delle parole d’ordine è ancora una volta ‘armonizzazione’, che si tenterà di far operare anche sull’IVA applicata dai diversi stati a beni e servizi commerciati online. Tra gli ostacoli pratici all’ e-commerce che la Commissione tenterà di affrontare figura anche l’alto costo dei corrieri di spedizione, che spesso scoraggia produttori e consumatori.

Il confronto con gli Stati Uniti

Tra le misure proposte, figurano anche controlli sul ruolo delle piattaforme online – principalmente statunitensi – come Amazon, accusate di utilizzare regole poco trasparenti nella ricerca virtuale di prodotti e prezzi più competitivi. Il controllo riguarderà anche l’utilizzo dei dati degli utenti da parte di siti di e-commerce e social networks, toccando un tema molto dibattuto in Europa negli ultimi anni. Il tutto si inserisce in una sottile ma ormai lunga guerra commerciale dell’UE al predominio americano nel digitale, come testimoniato dal recente procedimento aperto dall’Antitrust europea – guidata dal Commissario Margrethe Vestager – contro Google, accusato di favorire aziende partner e di sua proprietà nell’utilizzo del suo motore di ricerca per reperire prodotti online.

Il ritardo italiano

Tra i Paesi che più necessitano di affiancare riforme e investimenti nazionali al processo di creazione di un mercato unico europeo, compare sicuramente l’Italia. Il Paese si trova sotto la media europea nella fruizione di servizi digitali sia in ambito privato che imprenditoriale. Sul primo punto, solo il 35% degli utenti italiani fa shopping online, a fronte di una media europea del 63% – disparità che si ritrova anche nell’acquisto di beni e servizi da altri Paesi (solo il 14% degli utenti italiani a fronte di un 18% europeo). Il dato più tragico in termini economici è tuttavia quello del mancato utilizzo da parte delle PMI italiane della vendita online, che si attesta ad un terzo della media europea: 5,1 % del totale contro un 15%. Altrettanto preoccupante l’utilizzo di servizi di e-government, al 18% in Italia in un contesto che raggiunge il 33% degli utenti in Europa. Il percorso di interventi è iniziato nel 2012 con la creazione di una serie di azioni incluse nell’Agenda Digitale Italiana che, in coordinazione con l’agenda europea, ha tentato di intervenire su più fronti, con tempi che tuttavia sembrano piuttosto lunghi, specialmente in termini rinnovamento infrastrutturale.

Difficilmente saranno brevi anche i tempi europei, nonostante i molti impegni presi per il 2016 dalla Commissione. Come già successo per le proposte della scorsa legislatura sull’abolizione delle tariffe del roaming e sulla net neutrality, alcune delle azioni presentate il 6 maggio potrebbero rimanere lettera morta, bloccate dall’indecisione degli Stati membri nel processo legislativo europeo.

L' Autore - Riccardo Trobbiani

Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche - Studi Europei presso l’Università di Bologna (Polo di Forlì) nel 2015 e in International Relations (MSc) presso la University of Bristol (UK) nel 2014. Romano, europeista e appassionato di politica europea e geopolitica. Mi interesso attualmente di politiche regionali e di coesione dell’UE alle quali ho dedicato la mia tesi magistrale italiana – incentrata sul tema del lobbying regionale nei confronti delle istituzioni europee – che è stata in parte ricercata e scritta durante un tirocinio di quattro mesi a Bruxelles presso l’ufficio di rappresentanza della Regione Emilia-Romagna. Felice di poter collaborare con Rivista Europae, iniziativa molto interessante in un periodo di grande disinformazione sulle politiche europee in Italia.

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