venerdì , 17 agosto 2018
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Multe transfrontaliere, stop della Corte UE

Un cavillo giuridico non di poco conto è alla base dell’annullamento della direttiva 82 del 2011 in materia di multe transfrontaliere. La stessa era stata approvata dal Parlamento Europeo e dal Consiglio, in base alla competenza dell’UE in materia di cooperazione di polizia. Lo scopo, nello specifico, era il miglioramento della sicurezza stradale volta a ridurre il numero delle vittime, dei feriti e dei danni materiali. A tal fine, risultava necessario armonizzare l’applicazione delle sanzioni per le infrazioni compiute nel territorio dell’UE. Una necessità avvertita anche dalla Commissione e ampiamente difesa nella sua comunicazione del luglio 2010 dal titolo “Verso uno spazio europeo della sicurezza stradale: orientamenti 2011-2020 per la sicurezza stradale”.

Punto nodale della direttiva era garantire l’efficacia delle sanzioni per gli illeciti commessi da autoveicoli immatricolati in uno Stato membro diverso da quello del fatto. In altre parole, obiettivo era far sì che, ad esempio, un’infrazione commessa in Francia da un veicolo immatricolato in Italia fosse perseguibile al pari di quella commessa da un veicolo francese. In quest’ottica la direttiva evidenziava una serie di traguardi intermedi: la definizione di norme comuni per le apparecchiature di controllo stradale, la diffusione di informazioni sufficienti per la circolazione in un Stato membro diverso da quello d’immatricolazione, nonché́ lo scambio transfrontaliero dei dati di immatricolazione dei veicoli. A dimostrazione di ciò̀, il potenziamento del sistema informatico EUCA RIS per la gestione delle informazioni su veicoli e patenti di guida.

Gli obiettivi di medio termine non avrebbero comunque portato a un’uniformazione del trattamento sanzionatorio: ogni Stato membro avrebbe dovuto (il termine per trasporre la direttiva è scaduto nel novembre 2013) assicurarne esclusivamente l’effettività̀. Ad oggi, ogni Paese qualifica dunque come illecito amministrativo o reato le diverse infrazioni, senza che questa disomogeneità̀ pregiudichi l’applicazione della norma europea. In particolare, le infrazioni considerate dalla direttiva sono: eccesso di velocità, mancato uso della cintura di sicurezza, mancato arresto davanti a un semaforo rosso, guida in stato di ebbrezza, guida sotto l’influsso di sostanze stupefacenti, mancato uso del casco protettivo, circolazione su una corsia vietata, uso indebito di telefono cellulare o di altri dispositivi di comunicazione durante la guida.

Nel marzo scorso la Commissione ha quindi rilasciato il secondo rapporto sui traguardi raggiunti dall’applicazione della direttiva 82, dal titolo “gli ottimi risultati ottenuti per il secondo anno consecutivo”. Infatti, il numero di decessi sulle strade è diminuito del 17% dal 2010, per un totale di circa 9.000 vite umane salvate. Tuttavia, alcuni Paesi (Polonia, Bulgaria, Croazia, Lettonia, Lituania e Grecia) risultano ancora lontani delle aspettative di miglioramento. Per consentire agli Stati membri di continuare il cammino comune verso uno spazio di sicurezza stradale si è prevista l’adozione di un programma strategico a partire dal 2015.

Nonostante i risultati conseguiti, nel gennaio 2012 la Commissione ha presentato un ricorso alla Corte di Giustizia, ritenendo che l’approvazione della direttiva fosse avvenuta su basi giuridiche errate. Nello specifico, secondo la Commissione, la “cooperazione di polizia” non avrebbe consentito l’adozione del testo, che sarebbe invece dovuta avvenire grazie alla competenza in materia di “sicurezza dei trasporti”.

Per questo motivo, il 6 maggio scorso la Corte di Giustizia ha annullato la direttiva 82, mantenendone però gli effetti. Questi ultimi comunque rimarranno in vigore solo fino all’approvazione di una nuova direttiva in materia, che dovrà̀ avvenire entro i dodici mesi dalla pronuncia giudiziale. La richiesta di mantenimento degli effetti è stata avanzata tanto dal Consiglio quanto dalla Commissione, a dimostrazione dell’importanza rivestita dagli scopi di sicurezza stradale fissati dalla direttiva 82. Anzi, la Commissione nelle sue argomentazioni ha chiaramente richiesto un periodo superiore ai sei mesi inizialmente proposti dal Consiglio. L’armonizzazione della normativa in materia di sicurezza stradale rimane dunque uno degli obiettivi di medio e lungo termine dell’UE, nel tentativo di creare uno spazio di sicurezza comune a livello non solo degli Stati membri, ma soprattutto dei cittadini europei.

Foto © Michele CS / Flickr 2003

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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