martedì , 14 agosto 2018
18comix
Manifestanti per la net neutrality negli Stati Uniti © Free Press - www.flickr.com, 2014

Net neutrality, una realtà negli USA. E in Europa?

Negli Stati Uniti non ci sono più dubbi: Internet è un luogo di libertà in cui vige il principio della net neutrality (neutralità della rete), per cui tutti i siti e servizi devono poter essere raggiunti allo stesso modo e chi fornisce le connessioni (i provider) non può fare alcuna discriminazione. Il 26 febbraio la Federal Communications Commission (FCC), l’agenzia governativa indipendente che regola il sistema delle comunicazioni, ha stabilito alcune regole importanti sul fenomeno della net neutrality.

La decisione era tanto attesa dall’opinione pubblica americana che si era divisa tra i sostenitori di un accesso libero alla rete e chi invece riteneva giusto sottoporre i siti a pagamenti aggiuntivi per poter stare in rete. Molti hanno parlato anche di una vittoria politica del Presidente Obama, che già da tempo si era schierato a favore della cosiddetta neutralità della rete.

Che cos’é la net neutrality

Si inizia a parlare di net neutrality dal 2002, indicando con questo termine le regole chiare per evitare discriminazioni nella trasmissione di contenuti su internet. Sostanzialmente, la net neutrality garantisce che i provider, ai quali tutti gli utenti del web devono rivolgersi per connettersi a internet, non possono bloccare o rallentare l’accesso a particolari siti online e favorirlo più velocemente ad altri in virtù di accordi commerciali: nessuno deve pagare il provider per poter essere trovato senza difficoltà sul web. Il grande colosso dell’imprenditoria digitale come il piccolo blogger hanno uguale diritto ad essere raggiunti alla stessa velocità. Per ora questo principio è ancora la regola in generale, ma si può ipotizzare che potrebbe non essere più così in futuro (senza l’intervento delle istituzioni), a causa di grosse aziende private che intendano subordinare l’accesso alle informazioni ad accordi commerciali redditizi.

Il dibattito negli Stati Uniti

Il dibattito negli Stati Uniti si accende l’anno scorso, quando uno dei più grandi provider americani, Verizon, si oppone ad una direttiva della FCC che imponeva queste regole di trasparenza e uguale trattamento. Una sentenza della Corte d’appello di Washington, accogliendo il ricorso, aveva poi costretto l’agenzia americana a rivedere le sue regole. In particolare, il suo capo, Tom Wheeler, aveva proposto di prevedere alcune eccezioni al principio della net neutrality e di permettere ai provider di accordare trattamenti di favore ad alcuni siti dietro pagamento di denaro.

Tuttavia, la decisione degli scorsi giorni della FCC non accoglie questa proposta e anzi stabilisce che i provider devono essere considerati dei “common carrier”, cioè soggetti che svolgono una pubblica utilità (la trasmissione di informazioni) e come tali non possono permettersi di differenziare il traffico in rete, se non in particolari circostanze che comunque dovranno essere monitorate dalla FCC.

La neutralità della rete in Europa e in Italia

In Europa purtroppo il quadro sembra molto meno chiaro e le posizioni degli Stati membri sono ambigue: il Parlamento Europeo ha votato a favore del mantenimento della net neutrality nel 2014, ma il Consiglio non si è ancora espresso. Inoltre, molti hanno denunciato la scarsa attenzione che è stata data al tema durante il semestre italiano di presidenza dell’UE, quando si è persa un’occasione per ravvivare il dibattito e arrivare ad un accordo. Oggi i negoziati procedono in Lettonia e si stanno delineando delle proposte, che, pur nel rispetto del principio base di libero accesso, permettono delle eccezioni. Insomma, la linea sembra essere quella del compromesso.

In Italia, ad ottobre 2014, sono iniziate le consultazioni dei cittadini sull’Internet Bill Of Rights, una relazione di 14 punti scritta da una Commissione parlamentare istituita da Laura Boldrini e presieduta da Stefano Rodotà. In questa Carta è sancito il principio della net neutrality negli stessi termini in cui è stato elaborato nelle regole della FCC. Stando ad alcune dichiarazioni dei membri della Commissione, la Carta aspira ad entrare nel dibattito europeo, come integrazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea: l’Italia ha l’occasione di porsi in una posizione di avanguardia nella tutela dei diritti della rete.

Diventa sempre più importante interrogarsi sul futuro di Internet, il luogo delle libertà che però paradossalmente può continuare a rimanere davvero tale solo se disciplinato da regole che ne permettano un utilizzo non discriminato e un accesso libero a chiunque.

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

Check Also

Big Data: cosa prevede il regolamento del 2016

La principale fonte in materia di dati personali è costituita dal regolamento europeo 2016/679 del …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *