giovedì , 16 agosto 2018
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Nuova puntata nell’affaire “olio d’oliva”: la Commissione fa marcia indietro, ora l’Italia piange

Una doccia fredda per tutti i Paesi produttori di olio di oliva che avrebbero beneficiato della nuova normativa anti-frode promossa dalla Commissione Europea e fortemente supportata da 15 Stati Europei, tra cui l’Italia, e già motivo di tensioni all’interno dell’Ue lo scorso weekend.

“Dal 1 gennaio del 2014 tutte le confezioni di olio di olive dovranno riportare in modo chiaro il loro Paese di origine con una dicitura leggibile con caratteri alti almeno 3 millimetri rispetto al millimetro attuale. Inoltre entrerà in vigore il divieto per i ristoratori di riempire le vecchie bottiglie di olio con un contenuto diverso da quello indicato dalla confezione”. Questo il contenuto fondamentale della legge, che mirava a tutelare i prodotti di più alta qualità, contemplando anche il reato di contraffazione.

Nella giornata di ieri il Commissario europeo all’agricoltura Dacian Ciolos ha invece annunciato il ritiro della proposta perché questa non raccoglieva il consenso dei Paesi consumatori e dei ristoratori. In ogni caso Italia e Portogallo, nonostante il disappunto hanno deciso che applicheranno nei loro Paesi la legge indipendentemente dal resto dell’Europa. Verranno dunque effettuati i controlli solamente sui produttori ed appena le bottiglie d’olio usciranno dagli stabilimenti calerà una coltre d’ombra su di esse. Nessuna garanzia, quindi, che il contenuto non venga adulterato nel percorso tra il distributore e la tavola del ristorante. Le responsabilità di questa marcia indietro sono principalmente dovute alla campagna di stampa dei giornali conservatori anglosassoni rilanciate da membri del partito nazionalista ed euroscettico Ukip, che aveva iniziato a distribuire nelle piazze inglesi bottiglie di olio di olivo “non a norma”.

Dopo il recente successo elettorale alle elezioni amministrative dell’Ukip, anche il partito conservatore oggi al governo, ha inseguito i rivali alla propria destra sul terreno anti-europeo. Il 22 maggio infatti il primo ministro inglese David Cameron aveva ridicolizzato la legge europea affermando che essa era l’emblema dei settori di cui l’Unione Europea non deve occuparsi. Le sue proteste, unite alle opposizioni del governo olandese e alle lamentele dei ristoratori del nord Europa hanno dato il colpo di grazia alla legge anti-contraffazione che purtroppo rimarrà chiusa in un polveroso cassetto di Bruxelles. Silenzio-assenso invece da parte dei laburisti britannici: da fonti interne si viene a sapere che, da parte loro, la legge non sarebbe stata osteggiata così apertamente e che la posizione italiana è assolutamente comprensibile.

La Confederazione Italiana Agricoltori ha stimato in un comunicato che la mancata approvazione della legge europea costerà al sistema agricolo italiano per una cifra complessiva di 1 miliardo e 100 milioni di euro all’anno. Insomma quasi lo 0,1% del Pil all’anno, che in un periodo di profonda recessione avrebbe contribuito a migliorare, anche se in piccolissima parte, il quadro macroeconomico italiano.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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