lunedì , 19 febbraio 2018
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Photo © Mike Mozart, 2014, www.flickr.com

Obama, l’Europa e la privacy: il Judicial Redress Act

La protezione del territorio e della popolazione nazionale, da un lato, e la tutela della privacy, dall’altro. Interessi che appaiono sempre più spesso inconciliabili. A dir la verità, in un mondo governato dalla legge dell’apparire, sembra che siano gli stessi utenti ad aver rinunciato all’ultimo baluardo di riservatezza. Sono innumerevoli i dati sensibili non legati alle attività della difesa che vengono captati illecitamente ed utilizzati per fini politici o economici. Da ultimo, ha fatto scalpore la fuga di notizie inerenti l’intercettazione delle telefonate intercorrenti nel 2011 tra la cancelliera Merkel e l’allora capo del Governo italiano Berlusconi. Con l’intento di salvaguardare le relazioni internazionali con gli Stati europei, lo scorso febbraio il Presidente Obama ha firmato il Judicial Redress Act.

Le attività dell’NSA

Negli USA l’attività di intercettazione e di ascolto è posta in essere da un’agenzia governativa chiamata National Security Agency (NSA), la quale persegue lo scopo finale di tutelare l’integrità del territorio statunitense da qualunque tipo di attacco. La diffusione delle ultime notizie incriminate è avvenuta proprio ad opera di un ex membro della NSA, già accusata in passato di violare la privacy dei cittadini americani ponendosi in contrasto con la direttiva interna n. 18, che vieta espressamente le intercettazione o la raccolta di informazioni riguardanti “persone, entità, aziende o organizzazioni statunitensi”.

L’Europa e la privacy

Nel 2015 la mannaia della Corte di Giustizia Europea era caduta sul Safe Harbor, il provvedimento che regolava la trasmissione dei dati dalle imprese europee a quelle statunitensi. La normativa era stata dichiarata illegittima poiché non differenziava la conservazione dei dati ma la generalizzava escludendo, irragionevolmente, dal proprio ambito di applicazione le autorità pubbliche americane, come la NSA.

Anche per ovviare a questi inconvenienti, sempre nel 2015, gli USA avevano emanato il Freedom Act, con il quale si stabiliva che le compagnie telefoniche potessero comunicare i dati in loro possesso alle agenzie governative solo a seguito di una richiesta del governo. Veniva esclusa quindi la possibilità di raccogliere ed archiviare indistintamente le comunicazioni telefoniche degli americani, gli Stati Uniti hanno voluto fare di più per garantire la privacy.

Il Judicial Redress Act

Il Judicial Redress Act del 2016 non fa altro che estendere ai cittadini stranieri il regime di protezione della privacy riconosciuto a quelli americani. Pertanto, qualunque soggetto, e quindi anche un cittadino europeo, potrà fare causa al governo degli Stati Uniti (e richiedere una riparazione secondo i rimedi civili predisposti dall’ordinamento) qualora i suoi dati vengano diffusi illegalmente dalle agenzie. In mancanza di espressa previsione, sono escluse le agenzie di intelligence.

La legge sulla privacy americana risale al 1974 e prevede quattro tipi di cause intentabili: due dirette ad emendare o rettificare la notizia diffusa, altre due finalizzate ad ottenere il risarcimento per la mancanza di accuratezza, pertinenza e completezza nella tenuta dei dati da parte dell’agenzia o per qualsiasi altro danno patito. Il risarcimento del danno è riconosciuto sulla base di alcuni presupposti che sono: l’intenzionalità della diffusione dei dati personali da parte dell’agenzia e l’effettività del danno. Il diritto al ristoro si prescrive nel termine di due anni che decorrono da quando l’attore ha conoscenza ovvero avrebbe dovuto conoscere la violazione della propria riservatezza.

Il Judicial Redress Act rappresenta quindi una concessione di Obama sul tavolo dei diritti personali. Non manca chi intravede sotto le mentite spoglie di questo atto volto a salvaguardare la privacy della popolazione mondiale, un’ingegnosa opera di propaganda degli USA, volta a risollevare la propria immagine ed evitare di vanificare gli sforzi profusi sino ad ora nelle trattative per il TTIP. Col TTIP gli Stati Uniti si propongono infatti di creare il più grande mercato globale privo di dazi e dogane, proteggendo così gli investimenti delle aziende dalle più varie intromissioni degli Stati. Se questo fosse il vero intento, non vi sarebbe nulla di nuovo sotto il sole: i diritti personali sarebbero solo una concessione demagogica sull’altare dei più grandi interessi economici.

L' Autore - Angelica Petronella

Pugliese di nascita, cittadina del mondo per vocazione. Laureata in Giurisprudenza e successivamente diplomata SSPL presso l'Università degli studi di Bari con due tesi di diritto internazionale. Ancora fiduciosa nella giustizia, coltivo il sogno di poter un giorno giudicare anziché difendere.

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