mercoledì , 21 febbraio 2018
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© Marcel Marchon

Ok della Commissione, ora Eurostar è tutta francese

Con l’annuncio dello scorso mercoledì, la Commissione Europea ha ufficializzato il via libera all’acquisizione da parte della compagnia ferroviaria francese SNCF Mobilités del controllo esclusivo della società Eurostar International Ltd. Quest’ultima fornisce da più di vent’ anni collegamenti ad alta velocità tra Londra, Parigi e Bruxelles, e dalla data della sua inaugurazione ha trasportato più di 150 milioni di passeggeri, di cui 10,4 nel solo 2014. A lungo sotto guida congiunta francese, britannica e – in maniera minoritaria – belga, la compagnia passa ora interamente sottto il controllo di Parigi, che ha fornito alla Commissione numerose garanzie di non chiudere le porte alla concorrenza sulle tratte in questione.

Eurostar e l’annuncio della vendita britannica

Inaugurata nel 1994, Eurostar è stata controllata in tempi recenti al 55 % dalla francese SNCF, al 40% dal tesoro del Regno Unito e per un 5% dalla compagnia ferroviaria belga SNCB. L’annuncio inglese di voler cedere le proprie partecipazioni é arrivato nell’ottobre del 2014 suscitando le proteste dei sindacati che – spaventati da possibili ripercussioni sui lavoratori – sottolineavano l’inutilità di vendere una società in forte attivo e con un’utenza in continua crescita. La notizia dell’individuazione di un acquirente é arrivata a marzo 2015, con la vendita di azioni per 804 milioni di euro ad un consorzio anglo-canadese. La SNCF ha successivamente negoziato un nuovo piano azionario per assicurarsi il controllo della compagnia.

Le Condizioni della Commissione e le garanzie fornite

Vista l’entità economica dell operazione di acquisizione, si é reso necessario l’intervento della Commissione Europea, che secondo l’articolo 1 del regolamento europeo sulle concentrazioni tra imprese é tenuta a pronunciarsi sulle fusioni e acquisizioni di dimensione comunitaria – vale a dire quando il fatturato totale delle imprese interessate è superiore a 5 miliardi di euro e il fatturato di una delle due imprese nell’ UE è superiore a 250 milioni. Nel caso specifico, la Commissione temeva che il controllo unico di Eurostar da parte di SNCF potesse limitare l’ingresso di possibili concorrenti nel mercato, che sarebbero stati bloccati dalla difficoltà di accedere alle stazioni in Francia e Belgio, alla aree di manuntenzione nei tre paesi interessati ed alle tratte ferroviarie nelle ore di punta. Sono risultati quindi fondamentali ai fini della decisione positiva della Commissione gli impegni presi dalle dai partecipanti all’acquisizione, che hanno promesso di garantire un accesso giusto e non discriminatorio alle aree di servizio, di manutenzione e alle tratte ferroviarie per qualsiasi nuovo entrante nel mercato.

L’operazione di rientro del debito nel Regno Unito

La decisione di vendere la partecipazione britannica in Eurostar si posiziona in un più grande piano di rientro dal debito sostenuto dal governo Cameron, deciso a portare avanti un piano di privatizzazioni da 20 miliardi di sterline entro il 2020. A farsi portavoce dell’operazione è stato il Ministro delle Finanze George Osborne, che ha dichiarato ripetutamente come la vendita di Eurostar potesse togliere un fardello dalle tasche dei contribuenti britannici, permettendo di investire in infrastrutture necessarie per lo sviluppo del Paese. La discussione sulla riduzione del debito ha tuttavia avuto un carattere più politico che meramente economico, diventando uno dei maggiori temi di confronto delle recenti elezioni nel Regno Unito. Anche per questo motivo, l’obiettivo di Cameron era sin dall’inizio concludere la vendita delle partecipazioni ad Eurostar entro la fine della campagna elettorale.

L’operazione è stata tuttavia molto osteggiata e criticata, sia per l’accusa far perdere terreno alle ferrovie britanniche di fronte alla crescente concorrenza di Deutsche Bahn sulle tratte in questione, sia per dimostrare la miopia e lo ‘short-termism’ di Downing Street, più attenta a ‘fare cassa’ nel breve termine per ridurre il debito pubblico che a valorizzare la propria partecipazione ad un azienda in forte crescita –puntando così alla pancia degli elettori, anche per il valore simbolico dell’ Eurostar, simbolo di un Regno Unito collegato ad un europa continentale percepita come sempre più distante.

L' Autore - Riccardo Trobbiani

Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche - Studi Europei presso l’Università di Bologna (Polo di Forlì) nel 2015 e in International Relations (MSc) presso la University of Bristol (UK) nel 2014. Romano, europeista e appassionato di politica europea e geopolitica. Mi interesso attualmente di politiche regionali e di coesione dell’UE alle quali ho dedicato la mia tesi magistrale italiana – incentrata sul tema del lobbying regionale nei confronti delle istituzioni europee – che è stata in parte ricercata e scritta durante un tirocinio di quattro mesi a Bruxelles presso l’ufficio di rappresentanza della Regione Emilia-Romagna. Felice di poter collaborare con Rivista Europae, iniziativa molto interessante in un periodo di grande disinformazione sulle politiche europee in Italia.

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