mercoledì , 21 febbraio 2018
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“One of Us”: iniziativa popolare da record a tutela dell’embrione.

Il 10 aprile, a Bruxelles, il movimento “One for Us, iniziativa popolare nata per bloccare i finanziamenti europei destinati a ricerche scientifiche che possono portare alla distruzione di embrioni umani, ha presentato una petizione sostenuta da quasi due milioni di firme. Un successo che evidenzia l’importanza dell’iniziativa popolare, strumento legislativo introdotto con il Trattato di Lisbona, che permette ai cittadini di poter esprimere il proprio parere sull’attività legislativa dell’UE.

Per porre in essere un’iniziativa popolare è necessario raccogliere almeno un milione di firme, provenienti da almeno 7 dei 28 Stati membri, in aree tematiche di competenza della Commissione Europea, come l’ambiente, l’agricoltura o la sanità pubblica. L’iniziativa può essere presentata al PE durante un’audizione pubblica e in seguito la Commissione, tramite risposta formale, illustra le decisioni con cui intende darle seguito. Nel caso decida di approvarla, ha inizio il normale iter legislativo e la proposta viene vagliata dal PE e dal Consiglio, fino a diventare, eventualmente, atto con valore di legge.

I sostenitori di “One fo Us”, nel caso specifico chiedono, attraverso l’iniziativa popolare, che l’UE adotti decisioni in grado di tutelare effettivamente il diritto alla vita di tutti gli essere umani, sottolineando come l’Unione Europea sia una comunità di valori comuni e principi creati a difesa dei diritti umani, il cui rispetto deve essere quindi alla base di tutte le decisioni. In particolare “One of Us” chiede di integrare alcuni atti legislativi, tra cui il regolamento n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, ovvero il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità Europee.

Nello specifico, l’integrazione dell’articolo 31 sarebbe attuata, nella parte in cui enuncia il cosiddetto principio di coerenza, con questa dicitura: “Nessuno stanziamento di bilancio dovrà essere effettuato in vista del finanziamento di attività che distruggono embrioni umani o che ne presuppongono la distruzione, la crioconservazione o la loro esposizione ad un’alta probabilità di morte come nelle procedure di fecondazione in vitro”.

Altro principio di cui chiede l’integrazione è quello contenuto dall’articolo 16 dell’emendamento alla Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio che istituisce Horizon 2020 – COM(2011) 809, includendo la possibilità di non finanziare progetti di ricerca con alta probabilità di morte degli embrioni. Ultimo l’emendamento al Regolamento (CE) N. 1905/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo, inserendo il non riconoscimento, da parte dell’UE, di ogni forma di aborto e della fecondazione in vitro.

L’iniziativa è supportata da numerosi riferimenti legislativi, primo tra questi l’articolo 2 del TUE che prevede “il rispetto della dignità umana e dell’uguaglianza dei diritti umani”. Rilevante è anche la sentenza della Corte di Giustizia Europea pronunciata il 18 ottobre 2011 sul caso “Brüstle vs Greenpeace”, che ha sancito la non-brevettabilità delle procedure che, per fini commerciali o industriali, prevedono la distruzione di un embrione, considerato meritevole della stessa tutela dell’essere umano. La ratio della sentenza si basa su una interpretazione estensiva della direttiva 98/44 CE che ha per oggetto “la protezione giuridica delle invenzioni biologiche”.

Il presidente francese di “One for us”, Puppinck Patrick Gregor, in una recente intervista, ha spiegato come sia importante per l’UE accettare le richieste di questa iniziativa popolare, “è importante riportare l’uomo al centro dell’universo e difendere la vita umana sin dall’inizio. Il successo di “One for Us” è indice di una visione comune di questo principio, che vede la tutela dell’essere umano come fondamento per giustizia, libertà e pace”. A conferma del grande successo di “One for Us” vi sono i dati statistici, che vedono solo in Italia 631 mila firme raccolte, in Polonia 249mila, a seguire Germania e Spagna. Una iniziativa che quindi dimostra una certa coesione tra cittadini dei vari Paesi Membri, divenuti grazie al nuovo strumento componente attiva e non più soltanto passiva.

Photo: © Renaud Torres, www.flickr.com

L' Autore - Gaia Santori

Laureata in giurisprudenza presso l'università di Roma tre nel Maggio 2013, ho vinto una borsa di studio Erasmus per l'intero anno accademico 2010/2011 presso l'Univerità di Santiago de Compostela. Dall 'Agosto 2013 fino ad ottobre dello stesso anno ho frequentato un corso di perfezionamento dell'inglese giuridico ed economico a Boston. Le mie passioni sono il diritto internazionale,il diritto privato comparato e la geopolitica. Orgogliosa di far parte della redazione di Europae.

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