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Una manifestante alla "Protesta nera" del 3 ottobre 2016 (Flickr, Iga Lubczańska)

Polonia, scongiurate le nuove restrizioni all’aborto

Salta la riforma sull’aborto in Polonia. Ad avere la meglio è stata la “Protesta nera” che lo scorso 3 ottobre ha visto decine di migliaia di donne (ma anche di uomini) scendere nelle strade di Varsavia per chiedere che la norma, già particolarmente restrittiva, non venisse ulteriormente inasprita. “Una lezione di umiltà per noi politici” ha dichiarato Jaroslaw Gowin, ministro di scienza e pubblica istruzione, che ha portato il Parlamento polacco a respingere il disegno di legge.

La legge sull’aborto in Polonia

La Polonia, insieme alla Repubblica Irlandese e all’Irlanda del Nord dove l’aborto è addirittura punito con l’ergastolo, è tra gli Stati europei con la legge più restrittiva sull’aborto. Dal 1993 nel Paese dell’Est Europa è infatti in vigore una legge che consente alle donne di praticare un’interruzione di gravidanza solamente in situazione estreme. In particolare, i casi nei quali è lecito praticare un aborto sono tre: condizione di pericolo per la salute della madre, grave malformazione del feto o concepimento a seguito di uno stupro.

Negli ultimi anni diverse associazioni e organizzazioni non governative polacche hanno sottolineato come tali misure non abbiano in realtà limitato l’interruzione di gravidanze indesiderate, costringendo però i cittadini polacchi ad adottare soluzioni diverse.

L’abisso esistente tra i dati forniti dallo Stato e quelli riportati da alcune organizzazioni femministe danno un’idea, seppur parziale, del fenomeno. I primi parlano di meno di mille aborti legali all’anno, mentre i secondi lanciano un segnale d’allarme sostenendo che le polacche costrette a praticare aborti clandestini, o ad andare all’estero per praticare l’interruzione, sarebbero comprese tra le 100 mila e le 190 mila unità.

La riforma

Il partito conservatore di destra Diritto e Giustizia (Pis) vincitore alle ultime elezioni polacche tenute nell’ottobre 2015, negli scorsi mesi, forte del sostegno della Chiesa cattolica, ha sottoposto al Parlamento un disegno di legge del collettivo “Stop all’aborto” per rendere illegale la pratica e punendo le violazioni con pene fino a cinque anni di reclusione.

Nel corso della campagna elettorale il partito guidato da Jaroslaw Kaczynski aveva infatti promesso nuovi interventi per salvaguardare la famiglia tradizionale. A fine settembre la Dieta di Varsavia ha infatti approvato il disegno di legge con 267 voti  favorevoli rispetto ai 154 contrari.

La “Protesta nera” e il blocco della riforma

La protesta è presto montata tra la popolazione. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il respingimento di una proposta popolare proveniente da un gruppo di attiviste sulla liberalizzazione dell’aborto mentre il Parlamento continuava sulla strada dell’approvazione della legge sul divieto praticamente assoluto. Il 3 ottobre il cosiddetto “sciopero delle donne” ha portato quasi 30mila persone in piazza al grido di “Non si scherza più. Mio il corpo, mia la scelta”. Dall’altra parte la contro-protesta “bianca” sostenuta dalla Chiesa con i favorevoli all’inasprimento della norma al grido di “Non siate indifferenti di fronte all’offensiva del Male! Venite! La preghiera può fermare la barbarie”.

La Czarny Protest alla fine ha avuto la meglio. “Le manifestanti ci hanno fatto riflettere, e ci hanno dato una lezione di umiltà”, ha dichiarato lo stesso giorno il ministro polacco Gowin. Il partito nazional-conservatore ha quindi fatto marcia indietro sul disegno di legge, dichiarando di aver cambiato idea.

L' Autore - Jennifer Murphy

Studentessa trentina laureata in Studi Internazionali e prossimamente in Gestione del territorio e dell’ambiente presso l’Università degli Studi di Trento. La mia tesi sulla diffusione delle tematiche europee nelle scuole superiori della mia Regione mi ha ulteriormente avvicinata all’UE e al modo attraverso il quale raccontarla. Mi piace osservare il mondo per capirlo ed interpretarlo al meglio.

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