giovedì , 16 agosto 2018
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Programma di Stoccolma: fra luci e ombre, si può fare di più

Si è svolta lunedì 24 febbraio la riunione congiunta delle commissioni Giustizia (JURI), Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE) e Affari costituzionali (AFCO) del Parlamento Europeo. All’ordine del giorno, la proposta di risoluzione sulla revisione intermedia del Programma di Stoccolma, presentata dai relatori Carlo Casini (PPE), Luigi Berlinguer (S&D) e Juan Fernando Lopez Aguilar (S&D). La risoluzione andrà in plenaria verosimilmente il 12 marzo.

Il “Programma di Stoccolma – Un’Europa aperta e sicura al servizio e a tutela dei cittadini” è stato adottato dal Consiglio Europeo nel dicembre del 2009. Esso costituisce il terzo documento strategico pluriennale (2010-2014), dopo i Programmi di Tampere e dell’Aia, che ha per obiettivo il rafforzamento dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia dell’Unione. La Commissione ha approvato il 20 aprile 2010 un piano d’azione per l’attuazione del Programma che, soprattutto dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, costituisce uno strumento fondamentale affinché i cittadini europei possano percepire nella quotidianità i vantaggi dell’appartenenza all’Unione.

Il Programma di Stoccolma mira in sintesi al rafforzamento della cittadinanza europea e dei suoi diritti; alla costruzione di uno spazio giuridico europeo attraverso il progressivo avvicinamento della regolamentazione civile e penale dei diversi Stati membri; alla costruzione di un’Europa sicura, grazie alla collaborazione in materia penale e delle forze di polizia dei diversi Paesi contro la criminalità transnazionale; al rafforzamento della gestione integrata delle frontiere; allo sviluppo di una politica migratoria improntata alla solidarietà nei confronti dei migranti e al rispetto delle esigenze dei diversi Stati membri.

Si può fare di più: questo il messaggio congiunto che arriva dalle tre commissioni. Per quanto riguarda la tutela dei diritti, lo stato di attuazione del Programma non risponde agli obiettivi ambiziosi che esso contiene, mentre si sottolinea fortemente la volontà di aderire alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), come strumento di ulteriore tutela per i cittadini.

Sulla cooperazione giudiziaria in materia civile e penale, le commissioni evidenziano l’importanza di procedere ulteriormente nel reciproco riconoscimento di situazioni giuridiche, sentenze e documenti, poiché sono proprio queste misure a favorire la libera circolazione dei cittadini, diminuendone gli inconvenienti legati alla differente regolamentazione presente nei vari Stati. Sono stati fatti dei passi in avanti nel diritto civile sostanziale –ad esempio con l’adozione del regolamento in materia di successioni- ma occorre migliorare le misure riguardanti quello processuale. Altri obiettivi positivi sono stati conseguiti sui diritti processuali nei provvedimenti penali, ma, al contempo, la sospensione delle misure sull’assistenza legale e gli indagati vulnerabili, secondo le commissioni, costituisce una grave mancanza del Consiglio che sembra avere sempre meno ambizione in materia. In generale, le commissioni del Parlamento intendono sottolineare che la formazione di uno spazio di giustizia dell’Unione dovrebbe essere una priorità per tutte le istituzioni e che quindi, esse dovrebbero collaborare strettamente per realizzarlo.

Nel campo della sicurezza interna, si riconoscono dei progressi ma occorre migliorare in alcuni settori quali la criminalità informatica, la protezione delle infrastrutture critiche e la lotta contro la corruzione e riciclaggio di denaro. C’è spazio anche per Schengen, messo a dura prova dal recente referendum svizzero: nel progetto di risoluzione si chiede alla Commissione di svolgere a pieno il proprio ruolo di garante e coordinatore del Trattato e che lo spazio sia allargato a Bulgaria e Romania. Tanto da fare ancore invece nelle materie di asilo e migrazione: secondo le commissioni, poco si è fatto in tema d’immigrazione legale e i principi di solidarietà ed equa ripartizione delle responsabilità fra i paesi nella gestione dei flussi migratori sono stati disattesi.

Per la prossima programmazione, le commissioni rivendicano il ruolo chiave che il Trattato di Lisbona affida al Parlamento, augurandosi che essa sia il risultato di una reale collaborazione fra PE, Consiglio e Commissione. La via indicata è chiara: abbandonare definitivamente l’approccio intergovernativo per dissolvere le ombre che ancora impediscono all’Unione di brillare di luce propria.

In foto il tipico cartello al confine fra due Paesi dell’area Schengen, in questo caso al confine austriaco (Foto: Blue Mars – Wikimedia Commons)

L' Autore - Francesca De Santis

Laureata in Studi Europei presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Roma Tre, ho vissuto per sei mesi a Bruxelles nel quadro del progetto Erasmus. Questa esperienza è stata molto significativa ed ha alimentato ancora di più la mia passione per le questioni europee. Il mio percorso professionale si snoda nel campo della comunicazione: ho fatto diversi stage in Uffici Stampa, in particolare in quello della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Mi piace pensare all’Europa come opportunità per costruire una società più giusta per tutti. Sono molto felice di essere parte di questo meraviglioso progetto chiamato Europae.

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