mercoledì , 21 febbraio 2018
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Quando i semafori diventano pericolosi

Ha suscitato grande scalpore il ministero della Sanità del Regno Unito, raccomandando il via libera all’inserimento sulle etichette degli alimenti di bollini dai colori semaforici per classificare i prodotti come più o meno salutari a seconda della loro concentrazione di grassi, grassi saturi, sale e zuccheri: bollo verde per gli alimenti che si possono consumare in tranquillità, arancione per quelli che va bene mangiare, ma senza esagerare, e rosso per quelli che sarebbe meglio consumare solo alle feste comandate. Si tratta di un tipo di etichettatura ancora volontario, introdotto nel giugno di quest’anno, che tuttavia è stata già adottata da importanti catene della grande distribuzione come Tesco.

In un Paese in cui l’obesità sta diventando una piaga sociale e sempre in crescita, un’azione per arginare questo problema andava sicuramente presa. Qualcosa deve però essere andato storto se, alla fine, a farne le spese è stata proprio la dieta mediterranea. Già, la dieta mediterranea, composta in gran parte da prodotti dell’eccellenza italiana e nominata patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Se il Ministro della Salute del Regno Unito e alcune associazioni dei consumatori hanno salutato questo sistema di etichettatura come una conquista, oltre Manica la notizia non è stata accolta allo stesso modo. Tutt’altro.

Tra gli Stati infuriati vi è certamente l’Italia che, toccata sul vivo, si sta mostrando più che mai compatta nel far guerra a quella che ritiene un’etichettatura semplicistica e fuorviante, che causerà danni alle esportazioni verso il Regno Unito di prodotti di alta qualità che, sebbene non siano stati ritenuti degni del bollino verde inglese, vantano marchio Doc, Dop o Docg come il Parmigiano Reggiano e l’olio d’oliva. Il Ministro Lorenzin aveva incontrato il Vice Ministro della Salute Pubblica Jane Ellison per spiegare l’origine delle rimostranze italiane, ma si è spinta anche oltre, inviando una lettera di reclamo al Commissario Borg affinché questi agisca per fermare il regolamento inglese.

Tuttavia il Commissario, nella conferenza stampa a conclusione del Consiglio EPSCO dedicato al tema della salute lo scorso 9 dicembre, ha spiegato che, trattandosi di un sistema volontario di etichettatura, le istituzioni UE non possono fare molto per fermare l’iniziativa inglese, a meno che non si riesca a dimostrare che non si tratti di una pratica volontaria, che questa sia una forma di discriminazione verso alimenti non nazionali oppure che questo sistema provochi una distorsione del mercato interno. La stessa risposta che aveva ricevuto l’interrogazione scritta alla Commissione presentata dagli europarlamentari De Castro (S&D), Scottà (EFD), Dorfmann (PPE), La Via (PPE), Silvestris (PPE), García Pérez (S&D) e Dantin (PPE).

Ma l’Italia non ha intenzione di fermarsi: non solo ha mostrato compattezza al suo interno, riunendo ministeri ed associazioni sotto la bandiera di una comune battaglia, ma è anche riuscita ad assumere un ruolo di leadership ponendosi alla guida degli altri Stati membri contrari all’etichettatura inglese. All’ultimo Consiglio EPSCO il documento presentato da Italia e Croazia contro i semafori alimentari è stato accolto con favore anche da Cipro, Francia, Grecia, Lettonia, Lussemburgo, Portogallo, Romania, Slovenia, Slovacchia e Spagna, ai quali, nel Consiglio agricoltura successivo, si sono aggiunti Ungheria, Irlanda, Bulgaria, Belgio e Repubblica Ceca.

A Bruxelles si era infatti presentato un Ministro De Girolamo più che mai agguerrito che, interrogato sulla questione, aveva dichiarato: «Sicuramente sarà ampliata la platea degli Stati che faranno parte di questa iniziativa e sono certa che chi rappresenta le istituzioni europee vorrà difendere la maggioranza. In ogni caso non intendo arretrare di un millimetro e farò sentire la voce dell’Italia». Ora all’Italia non resta che sperare che la Commissione decida di agire di fronte ad un’aumentata maggioranza.

Certo, rimane una grande assente dal fronte anti semafori, la Germania. Il Ministro dell’Agricoltura De Girolamo parlando del neo nominato Ministro dell’Agricoltura tedesco, Hans-Peter Friedrich, ha dichiarato: «mi aspetto da lui un appoggio su questo punto dalla Germania. Sarebbe una grande apertura a un’Europa uguale per tutti». Un’Europa uguale per tutti, dove se l’olio d’oliva fa bene all’italiano non si capisce perché debba far male ad un inglese.

(Foto: Wikimedia Commons)

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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