martedì , 14 agosto 2018
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Photo © Gwan Kho - www.flickr.com, 2011

Rapex, l’allarme UE per la sicurezza delle merci

Da tempo l’UE fa della tutela dei consumatori uno dei suoi obiettivi prioritari. La realizzazione del mercato unico ha richiesto anche una maggiore attenzione per la garanzia dei diritti dei cittadini europei, in primis per la loro salute e quindi per la sicurezza dei prodotti. Proprio per questo, con una serie di direttive, l’UE ha stabilito degli standard minimi e comuni di sicurezza: un prodotto è sicuro se non presenta alcun rischio oppure solo rischi ridotti e compatibili con l’impiego. Ha inoltre imposto a fabbricanti e produttori di immettere nel mercato solo prodotti sicuri e agli Stati di monitorare il rispetto di tali obblighi.

Il sistema Rapex

E’ stato anche istituito un sistema di allarme rapido (sistema Rapex) che permette uno scambio veloce di informazioni tra gli Stati membri e la Commissione per limitare o impedire la diffusione di prodotti pericolosi. Ne fanno parte ad oggi 31 Paesi (oltre agli Stati membri dell’UE, anche la Norvegia, l’Islanda e il Lichtenstein) e il suo campo d’azione, seppur molto vasto, non riguarda però il mercato alimentare, farmaceutico e delle apparecchiature mediche.

Rapex funziona così: quando uno Stato membro individua un prodotto che non è sicuro, inserisce una notifica nel sistema di allarme rapido, in modo che tutti gli altri Paesi possano identificarlo e adottare i provvedimenti che ritengono opportuni (divieto o blocco delle vendite, ritiro dal mercato, rifiuto di importazioni).

Il rapporto 2014 sul funzionamento di Rapex

La Commissione Europea ha presentato il rapporto 2014 sui risultati del sistema Rapex. I dati confermano l’efficacia di questo strumento di contrasto: sono stati rimossi dal mercato europeo 2.500 prodotti pericolosi per i consumatori ed emanati 2.755 provvedimenti di ritiro da parte degli Stati. Si è registrato con successo l’aumento sia delle segnalazioni (la Germania rimane il Paese in prima fila per questo tipo di denunce, seguita da Ungheria, Spagna, Francia e Cipro), sia della sensibilità dei consumatori su questo tema (il sito web del sistema Rapex ha avuto circa 2 milioni di visite).

Emerge dal rapporto che i prodotti più a rischio sono i giocattoli, articoli vari per l’infanzia, indumenti, prodotti tessili e della moda, bigiotteria, cosmetici, applicazioni elettriche o ricambi per le auto. Senza scendere nel dettaglio delle sostanze chimiche nocive che contengono queste merci, si evidenziano soprattutto i rischi di soffocamento, irritazioni alla pelle e lesioni di vario tipo. Dalla Cina proviene il 64% di questi prodotti pericolosi ed è per questo che è in atto una collaborazione tra Europa e le autorità cinesi per effettuare dei controlli in loco, e prevenire a monte gli effetti sul mercato interno.

La situazione in Italia

L’Italia ha effettuato circa 40 segnalazioni ed è sceso il numero dei prodotti “made in Italy” non conformi agli standard europei di sicurezza. Ma i problemi sono altri.  Analizzando il fenomeno, si coglie infatti una forte relazione tra immissione nel mercato di prodotti pericolosi per la salute e la contraffazione: chi tarocca un marchio difficilmente presterà attenzione a garantire la sicurezza del prodotto. Contraffazione significa quindi pericolo per la salute di chi compra, ingannato o no, questi prodotti: questo dovrebbe interessare molto l’Italia, tra i primi in Europa per merce contraffatta sequestrata.

Quasi ogni giorno le cronache italiane riportano casi di sequestri della Guardia di Finanza di prodotti taroccati e pericolosi: gli articoli sono sempre gli stessi, cioè giocattoli, cosmetici, bigiotteria, tessuti, nella maggior parte dei casi prodotti da lavoratori clandestini o provenienti da Paesi come Cina, Egitto, Turchia. Ecco che la contraffazione è anche violazione di diritti, non solo quelli del titolare del marchio, ma anche dei lavoratori, spesso immigrati sfruttati.

Il mercato del falso ha un impatto devastante sulla salute ma anche sull’economia: secondo dati del Censis del settembre 2014, se i prodotti contraffatti fossero realizzati e commercializzati sul mercato legale, aumenterebbe la produzione interna e si creerebbero nuovi posti di lavoro regolari. Sembra inoltre che l’attitudine dei consumatori ad acquistare merce contraffatta sia in aumento, anche a causa della persistente crisi economica.

Il rapporto Rapex è un’occasione per riflettere anche su questi aspetti e sul fatto che queste forme di cooperazione tra Stati possono fare molto davanti a fenomeni transazionali che toccano la salute e i diritti di tutti i cittadini europei.

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

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