lunedì , 19 febbraio 2018
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REFIT: il controllo sull’efficacia dei regolamenti

L’Unione Europea è, più degli organi legislativi nazionali, una grande produttrice di norme giuridiche che influiscono sulla vita quotidiana. Le proposte di legge nazionali sono influenzate dai dibattiti europei e viceversa, basti pensare alle proteste spagnole in merito alla restrizione delle pratiche abortive in ambito ospedaliero e la promozione dell’Agenda Estrela al Parlamento Europeo. Tra le fonti dell’ordinamento europeo i cui effetti interessano più da vicino i cittadini, si collocano anche i regolamenti di materie tecniche, direttamente operanti nei Paesi Membri non appena disponibili con traduzione ufficiale.

Esistono poi le direttive che necessitano di trasposizione da parte degli Stati Membri, che scelgono in che modo ottenere il target individuato e voluto dall’UE. In pratica l’autorità azionale ha “carta bianca” sui mezzi da utilizzare per ottenere un risultato, in modo da raggiungere gli obiettivi individuati, ma in armonia con la sua tradizione.

Vale la pena ricordare che l’Italia, campionessa imbattuta di mancata trasposizione delle direttive, ha però elaborato uno strumento molto intelligente, la Legge Europea, che viene approvata alla fine di ogni anno e racchiude tutti i provvedimenti di origine europea dell’anno appena trascorso ancora sprovvisti di regolamentazione. Se chiaro è il metodo con cui le normative europee influiscono sulla vita dei cittadini, molti si interrogano su come sia possibile influire sul processo legislativo europeo. Pochi sanno che, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, la procedura ordinaria, così come disciplinata dall’articolo 289 del Trattato sull’Unione Europea, consente ampi spazi di partecipazione. Per esempio attraverso l’iniziativa di un milione di cittadini, provenienti da almeno un quarto degli Stati Membri.

La stessa Commissione può a sua volta esercitare l’iniziativa e sottoporre la sua proposta (di regolamento, direttiva, decisione) al Parlamento e al Consiglio. E’ il Parlamento che si esprime per primo, per poi sottoporre la proposta, eventualmente emendata, al Consiglio, che la dovrà approvare. Sono date tre possibilità perché l’organo esecutivo e quello rappresentativo trovino un accordo, altrimenti la proposta è definitivamente respinta.

Come si può ben comprendere, questo iter consente di attuare pesi e contrappesi al fine di produrre un atto legislativo completo, ma il tempo impiegato per l’intero processo è stimato in un anno e mezzo, due anni quando la proposta non incontra subito un parere favorevole. Si può dunque avere una regolamentazione europea più rapida, meno costosa in termini di tempo e denaro e più semplice? Secondo la Commissione, tramite le parole del presidente uscente Jose Manuel Barroso, non solo questo è possibile, ma sta già avvenendo: a ottobre 2013 è stato inaugurato il programma REFIT, cioè il programma, curato dalla Commissione, di controllo dell’adeguatezza e dell’efficacia della regolamentazione.

Mercoledì 18 giugno si è svolto un incontro per comunicare i risultati dei primi otto mesi di operatività: per la prima volta nella storia dell’Unione, le istituzioni hanno ritenuto legittimo, oltre che buona prassi, ritirare le proposte pendenti che avrebbero pochissime chance di essere approvate (fino ad ora si stima che ne siano state ritirate 53). Per alcune è cominciato un processo di riesame, volto all’abrogazione della regolamentazione ormai obsoleta, per altre ancora in vigore si sono inaugurati dei controlli detti “fitness checks”, per aumentare l’efficacia e l’efficienza delle normative europee.

L’azione non è però limitata alla buona volontà della Commissione, del Consiglio e del Parlamento. Pure gli Stati Membri devono fare la loro parte, visto che il calo dell’efficienza della normativa europea si verifica nel momento della trasposizione delle normative negli ordinamenti giuridici nazionali: si parla di un terzo degli oneri amministrativi in più causati dal processo di attuazione. Gli Stati non solo hanno il compito di semplificare questa importantissima fase, ma hanno la responsabilità di condurla nel modo meno oneroso possibile, adottando magari alcuni dei suggerimenti della Commissione. La semplificazione ha già riguardato vari campi: trasporti su strada, appalti pubblici e brevetti. I prossimi obiettivi sono una dichiarazione standard sull’IVA, lo smaltimento dei rifiuti e il miglioramento del diritto alimentare.

Photo: © Janet Lindenmuth, www.flickr.com

 

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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