venerdì , 24 novembre 2017
18comix
asilo
© UNHCR Photo Unit

Regolamento di Dublino: verso un cambio di paradigma nelle politiche di asilo?

Il 19 ottobre si è compiuto un passo importante per la riforma del regolamento di Dublino. A seguito di un acceso dibattito iniziato nel marzo scorso, la Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento europeo ha infatti approvato un testo ambizioso, che potrebbe modificare in maniera sostanziale uno degli strumenti più importanti e controversi del sistema europeo comune di asilo.

I punti critici di Dublino

Il sistema di Dublino è stato introdotto nel 1990 con l’obiettivo di fissare i criteri per la determinazione dello Stato responsabile per l’esame di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri delle Comunità Europee. L’ultima riforma risale al 2013 (Regolamento UE n. 604/2013), ma il principio alla base non è cambiato: lo Stato membro di primo ingresso di un richiedente protezione internazionale ha la responsabilità di esaminarne la sua domanda. Tuttavia, a fronte del numero crescente di richiedenti asilo arrivati in Europa in maniera irregolare, questa logica ha creato un’enorme pressione sui Paesi di frontiera e messo a dura prova la reciproca fiducia e la solidarietà alla base dei rapporti tra gli Stati UE.

La proposta di riforma 

Il fallimento di tutte le misure straordinarie adottate per far fronte all’emergenza nei Paesi in prima linea, ha messo in luce la necessità di portare avanti una riforma più profonda del regolamento di Dublino. Tuttavia, la proposta di modifica presentata dalla Commissione europea nel maggio 2016 non ha previsto una modifica sostanziale del regolamento, quanto una sua correzione in caso di afflusso sproporzionato di richiedenti asilo in uno o più Stati membri.

Le richieste di cambiamento delle organizzazioni di difesa del diritto di asilo hanno trovato voce negli emendamenti presentati durante il dibattito in seno alla Commissione LIBE. Il testo finale, approvato con 43 voti a favore e 16 contrari, è infatti frutto di un dibattito a livello politico oltre che delle consultazioni con Stati e ONG portate avanti dalla sua relatrice, l’europarlamentare Cecilia Wikström.

Le principali novità in materia di asilo

La cancellazione del criterio del Paese di primo ingresso è, senza dubbio, la maggiore conquista ottenuta durante il negoziato. Lo Stato di primo arrivo rimane responsabile della registrazione dei richiedenti asilo e della realizzazione di una valutazione iniziale delle domande di protezione. In seguito, i richiedenti asilo verrebbero redistribuiti nel Paese competente, secondo un meccanismo automatico di quote, definite sulla base di criteri oggettivi. Lo Stato di primo ingresso rimane responsabile di esaminare domande aggiuntive solo in caso esse risultino manifestamente infondate rispetto ai criteri per ottenere la protezione internazionale. In tal caso, tutti i costi aggiuntivi sarebbero coperti dall’Unione europea.

Per prevenire i movimenti secondari e incentivare l’integrazione, il testo della Commissione LIBE prevede inoltre che i richiedenti asilo abbiano la possibilità di essere trasferiti in Paesi dove abbiano legami familiari o precedenti esperienze di studio e di lavoro. Anche in caso di assenza di questi “fattori di collegamento”, i richiedenti conservano un certo margine di scelta tra i quattro stati più lontani dal raggiungere la propria quota di ricollocamento.

Altre modifiche positive introdotte dal testo includono il rafforzamento delle garanzie procedurali per i richiedenti protezione e un ampliamento della nozione di famiglia del richiedente, che si estende anche ai figli maggiorenni, i fratelli e le sorelle del richiedente, purché a carico. Nonostante i numerosi passi avanti, il testo è stato approvato in un’ottica di compromesso. Qualora la riforma fosse portata avanti, le quote di ricollocamento previste per i singoli Stati sarebbero raggiunte nel corso di un periodo transitorio di tre anni.

Il futuro del dibattito

Nella plenaria di novembre, il Parlamento Europeo dovrà approvare in maniera formale la decisione della Commissione per le Libertà Civili, ma la vera partita sarà quella che si giocherà nel corso dei negoziati con gli Stati membri. Il Consiglio non ha ancora una posizione comune sulla riforma, ma difficilmente accetterà un meccanismo che prevede la ricollocazione obbligatoria. Nonostante tutto, la proposta della Commissione LIBE ha dato un segnale importante, dimostrando che almeno una tra le istituzioni europee riconosce che quella dell’asilo è una questione che va risolta mettendo in campo la solidarietà prevista dai trattati.

L' Autore - Silvia Carta

Laureata in Scienze Internazionali all'Università di Torino, mi sono trasferita a Padova per specializzarmi in Diritti Umani. Nel frattempo, ho trascorso periodi di studio in Francia e Germania, dove si è rafforzato il mio interesse per le tematiche europee. Sono appassionata di diritto internazionale, asilo e migrazioni. Attualmente, sto lavorando a una tesi di laurea sui canali di accesso legali per i rifugiati nell'Unione Europea. Quando posso faccio ritorno in Sardegna, che ho la fortuna di chiamare casa.

Check Also

maternità surrogata

Maternità surrogata, dalla Francia un primo punto di svolta

In Francia un piccolo passo verso l’apertura alla maternità surrogata è stato compiuto. Il 5 …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *