giovedì , 22 febbraio 2018
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Riciclaggio, illeciti e fuga di capitali: i rischi della banconota da 500 euro

Chi ha, in questo momento, una banconota da 500 euro nel portafoglio? È la stessa domanda che si pone da un po’ di tempo la Banca Centrale Europea (BCE). Il più grosso taglio in circolazione nei 17 Paesi euro è infatti una banconota che c’è, ma non si vede. Allora, tanto vale – forse – ritirarla dalla circolazione. È stato lo stesso vicepresidente portoghese della BCE Vitor Constancio a porre recentemente il problema di fronte al Parlamento Europeo. Un mese fa,  le banconote viola in circolazione in Europa erano 583 milioni, pari ad appena il 3,8% del totale della carta-moneta, ma con un valore di 292 miliardi di euro, ossia circa un terzo di quelli in circolazione.

Il biglietto da 500 euro presenta un notevole rischio di riciclaggio, oltre ad essere particolarmente adatto al finanziamento di organizzazioni criminali e terroristiche. È lo stesso rapporto annuale dell’Unità finanziaria della Banca d’Italia a sostenerlo. Questa caratteristica deriva essenzialmente dall’agilità del trasporto di ingenti quantità di denaro, se si pensa che un milione di euro in carte da 500 pesa poco più di un chilo e mezzo, mentre in biglietti da 100 euro peserebbe circa 10 chili. Per rendere ancor meglio l’idea, 6 milioni di euro entrano facilmente nella sempreverde borsa ventiquattrore.

La conferma che non si tratta di semplici paure infondate arriva anche dalla Serious Organized Crime Agency (SOCA), l’agenzia che gestisce i mandati d’arresto internazionali, la quale sostiene che ben 9 banconote viola su 10 si trovano nei portafogli di evasori fiscali o della criminalità organizzata. Quest’ultima, com’è noto, è la detentrice per antonomasia di liquidità, quella stessa liquidità che in questi anni di crisi economica e credit crunch manca alle imprese del tessuto economico legale. Non sorprende quindi che in Spagna il bigliettone viola sia chiamato “Bin Laden”.

Oltre ad essere particolarmente adatte alle esigenze di tutti coloro che vedono la Guardia di Finanza con il fumo negli occhi, la banconota da 500 euro non è nemmeno molto utilizzata. Ciò dipende, innanzitutto, dal valore elevato di tale biglietto, elemento che induce il consumatore a non utilizzarla come metodo di pagamento quotidiano, anche e soprattutto perché un suo eventuale smarrimento rientra nell’orizzonte degli avvenimenti più nefasti. Per pagamenti di una certa portata esiste una valida concorrente: la moneta elettronica. Nemmeno i falsari risultano essere particolari fautori della massima banconota europea, se è vero che rappresenta solo lo 0,04% dei pezzi falsi scovati in Europa.

Esiste poi, in Italia, un altro motivo che spiega l’introvabilità del taglio da 500 euro, ossia la sua distribuzione geografica. Infatti, secondo un rapporto della Fondazione ICSA (Intelligence Culture and Strategic Analysis) e della Guardia di Finanza, l’80% dei biglietti viola circola nelle zone tipiche di import-export di capitali del Bel Paese, ovvero il confine italo-svizzero, la provincia di Forlì (che confina con la Repubblica di San Marino) e il Triveneto.

Non è certo un caso che il Regno Unito abbia deciso dal 2010 di metterle al bando vietando a banche e cambiavalute di rivenderli, anche perché a Londra non si va oltre la banconota da 50 sterline. Non è un caso nemmeno che, nel mondo, solo la Svizzera adotti un taglio di valore più elevato dei 500 euro, così come che negli Stati Uniti dal 1946 non siano più stampati biglietti verdi sopra i 100 dollari e che 33 anni più tardi il presidente Richard Nixon abbia ritirato tutti i tagli più grandi in circolazione.

Sembra tuttavia che il momento di pensionare le nostre ingombranti banconote viola non sia ancora arrivato. Nella nuova serie di banconote presentata dal Presidente della BCE Mario Draghi nel novembre scorso, i 500 euro sono ancora presenti. La nuova “Serie Europa” renderà la vita del falsari molto più complicata, poiché prevede sofisticati sistemi di sicurezza: fibra più rigida, più elementi di calcografia in rilievo e la principessa fenicia Europa in controluce. Basteranno questi accorgimenti? Lo scopriremo dal 2 maggio prossimo, giorno in cui entrerà ufficialmente in circolazione la prima delle banconote della nuova serie, quella da 5 euro.

In Italia, però, possiamo già essere ragionevolmente certi che ciò non basterà per fermare il riciclo di denaro. Servono misure appropriate. Alcune sono già state predisposte: dal  gennaio 2014, ad esempio, prenderà il via una serie di controlli sistematici su tutti coloro che preleveranno, depositeranno o pagheranno utilizzando pezzi da 500 o 200 euro per importi superiori ai 2.500 euro. Questa è una misura che scontenterà sicuramente gli operatori del Triveneto, del confine svizzero e della Provincia di Forlì, oltre che i proprietari dei casinò o dei negozi di via Montenapoleone a Milano, ma che non sarà certo risolutiva. Forse converrebbe agire sull’ontologica diffidenza che gli italiani mostrano verso i sistemi di pagamento elettronici. Anche questo è uno spread tangibile che ci separa dal Nord Europa.

L' Autore - Simone Belladonna

Laureato in Scienze Internazionali-Studi Europei e alla Scuola di Studi Superiori di Torino, da sempre appassionato di politica e storia. Ho studiato in Svezia presso la Linnaeus University, faccio parte del consiglio di redazione di Rivista Europae e a marzo 2015 ho pubblicato con l'editrice Neri Pozza il mio primo saggio “Gas in Etiopia”, sui silenzi e le rimozioni del passato coloniale italiano, specialmente per quel che riguarda l'estensivo uso dei gas sulle popolazioni etiopiche. Fortemente convinto che «l'incomprensione del presente nasce inevitabilmente dall'ignoranza del passato».

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8 comments

  1. Simone Belladonna

    Caro Marcello Ippoliotti,

    Grazie per l’attenzione dimostrata e per il contributo. Lei mi accusa di non aver scritto quel che Lei ha in mente, tuttavia, mi dispiace non sono ancora in grado di farlo. Quel che posso fare e risponderLe punto per punto.
    Innanzitutto la Comunità Europea non esiste più già da un po’ (precisamente dal il Trattato di Maastricht firmato il 7 febbraio 1992 ed entrato in vigore il 1° novembre 1993), quindi probabilmente si riferiva all’Unione Europea.
    Poi, io non ho redatto una classifica dei peggiori riciclatori di denaro, mi sono limitato a dire che la banconota da 500 euro è particolarmente indicata per tale attività. Per sostenere questa tesi – come ha avuto modo di leggere – ho citato diverse fonti tra cui l’Unità finanziaria della Banca d’Italia, la Fondazione ICSA e la Guardia di Finanza. Perciò, al contrario del Suo contributo, il mio possiede degli appigli documentali.
    Infine, che la moneta elettronica non risolva il problema, lo dice Lei, in antitesi alla mia proposta. Se ne può discutere. So che non è sufficiente, nel pezzo parlo infatti di “misure appropriate”. Lei però si spinge oltre dicendo che avrebbe “un costo enorme sulle spalle del cittadino”: può darsi, ma esula totalmente dal tema del mio articolo.

    Il punto è: aboliamo o no la banconota da 500 euro? Lei però parla di tutt’altro, e ciò Le dà pure il diritto di sentenziare sulla professionalità di chi scrive su questa rivista che, come NON ha notato, non ha lo scopo di difendere la famigerata “usura bancaria” (che evidentemente assorbe totalmente i suoi pensieri) ma quello di creare uno spazio d’informazione accurato nel quale si discuta temi legati all’Europa. In un contesto tale i suoi commenti sono i benvenuti, e sarebbero certo più graditi e costruttivi se fossero più moderati e rispettosi del lavoro non solo di chi scrive (per passione) ma anche di chi raccoglie le deliziose mele di Trento.

    Grazie e con stima pari alla sua per i miei emeriti colleghi,
    Simone

    • caro (inteso come poco economico) articolista, distogliere le attenzioni dalla tenzone in puro stile arthur schopenahuer non le servirà a molto: lei ha parlato di abolizione della banconota da 500€ per questioni inerenti al riciclaggio; ora, su 125 miliardi l’anno di evasione stimata e conseguente riciclaggio, ben 104 miliardi sono ad appannaggio di banche e multinazionali, le quali, come ho precisato nel mio primo commento, non utilizzano certo le banconote per tali manovre. I 21 miliardi rimanenti (che non sono comunque di poco conto), sono invece le somme evase dai ladri di galline, di cui ben poche finiscono nel circuito del riciclaggio, in quanto comunque nella maggior parte dei casi si tratta di piccole somme. di conseguenza checchè possano dirne la banca d’italia (che di italiano ha solo il nome, in quanto il 67% appartiene mediante contrallate all’usuraio per eccellenza rothschild [il minuscolo non è casuale]), la guardia di finanza [che negli ultimi 20 anni ha recuperato da banche e multinazionali una cifra pari a zero] e infine, la fondazione icsa fondata e controllata da politici massoni del pd ( evidenzio la loro appartenenza al pd, ergo il partito nel cui sito c’è lo sponsor goldman sach, il partito che si è mangiato i soldi del monte dei paschi di siena e della manovra finanziaria imu) e al soldo della nato e quindi esattamente gli ultimi ad avere credibilità quando aprono la bocca. Detto ciò, ribadisco, articoli come il suo hanno il solo scopo di promuovere l’usura bancaria, usura che costa al cittadino italiano oltre 2000 miliardi l’anno (spero non debba spiegarle come funziona il signoraggio) spero inconsapevolmente, ma ho i miei motivati dubbi a pensare il contrario.
      rinnovo la non stima,
      M.I.

      • Simone Belladonna

        Tutti i dati che Lei gentilmente mi fornisce non hanno alcun appoggio documentale. In sintesi: tutto questo lo dice Lei. Mi può indicare le fonti da cui trae cotanti dati?
        Mi dice che nel fenomeno del riciclaggio non esiste la fetta della criminalità organizzata, solo banche e multinazionali e “ladri di galline”? Dove trova quelle notizie sulla Banca d’Italia? (Sul fatto che vada fatto molto di più per recuperare l’evasione dei ricchi/potenti mi trova d’accordissimo).
        In ogni caso il focus è sempre la banconota da 500, non il riciclaggio di per sè, di cui non sono informato quanto Lei a quanto vedo.
        Per quanto riguarda il signoraggio, ne abbiamo già parlato proprio su questa rivista e mi permetto di citare il link: http://www.rivistaeuropae.eu/economia/signoraggio-sfatare-i-miti-complottisti/

        L’articolo non ha uno scopo, se non quello di informare e dare spunti di discussione.

        Grazie,
        Simone

      • Antonio Scarazzini

        Marcello, (neanche caro perché solitamente non uso pesare in denaro le persone come fossero pregiate mele trentine)

        le risposte di Simone testimoniano la professionalità con cui lavora e non necessitano certo di una mia difesa.

        La invito, tuttavia, a condividere con noi le sue fonti, affinché ciò che lei ritiene uno sforzo di disinformazione possa diventare un servizio di pubblica utilità.

        Un sentito ringraziamento,
        Antonio

        ps. tra le succitate fonti, ci interessano particolarmente anche i metri di valutazione sull’economicità o meno di noi redattori (lei capirà, anche noi “cari” dobbiamo poter adeguare le richieste salariali) sulle ragioni dei “dubbi motivati”.

    • ma non capite che è la nostra Libertà che stiamo sacrificando? a poco a poco queste misure ci stanno portando verso un percorso recintato sempre più stretto, con il potere costituito che con le sue impossibili tasse ci costringe alla scelta di lavorare come schiavi anche per chi mangia sulle nostre spalle oppure come si vede sempre più, a farci una bella passeggiata il sabato, la domenica e forse anche altri giorni, tutto in barba all’efficenza e alla professionalità che a volte ha bisogno di persone che lavorino più delle altre, ma che siano adeguatamente e proporzionalmente ricompensate. se no rinunciamo alle nostre prerogative culturali e professionali e ce n’andiamo all’estero. dalla Libertà possono nascere momentanee distorsioni, ma poi si aggiusta tutto e cmq si può sempre passare a sistemi migliori. ma se perdiamo Essa sempre più e siamo sempre più incanalati in recinti sempre più stretti saremo carne da macello per il regime del momento. facciamo una bella banconota da 1000 euro piuttosto ed eliminiamo queste cavolo di monetine “tedesche” da 1 centesimo, eventualmente. non solo conserviamo, ma prendiamoci tutte le possibili Libertà che possiamo, per una vita varia. la grandezza dell’italia non l’hanno fatta gl’impiegatucci da 6.40 al giorno, ma gente che ne lavorava almeno il doppio, che ne riceveva i giusti compensi. che adesso un esercito di burocrati ci vuole togliere ed estirpare le ultime capacità che ci sono rimaste. e ci sarebbe ancora molto da dire. solo un’ultima cosa, VIVA LA LIBERTà

    • non va eliminata la banconota da 500 euro anzi ne andrebbe emessa una da 1000 euro….
      cercate di usare il cervello che mi sembra un optional per tanta gente voi compresi

      • Antonio Scarazzini

        Grazie Andrea, come ci insegna il tuo commento, usare il cervello è sempre un’ottima attività.

        Cordialmente,
        Antonio

  2. francamente l’articolista è -a parer mio- l’ennesimo caso di braccia rubate all’agricoltura.
    per cominciare i più grandi riciclatori (oltre che evasori) di denaro sono le banche e le multinazionali e non utilizzano certo il contante per i loro sporchi traffici, anzi, hanno il beneplacito della comunità (sich) europea, quello che prospetta l’articolista non è altro che l’ennesima caccia ai ladri di galline, tanto per gettare ulteriore fumo negli occhi sul popolo bue.
    l’utilizzo della moneta elettronica non solo NON risolve il problema, ma ha un costo enorme sulle spalle del cittadino: infatti non è assolutamente vero che tale utilizzo sia gratuito, in quanto, apparentemente agli acquirenti che utilizzano moneta elettronica non viene posto alcun addebito extra, in realtà gli esercenti, tutti, pagano le banche o le agenzie una percentuale variabile dal 2 al 5% sugli importi che vengono loro accreditati mediante tale sistema, per cui, a meno che un commerciante non sia del tutto idiota, terrà conto della cosa nel momento in cui mette i prezzi ai prodotti che vende.
    caro articolista, tu e tutti i tuoi emeriti colleghi incompetenti, dovete piantarla di promuovere e favorire l’usura bancaria, a trento cercano lavoranti stagionali per la raccolta delle mele, è un lavoro altrettanto dignitoso e molto ben remunerato, e sopratutto è locato ove non possiate fare ulteriori danni disinformativi.
    cordialmente ma senza stima alcuna,
    Marcello Ippoliotti

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