lunedì , 19 febbraio 2018
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Riforma del settore bancario, il jolly di Michel Barnier

Chi pensava ad una Commissione Europea già sonnecchiante, in vista del cambio della guardia che seguirà alle elezioni di maggio, dovrà ricredersi: dalle stanze della DG Mercato Interno irrompe in scena la proposta di nuovi regolamenti per una “riforma strutturale del sistema bancario europeo”. Le normative presentate mercoledì dal Commissario per il mercato interno Michel Barnier completano il percorso di riforma del sistema finanziario intrapreso dall’UE nel 2010: l’unione bancaria, la direttiva CRD IV per i nuovi requisiti di capitale e quella BRRD per disciplinare i salvataggi.

La riforma proposta ricalca le linee guida del rapporto Liikanen: frutto del lavoro del team di esperti guidati dal governatore della banca centrale finlandese tra il novembre 2011 e l’ottobre 2012, il documento insisteva sulla necessità di separare le attività di trading più rischiose da quelle di retail banking, cioè di concessioni di prestiti e liquidità sulla base dei depositi raccolti. A cadere sotto la scure del rapporto Liikanen e, oggi, dei nuovi regolamenti della Commissione, sono in particolare le attività di proprietary trading, investimenti per sola rendita interna senza ricadute sulla clientela, di cui viene proposta l’abolizione. 

Per mettere al sicuro i risparmi privati da cartolarizzazioni estreme e investimenti in derivati complessi, si prevede ora la possibilità, per gli enti supervisori, di richiedere la separazione delle attività più rischiose, sganciando dal settore retail delle controllate su cui far confluire gli asset potenzialmente rischiosi. Rientrano tra questi le cosiddette securities financing transactions (SFTs), operazioni di finanziamento tramite titoli, che consentono di cedere o acquistare titoli in cambio di liquidità (repo) o di garanzie (collaterali), spingendosi sino alla riemissione degli stessi collaterali all’interno di altri strumenti finanziari. Operazioni che hanno fatto tremare Wall Street e viaggiano al limite del mercato ombra, il famigerato shadow banking su cui la stessa Commissione in settembre aveva proposto un sonoro giro di vite e per cui le normative presentate mercoledì prevedono un’ulteriore stretta, in termini di trasparenza dei rapporti fra le parti contraenti e dello stato di solidità delle stesse.

L’azione della Commissione Europea giunge a circa un mese dall’approvazione da parte del Congresso degli Stati Uniti della cosiddetta “Volcker Rule”, dal nome dell’ex governatore della Fed che la propose, che inserisce nel sistema bancario statunitense il divieto di proprietary trading e la separazione dal retail, ma è differente lo spettro d’azione: l’obiettivo dichiarato del commissario Barnier sono gli istituti sistemici, con asset superiori ai 30 miliardi o attività di trading superiori al 10% degli attivi.

Too big to fail, too costly to save, too complex to resolve: troppo grandi per fallire, troppo costosi e complessi da salvare, i 30 colossi finanziari europei che verrebbero interessati dalle nuove norme coprono da soli più della metà degli asset di tutte le banche europee (23 trilioni di euro su 45), rendendo catastrofica qualsiasi prospettiva di fallimento. Cullate per anni nella certezza del salvataggio pubblico, le grandi banche – afferma Barnier – non hanno badato all’azzardo morale imbarcandosi in rischiose attività di trading, altrimenti sconosciute all’universo di piccoli e medi istituti dediti al credito all’economia reale, giovandosi per di più di un costo ridotto nella raccolta di capitale, un sussidio implicito da 150 miliardi di euro tra il 2011 e il 2012, e drenando quasi 1600 miliardi dalle tasche dei cittadini.

La nuova offensiva di Barnier rivitalizza anche la sua corsa al ruolo di candidato PPE alla successione di Manuel Barroso: l’ex Ministro della Repubblica francese si è distinto nel corso della crisi quale più strenuo sostenitore di un ruolo attivo delle istituzioni comunitarie in una governance economica efficace nel riportare all’ordine il sistema finanziario e sgravarne i costi dalle spalle dei contribuenti. Il progetto originale di unione bancaria è stato in gran parte svilito dall’accordo al ribasso chiuso in dicembre sull’entità del meccanismo di risoluzione  con la Commissione fuori dal board decisionale, come invece auspicato da Barnier – ma i nuovi regolamenti, attivi dal 2017 per il  proprietary trading e dal 2018 per le SFTs, fungono da potente arma preventiva affinché lo striminzito fondo da 55 miliardi non debba prima o poi mostrare tutte le sue lacune.

In foto, il commissario Barnier alla conferenza stampa di mercoledì per la presentazione dei nuovi regolamenti (© European Commission – 2013)

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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