Photo © Western Sahara, 2004, www.flickr.com
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Sahara Occidentale: l’UE rivedrà accordi col Marocco

“La decisione del Consiglio riguardante la conclusione dell’accordo tra l’UE ed il Regno del Marocco relativo alle misure reciproche di liberalizzazione in materia di prodotti agricoli e pesca […] è annullata nella parte in cui prevede l’applicazione del predetto accordo al Sahara occidentale”.

Questo il dispositivo della sentenza con cui la CGUE ha accolto un ricorso intentato dal Fronte Polisario. L’avversità del ricorrente nei confronti dell’accordo commerciale è legata a stretta giro alla precarietà politica che da decenni affligge il territorio del Sahara occidentale.

Il Sahara Occidentale

Ultimo “superstite” africano della lista dei “territori non autonomi” soggetti alla supervisione della Nazioni Unite, il Sahara occidentale era in origine un territorio coloniale spagnolo. Negli anni ’70 la Corte Internazionale di Giustizia escluse che tale territorio potesse definirsi una terra nullius o che su di esso potessero vantare dei diritti altri Stati terzi. Decretò inoltre la necessità di procedere alla sua definitiva decolonizzazione a favore di un processo di autodeterminazione del popolo sahrawi.

Incuranti del parere della Corte, il Marocco e la Mauritania si divisero de facto il suddetto territorio finché la seconda lasciò da solo il Marocco a contrastare il movimento di liberazione denominato Fronte Polisario. Solo nel 1991 l’ONU è riuscito ad ottenere il cessate il fuoco sul Sahara Occidentale, che da allora è diviso da un muro di oltre 2000 km in parte occupata dal Marocco e in parte liberata. Lo stesso anno una risoluzione dell’ONU ha autorizzato la missione MINURSO per organizzare un referendum, mai indetto.

Il Sahara Occidentale e l’UE

La Repubblica Democratica Araba del Sahrawi, istituita dal Fronte Polisario, è riconosciuta da più di 80 Stati e le istanze di autodeterminazione del suo popolo sono supportate anche dall’ONU e dall’UE. Invero, col deposito del ricorso, il Fronte ha dubitato del sostegno dell’UE proprio a causa della conclusione dell’accordo commerciale con il Marocco del 2012, con il quale venivano ridotti o eliminati i dazi su alcuni prodotti. Il Marocco è un buon partner commerciale dell’UE e gode soprattutto del favore della Francia, che è il principale mercato di vendita del pomodoro da tavola marocchino.

Con la sentenza del 10 dicembre 2015, la CGUE non solo ha riconosciuto la legittimazione ad agire del Fronte ma ha anche ritenuto fondate le sue doglianze, evidenziando la necessità di interpellare la popolazione sahrawi, e non il Marocco, qualora si vogliano commerciare le sue merci. Nei 251 punti della decisione, la Corte ha analizzato le violazioni dei diritti di libertà, autodeterminazione, proprietà, spostamento, che sarebbero indirettamente legittimate dall’UE con la conclusione di un accordo che di fatto consente al Marocco di sfruttare economicamente quelle zone.

I diritti violati

L’impegno alla promozione dei diritti fondamentali da parte dell’UE nel resto del mondo (artt. 2 e 3 TUE) appare incongruente con l’annullamento della personalità e delle potenzialità economiche del Sahara occidentale nonché col diritto internazionale. La Corte ha specificato che la conclusione di un accordo commerciale non è valsa a riconoscere le rivendicazioni marocchine sul territorio conteso. Ciò posto, se è vero che le istituzioni dell’UE dispongono di un grande potere di apprezzamento circa la conclusione di un accordo, è altrettanto vero che questo non può tradursi in un errore manifesto di valutazione di tutte le sue componenti.

La Corte ha ritenuto che il Consiglio dell’UE non abbia preso in considerazione il fatto che l’accordo avrebbe trovato applicazione anche su di un territorio conteso. Sebbene non sussista alcun divieto di concludere patti che investano zone contese, i diritti fondamentali delle popolazioni non possono essere immolati alle ragioni economiche dell’accordo. In questo caso il rischio di sfruttamento è alto, tanto più che il Marocco non ha mai riconosciuto il primato degli interessi di un territorio che continua erroneamente a considerare di sua proprietà.

Il Marocco ha minacciato ripercussioni sugli accordi presenti e futuri con l’UE, tanto che c’è chi sta valutando la possibilità di impugnare la sentenza, vista l’importanza commerciale del Marocco, che nel 2012 salutava l’accordo con la liberazione dei prodotti industriali europei dai dazi di importazione. La speranza è che le ragioni economiche dei sostenitori di un simile accordo, che peraltro appare svantaggioso per tanti altri operatori del settore agroalimentare del sud Europa, non prevalgano sul diritto di autodeterminazione di un popolo sino ad ora soltanto ammaliato dal sogno dell’indipendenza e della libertà, senza che tale aspirazione si sia mai tramutata in realtà.

L' Autore - Angelica Petronella

Pugliese di nascita, cittadina del mondo per vocazione. Laureata in Giurisprudenza e successivamente diplomata SSPL presso l'Università degli studi di Bari con due tesi di diritto internazionale. Ancora fiduciosa nella giustizia, coltivo il sogno di poter un giorno giudicare anziché difendere.

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