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Salmonella: la Corte di Giustizia UE sanziona i venditori al dettaglio

L’analisi delle sentenze della Corte di Giustizia dell’UE lascia molto spesso il lettore con emozioni contrastanti. Ci si aspetterebbe la trattazione solo di casi importanti e che vedono coinvolti, magari, imputati illustri. Invece no: i fatti da cui si origina la causa molto spesso riguardano la vita quotidiana, questioni che sembrerebbero, a una lettura superficiale, assolutamente trascurabili. Eppure, in ognuna di queste il punto di diritto viene enucleato sapientemente dai giudici, divenendo principio, regola direttamente applicabile. Le ricadute nell’economia, nello stile di vita e sulle tradizioni giuridiche degli Stati membri sono rilevanti.  L’articolo 267 TFUE, mediante il quale si esercita il rinvio pregiudiziale è davvero la pietra angolare dell’integrazione giuridica ed economica europea.

I risvolti di una delle ultime sentenze trattate dalla Corte daranno sicuramente più tutele ai consumatori: la signora Reindl, austriaca, dirige una filiale della società MPREIS, attiva nel commercio al dettaglio di prodotti alimentari. La titolare della filiale é responsabile  del rispetto delle norme concernenti il settore alimentare. Nel marzo 2012, nel corso di un controllo sui prodotti, si rinviene una contaminazione di Salmonella Thyphimurium (salmonella), effettuando un test su un petto di tacchino fresco sottovuoto.

L’ente preposto al controllo, la Bezirkshauptmannschaft di Innsbruck, avvia dunque un procedimento penale nei confronti della Reindl, dato che, colposamente,  non ha rispettato la soglia consentita per il batterio della salmonella indicata nell’allegato I del regolamento 2073/2005. In virtù di questo fatto, la si condanna a pagare una pena pecuniaria ai sensi della legge austriaca federale sui requisiti di sicurezza e sugli altri requisiti in materia di alimenti,  beni di consumo e prodotti cosmetici a tutela delle consumatrici e dei consumatori ( la LMSVG).

La signora non si rassegna e decide di impugnare il provvedimento sanzionatorio davanti alla sezione amministrativa indipendente del Tirolo.  La Reindl infatti è convinta di non meritare la sanzione sulla  base non solo del regolamento sopra citato, ma anche del regolamento 178/2002 e 2160/2003: tutti questi atti dell’UE hanno in comune l’introduzione di regole rigide al fine di assicurare la sicurezza degli alimenti. Tuttavia, l’articolo 1 del regolamento 2073/2005 non é preciso:  questo si applica agli operatori alimentari nella fase di distribuzione, ma Reindl si occupa solo della vendita al dettaglio e quindi ritiene di esser stata ingiustamente sanzionata.

Il giudice dunque effettua un rinvio pregiudiziale e la risposta della Corte è veramente tranchante: oltre alla distribuzione, anche la fase della vendita al dettaglio è ricompresa dall’articolo 1 del regolamento 2073/2005 e quindi la signora Reindl aveva il dovere di rispettare il criterio microbiologico previsto dall’allegato . Infine, visto che il regolamento non contiene norme sul regime di responsabilità degli operatori interessati, è compito delle legislazioni nazionali stabilire sanzioni che siano efficaci e dissuasive come appunto la legislazione austriaca nel caso concreto. Si scorgono dunque nuovi orizzonti per quanto riguarda la tutela del consumatore.

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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