domenica , 18 febbraio 2018
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Šefčovič e l’iniziativa dei cittadini: “un nuovo strumento di democrazia diretta”

Lunedì 16 Dicembre la commissione Affari Costituzionali ha affrontato insieme a Maroš Šefčovič, Vice-presidente della Commissione Europea, il tema dell’iniziativa dei cittadini, con l’obiettivo di renderla più agevole e di verificare se possano esserci miglioramenti procedurali da apportare a questo strumento di natura innovativa. L’iniziativa dei cittadini è un invito rivolto direttamente, da comuni cittadini, alla Commissione Europea affinché si faccia promotrice di un atto legislativo, su questioni per le quali l’Unione Europea ha la competenza di legiferare.

È richiesto che almeno un milione di cittadini, appartenenti ad almeno sette dei 28 Stati membri, sostengano l’iniziativa e che da ognuno dei sette provenga un numero minimo di firme, calcolato in modo variabile: per l’Italia, ad esempio, devono essere 54.750. Possono promuovere un’iniziativa tutti i cittadini di un Paese che abbiano raggiunto l’età per votare alle elezioni europee, quindi 18 anni in tutti i Paesi, ad eccezione dell’Austria, dove ne sono sufficienti 16. Per dare sostegno all’iniziativa è necessario compilare un apposito modulo di dichiarazione, messo a disposizione dagli organizzatori, su carta oppure online.

La procedura segue un iter ben definito: dopo la costituzione di un comitato di cittadini riuniti attorno ad un’idea, gli organizzatori devono chiedere la registrazione dell’iniziativa, che avviene entro due mesi. In secondo luogo, se gli organizzatori decidono di raccogliere le dichiarazioni di sostegno per via elettronica, è obbligatoria la certificazione del sistema di raccolta, entro un mese. Per la raccolta delle dichiarazioni di sostegno, sia cartacee che online, gli organizzatori hanno a disposizione 12 mesi, trascorsi i quali devono chiedere alle autorità nazionali competenti degli Stati membri in cui le dichiarazioni sono state raccolte, di certificare il numero delle dichiarazioni di sostegno valide. Il tutto deve avvenire entro tre mesi.

In seguito è possibile presentare l’iniziativa alla Commissione, accompagnata da informazioni sul valore del sostegno e dei finanziamenti ricevuti per l’iniziativa. Nei tre mesi successivi alla presentazione, gli organizzatori espongono la loro iniziativa in un’audizione pubblica presso il Parlamento Europeo e la Commissione illustra le azioni che intende proporre nei confronti dell’iniziativa e le motivazioni per agire o meno nella direzione proposta.

Šefčovič ha ricordato come, dopo un inizio difficile e piuttosto lento, il diritto d’iniziativa, che lui stesso ha definito “strumento transnazionale di democrazia diretta”, sia diventato funzionante e operativo. Fino ad ora la Commissione ha registrato 21 iniziative, 10 delle quali hanno già completato il periodo di raccolta, 2 sono state ritirate dagli organizzatori e 9 sono in corso di esame. Le iniziative interessano diverse questioni, da quelle ambientali all’istruzione, dai mezzi d’informazione al diritto dei cittadini e dei consumatori. Questioni che i cittadini, entusiasti ed impegnati nei confronti dei nuovi diritti, hanno a cuore, e questo, secondo Šefčovič, è un elemento positivo.

Le iniziative hanno ottenuto più di 5 milioni di firmatari, 5 milioni di cittadini che hanno sostenuto una di queste iniziative. Šefčovič sostiene che i cittadini si abitueranno a utilizzare sempre di più questo strumento, in particolare se si tratterà di questioni che sentono vicine, su cui vorrebbero far sentire la propria voce. La Commissione, da parte sua, si impegna a garantire che i cittadini possano utilizzare pienamente questo diritto. La pagina web dedicata al Diritto d’Iniziativa dei Cittadini funge infatti non soltanto da fonte d’informazione sulle diverse iniziative, ma costituisce anche “un’interfaccia tra la Commissione e gli organizzatori, che possono aggiungere diverse versioni linguistiche alle iniziative, allegare le fonti, presentare interrogazioni ai servizi della Commissione”.

Questo sito è anche strumento di comunicazione, un nesso tra gli organizzatori, i servizi di comunicazione e la Commissione. Šefčovič non ha dimenticato di evidenziare che durante il 2013, anno europeo dei cittadini, è stato possibile rendere questo nuovo strumento democratico più noto al pubblico. Tutti gli eventi legati all’anno europeo dei cittadini sono stati usati anche per sensibilizzare su questo nuovo diritto, che dà loro la possibilità di essere davvero partecipi e che può migliorare la comunicazione tra cittadini ed istituzioni europee. Un elemento importante, soprattutto in vista delle imminenti elezioni europee.

Nell’immagine il Commissario Maroš Šefčovič, qui durante il “Balanced Workplace” Label insieme ad alcuni membri dello staff della Commissione Europea in rappresentanza delle loro Direzioni Generali (photo: European Commission, Media Gallery)

L' Autore - Federica D'Errico

Laureata triennale in Studi Internazionali, amo Torino tanto che ho deciso di dedicarle la mia tesi di laurea dal titolo "Città e relazioni internazionali: il caso di Torino". Appassionata di tutto ciò che riguarda l'arte e la letteratura, curiosa ed attenta all'attualità nazionale ed estera, sono una studentessa del Corso Magistrale in Comunicazione Pubblica e Politica presso l'Università di Torino. Mi piace definire l'Europa il luogo delle opportunità.

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