giovedì , 16 agosto 2018
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procedura d'infrazione
Photo © European Commission, 2015

Servizi, avviata procedura d’infrazione contro sei Paesi

L’Italia non c’entra, per una volta. Nel suo pacchetto di infrazioni di giugno, la Commissione Europea ha deciso di avviare azioni legali nei confronti di sei Stati membri per mancato rispetto della direttiva sui servizi.

Mancato adempimento della direttiva sui servizi

Lo scorso 18 giugno, La Commissione ha avviato la procedura di infrazione contro Austria, Cipro, Germania, Malta, Polonia e Spagna, motivando così la decisone: le leggi nazionali dei sei Stati in questione comprendono una serie di ostacoli “eccessivi e ingiustificati” nel settore dei servizi professionali, che appaiono in contrasto con la direttiva relativa ai servizi nel mercato interno. La direttiva servizi del 2006 mira a facilitare la libertà di stabilimento dei fornitori di servizi all’interno dell’UE e ad agevolare la prestazione di servizi tra uno Stato e l’altro, permettendo così al mercato europeo dei servizi di raggiungere il suo pieno potenziale.

Nello specifico, Bruxelles ritiene che la presenza di prescrizioni eccessivamente onerose in materia di partecipazione azionaria delle società ostacoli sensibilmente la fornitura transfrontaliera di servizi in questi sei Paesi, oltre che la possibilità – per molte società di servizi – di aprire una seconda sede. Inoltre, l’esistenza di tariffe minime obbligatorie ha come unico effetto quello di danneggiare i consumatori.

Con una lettera di costituzione in mora, la Commissione chiede quindi a questi sei Paesi di adattare le proprie norme in materia di partecipazione azionaria e divieto di costituire pratiche multidisciplinari (che interessa, ad esempio, chi svolge la professione di architetto o ingegnere in Austria) e di abolire le tariffe minime obbligatorie (di cui beneficiano, ad esempio, architetti, ingegneri e commercialisti tedeschi). Bruxelles ha espresso inoltre le proprie riserve nei confronti di alcune norme spagnole che separano nettamente le attività del procurador da quelle dell’avvocato.

Come funziona la procedura di infrazione

La lettera di costituzione in mora equivale a una formale richiesta di informazioni da parte della Commissione e rappresenta il primo passo della procedura di infrazione. Una volta ricevuta la lettera, i governi dei Paesi colti in fallo hanno due mesi per presentare le proprie osservazioni. Se le informazioni ricevute non sono soddisfacenti, la Commissione può poi inviare un parere motivato, nel quale impone allo Stato membro di conformarsi al diritto dell’UE. Il governo nazionale ha in genere due mesi di tempo per comunicare a Bruxelles i provvedimenti adottati in tal senso.

Nel caso in cui il Paese non si conformi, la Commissione può poi decidere di avviare un contenzioso davanti alla Corte di Giustizia. Se la Corte accerta l’inadempimento, lo Stato è obbligato ad adottare le misure necessarie per conformarsi alla sentenza. Raramente si arriva a questa fase: negli ultimi anni, più dell’85% dei casi sono stati risolti senza bisogno di adire la Corte.

Nello specifico caso in cui un governo nazionale non abbia comunicato le misure di attuazione di una direttiva, la Commissione può anche chiedere alla Corte di imporre allo Stato membro il pagamento di una penalità. L’Italia conosce bene le “multe” europee: alla fine del 2014, Bruxelles le ha imposto il pagamento di 40 milioni di euro più una penalità di 42,8 milioni per ogni semestre di ritardo nell’attuazione della direttiva del 2007 sulle discariche.

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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