mercoledì , 15 agosto 2018
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Sicurezza dei prodotti e made in: l’Italia riscopre abilità diplomatica

L’adozione, avvenuta nella mattina di ieri in seno alla commissione mercato interno (IMCO) del Parlamento europeo, della relazione sulla sicurezza dei prodotti di consumo rappresenta un traguardo senza precedenti per la protezione dei consumatori europei, nonché una sfolgorante vittoria diplomatica dell’Italia. La relazione, presentata dalla socialdemocratica danese Christel Schaldemose e facente parte del “pacchetto sicurezza e vigilanza del mercato”, ha trovato l’approvazione di 27 dei 34 deputati presenti.

La proposta iniziale della Commissione, pubblicata lo scorso febbraio, aveva riscosso un discreto successo tra i parlamentari, che pure hanno individuato alcune lacune nel testo e presentato una serie di emendamenti piuttosto ampia. Alla Schaldemose è spettato l’arduo compito di trovare il giusto equilibrio tra la completezza e la semplificazione della legislazione europea, vasta, ma fortemente frammentaria in tema di sicurezza dei beni di consumo. Il nuovo regolamento sostituirebbe infatti due direttive che disciplinano la materia (la direttiva 87/357/CE sul ravvicinamento delle legislazioni in materia di prodotto che, per il loro aspetto simile al cibo, potrebbero compromettere la salute e la sicurezza dei consumatori e la direttiva 2001/95/CE sulla sicurezza generale dei prodotti), creando una “rete di sicurezza” sotto cui andrebbero a ricadere tutti i prodotti di consumo non oggetto di specifica disciplina legislativa.

La direttiva introduce obblighi e relative sanzioni per i fabbricanti, importatori e distributori, in p,articolare in merito allo svolgimento di test a campione sui prodotti, sull’apposizione sul prodotto di codici o numeri di lotto che ne permettano la tracciabilità, e di indirizzi tramite cui possono essere contattati. Sugli operatori ricade anche l’obbligo di adottare misure correttive in caso un prodotto risulti non sicuro, inclusi il richiamo o il ritiro dal mercato.

Altra novità è l’introduzione del nuovo marchio volontario “EU Safety Tested”, che si affianca (ma non sostituisce) l’ormai ben noto marchio CE, ad indicare che il bene in questione è stato oggetto di test indipendenti sulla sua sicurezza, risultando conforme al requisito generale di sicurezza sancito dal regolamento. Il testo pone l’accento sulla valutazione di sicurezza dei prodotti che per design o caratteristiche possano risultare attraenti per i bambini, mettendone a rischio  salute e sicurezza.

Il vero scontro nell’emiciclo si è però avuto su uno degli obblighi previsti per gli operatori economici, vale a dire l’introduzione, all’articolo 7, dell’indicazione d’origine. Dal dibattito in merito sono emerse profonde spaccatura di matrice nazionale, sospinte soprattutto dai settori industriali dei diversi Paesi. Sono stati due i fronti a collidere: da un lato i favorevoli al made in, capeggiati dai deputati italiani e in particolare da Raffaele Baldassarre (PDL), spalleggiati principalmente da Spagna e, per la prima volta, dalla Francia (non è poi così strano, dal momento che gruppi spagnoli e francesi detengono marchi nostrani come Bulgari, Fiorucci o Gucci); opposti a questi si sono trovati Germania, Regno Unito e Polonia, le cui industrie a forte delocalizzazione temono gli effetti negativi dell’apposizione del marchio e la concorrenza dei marchi sud europei, spesso associati a indici di alta qualità.

Indice della frattura è il fatto che non è stato possibile raggiungere un emendamento di  compromesso che raccogliesse il favore delle principali forze politiche, fino a che, martedì sera, in barba a qualsiasi fair play politico – ma comunque entro i limiti del regolamento interno del Parlamento – il liberale tedesco Jürgen Creutzmann ha proposto, con l’appoggio del gruppo conservatore, un compromesso che rendeva volontaria l’applicazione del principio d’origine. Uno sforzo vano: il fronte compatto dei pro made in, tra cui anche Sergio Cofferati (PD), Lara Comi (PDL) e  Matteo Salvini (Lega Nord), ha rigettato l’emendamento in sede di voto.

Un risultato eccellente per l’Italia, che è anche riuscita a introdurre delle misure a protezione delle piccole e medie imprese contro sanzioni eccessive in caso di non conformità al regolamento. Dopo questa prima battaglia, il testo dovrà essere negoziato con il Consiglio e poi approvato in plenaria nel marzo 2014, ma senza dubbio il consolidamento del PE attorno alla posizione italiana rappresenta  un passo importante verso la vittoria di una sfida che Roma combatte da decenni.

In foto: riunione della commissione IMCO sulla sicurezza dei beni di consumo (© European Union – EP 2013) 

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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