domenica , 25 febbraio 2018
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Sicurezza sul lavoro: i meriti dell’Unione Europea

È opinione comune che l’Europa non abbia una dimensione sociale. Per certi aspetti è anche vero ma in alcuni settori, come quello della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, proprio l’azione dell’Unione Europea ha permesso agli Stati membri di raggiungere livelli di protezione adeguati. Vediamo come, andando per gradi.

La protezione dei lavoratori dai rischi presenti nei luoghi di lavoro è inclusa tra gli aspetti di politica sociale rientranti nelle competenze concorrenti dell’Unione (art. 4 TFUE). In tale settore, «l’Unione sostiene e completa l’azione degli Stati membri» (art. 153 TFUE). In concreto, le istituzioni europee hanno promosso tale tutela attraverso la previsione di livelli minimi di protezione: ciò significa che gli Stati membri devono adottare leggi e promuovere comportamenti sul lavoro che rispettino almeno gli standard sanciti dall’UE attraverso le proprie direttive. In seguito all’adozione di queste ultime, ogni Stato membro deve varare norme proprie che rispettino quegli standard. Accanto all’azione normativa, presente già dagli anni ’70, sono stati creati due importanti organi con il compito di diffondere la cultura della sicurezza: l’Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul lavoro, con sede a Bilbao, in Spagna; e la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, che vede la sua città di riferimento a Dublino, Irlanda.

Un esempio dell’azione di queste agenzie attualmente in corso è costituito dalla campagna “Ambienti di lavoro sani e sicuri 2012-2013 – Lavorare insieme per la prevenzione dei rischi”, promossa dall’Agenzia di Bilbao. Attraverso relazioni, guide pratiche, volantini, poster e DVD, questa campagna mira a informare e sensibilizzare sui temi delicati della prevenzione e della gestione dei rischi, rivolgendosi in primis agli alti dirigenti, ma anche ai lavoratori, ai loro rappresentanti e agli altri soggetti coinvolti (in Italia, parliamo dell’INAIL, del Sistema Sanitario Nazionale, degli ingegneri che svolgono i sopralluoghi per la verifica della sicurezza degli ambienti di lavoro, e così via). Uno dei punti di maggiore attenzione è quello della collaborazione tra lavoratori, datori di lavoro e altri soggetti.Quest’anno, inoltre, la campagna di sensibilizzazione promossa dall’Agenzia di Bilbao si inquadra nell’ambito più ampio dell’Anno europeo dei cittadini. Nel 2013, dunque, in tutta Europa si svolgeranno eventi e conferenze per discutere dei diritti dei cittadini UE, comprendendo all’interno di questi ultimi, ovviamente, il diritto ad essere protetti contro i rischi per la salute che derivano dall’attività lavorativa.

Potrebbero tuttavia sorgere perplessità circa le modalità con cui gli imprenditori  dovrebbero trovare le risorse per “fare la sicurezza”. L’INAIL, che costituisce anche il punto di contatto italiano dell’Agenzia di Bilbao (i punti di contatto sono le istituzioni nazionali delle quali l’Agenzia si avvale per promuovere la sicurezza sul lavoro negli Stati membri), ha infatti stanziato circa 155 milioni di euro di incentivi per le imprese che sosterranno investimenti per la salute e la sicurezza nei propri ambienti di lavoro. A tali finanziamenti, ripartiti in budget regionali, le imprese potranno accedere se avranno raggiunto, alla data del 14 marzo 2013, un punteggio minimo pari a 120 punti. L’accumulo di punti è determinato da criteri come la dimensione aziendale, la rischiosità dell’attività di impresa, il numero di destinatari, la finalità, la tipologia e l’efficacia prevista dell’intervento. Inoltre, sarà attribuito un bonus ai progetti di intervento redatti con la collaborazione delle parti sociali; collaborazione che costituisce un’ulteriore declinazione di quel principio di cooperazione considerato essenziale dall’UE ai fini di una tutela più efficace della sicurezza dei lavoratori.

A fronte di tali iniziative, è lecito domandarsi se vi sia stato qualche risultato tangibile della politica europea di sicurezza sul lavoro. Stando ai dati INAIL, il tasso standardizzato di incidenza infortunistica nell’UE a 15 (misura utilizzata per semplificare la complessità delle realtà economiche europee) è passato da 4.089 nell’anno 1998 ad un valore di 2.028 nel 2010. Considerando che la direttiva quadro europea in materia di sicurezza sul lavoro è stata adottata nel 1989 e che da allora l’UE non ha mai smesso di legiferare in materia, è plausibile che tale sostanziale riduzione degli infortuni sia dovuta, almeno in parte, proprio all’azione dell’Unione.

Parola chiave: Direttiva
La direttiva è uno degli strumenti giuridici dell’UE. Si tratta di uno strumento impiegato principalmente nel quadro delle operazioni di armonizzazione delle legislazioni nazionali. La direttiva si caratterizza per la flessibilità di utilizzo: essa introduce un obbligo in termini di risultato finale, ma lascia agli Stati ampio margine di manovra quanto ai mezzi da utilizzare. L’articolo 288 del Trattato sul Funzionamento dell’UE sancisce che la direttiva è vincolante per gli Stati membri, che ne sono i destinatari. Essa si distingue dal regolamento perché, contrariamente ad esso che si applica nel diritto interno degli Stati membri direttamente dopo la sua entrata in vigore, la direttiva deve prima essere recepita dagli Stati membri attraverso atti normativi interni.

L' Autore - Anna Malandrino

Laureata in Scienze Internazionali e diplomatiche, attualmente dottoranda borsista in Diritti e Istituzioni presso l'Università di Torino con progetto di ricerca sul management pubblico nella fornitura di servizi sanitari. Ho lavorato come formatrice specializzata sull'Unione Europea presso il Punto Europa di Forlì e ho partecipato come relatrice al 13mo Mediterranean Research Meeting, presso il Centro di Studi Avanzati Robert Schuman dell'Istituto Universitario Europeo di Fiesole (Firenze), e alla Student Conference "Reckoning with the past in post-dictatorial societies", presso l'Università di Bucarest

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