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Trademarks e proprietà industriale: Barnier presenta il piano della Commissione

La Commissione europea ha presentato ieri il suo piano per migliorare la normativa in tema di proprietà industriale. La registrazione del marchio è appunto un’azione cruciale per un’impresa che voglia operare sul mercato: attraverso questa procedura viene garantita la possibilità di distinguere un bene od un servizio forniti da un soggetto economico piuttosto che da un altro, e si assicura che nessun altro tragga profitto da detti beni e servizi. Il marchio può essere un logo, una frase o qualsiasi elemento distintivo che possa essere graficamente rappresentato.

La disciplina dei trademarks è stata uno dei primi risultati ottenuti a livello comunitario per quel che concerne la disciplina della proprietà intellettuale. Nel 1989 si era infatti già proceduto all’armonizzazione delle varie legislazioni nazionali e cinque anni più tardi venne poi introdotto il marchio comunitario. Con le parole del Commissario per il Mercato interno e i servizi, il francese Michel Barnier:

Oggi, a 20 anni di distanza, è con orgoglio che posso affermare che il nostro sistema dei marchi ha retto alla prova del tempo. Non è necessaria una revisione radicale: le basi del nostro sistema sono ancora perfettamente valide. Quello che vogliamo è un aggiornamento mirato, per rendere più facile, più economica e più efficace la protezione dei marchi.

In Europa vige infatti un doppio sistema per la registrazione dei marchi: un’impresa può infatti rivolgersi agli uffici per la salvaguardia della proprietà industriale presso gli stati membri, oppure richiedere all’apposito ufficio con sede ad Alicante di vedersi riconosciuto il trademark comunitario. Quest’ultimo è costituito da un’unica procedura di registrazione che garantisce al proprietario del marchio depositato il diritto esclusivo all’interno dei 27 Stati membri dell’Unione. Tale impianto è stato definito dalla direttiva 2008/95/EC e dal regolamento 207/2009/EC.

Entrambi i marchi coesistono così da rispondere alle esigenze di imprese, a seconda che operino all’interno dei confini del proprio stato o in due o più paesi comunitari. Il pacchetto presentato ieri dal commissario Barnier interviene a modificare questo quadro attraverso iniziative che renderanno i sistemi europei di registrazione dei marchi più prevedibili ed affidabili, oltre che meno costosi. Non solo, l’obiettivo dichiarato è quello che a più riprese, anche in Italia, viene dichiarato come una necessità ineludibile, ossia di permettere una più concreta protezione dalle contraffazioni.

In merito alla riduzione dei costi da sostenere per registrare il proprio marchio, si fa riferimento alla ridefinizione delle tasse in funzione della classe di prodotto. Viene finalmente consentito ad ogni impresa di richiedere la registrazione che più s’addice ai bisogni della stessa. In breve, mentre prima si pagava una tassa relativa a tre classi di prodotto, con la nuova proposta della Commissione si potrà scegliere di farlo anche solo per una o due sole classi, con un risparmio che andrà sicuramente a vantaggio delle piccole e medie imprese. Ciò vale sia per le domande di trademark comunitario che per quello nazionale.

Per avere un’idea dell’importanza che il tema affrontato ieri nel quadro del mercato unico europeo basti dire che le domande per la registrazione del proprio marchio nel 2011 ammontavano a 540 mila di cui 105 mila di tipo comunitario e 435 mila di livello nazionale. In totale, ad oggi, si contano circa 98 milioni di marchi registrati in Europa, di cui il 10% presso l’ufficio di Alicante.

L' Autore - Simone Belladonna

Laureato in Scienze Internazionali-Studi Europei e alla Scuola di Studi Superiori di Torino, da sempre appassionato di politica e storia. Ho studiato in Svezia presso la Linnaeus University, faccio parte del consiglio di redazione di Rivista Europae e a marzo 2015 ho pubblicato con l'editrice Neri Pozza il mio primo saggio “Gas in Etiopia”, sui silenzi e le rimozioni del passato coloniale italiano, specialmente per quel che riguarda l'estensivo uso dei gas sulle popolazioni etiopiche. Fortemente convinto che «l'incomprensione del presente nasce inevitabilmente dall'ignoranza del passato».

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