martedì , 20 febbraio 2018
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Photo © Ryan Ozawa, 2011, www.flickr.com

Trasparenza ed RSI: nuove regole per le grandi imprese

Nella sua ultima seduta Affari Generali, il Consiglio dell’UE ha approvato in maniera definitiva la proposta della Commissione Europea per una direttiva che disciplini la diffusione di informazioni di carattere non-finanziario da parte delle grandi imprese. Il Consiglio ha lasciato inalterato il testo approvato dal Parlamento Europeo, che già lo scorso aprile si era espresso in modo favorevole sulla proposta, previa approvazione di una serie di emendamenti volti a bilanciare il campo di applicazione del testo legislativo e gli oneri che esso imporrà sulle grandi imprese.

Il testo interesserà le imprese con almeno cinquecento dipendenti, con uno stato patrimoniale o ricavi netti pari ad almeno, rispettivamente, 20 o 40 milioni di euro, e che siano considerate entità di pubblico interesse. Le imprese che rispondono a questi tre requisiti dovranno rendere pubbliche, all’interno del proprio bilancio consolidato annuale o in un bilancio di sostenibilità separato, una serie di informazioni in materia ambientale, sociale, rispetto dei diritti umani, corruzione e diversità. Tra queste informazioni rientreranno la descrizione delle politiche adottate in tali materie e i relativi risultati, i rischi generati dalle operazioni dell’impresa relativi a tali aree, una descrizione del modello di business dell’impresa e gli indicatori chiave di prestazione utilizzati dall’impresa.

L’adozione della direttiva è un risultato senza precedenti in Europa, che pone l’UE in una posizione di leadership mondiale rispetto ad altri Paesi: negli stessi giorni in cui la direttiva veniva approvata, il sito della Casa Bianca pubblicava una nota in cui il presidente Obama annunciava il rinnovato impegno da parte di Washington in tema di trasparenza, mentre molti Paesi si concentrano essenzialmente sui soli aspetti ambientali (Cina e Brasile ad esempio).

La direttiva rappresenta il primo grande successo di una strategia europea sulla RSI molto più ampia che la Commissione Europea ha adottato nel 2011 e che in questi mesi è in fase di revisione: tra aprile e agosto 2014 è stata infatti aperta una consultazione pubblica che ha ricevuto circa seicento risposte da parte del settore privato, singoli cittadini, autorità pubbliche nazionali e sub-nazionali. Da queste risposte è emerso come la RSI sia un tema estremamente attuale e di rilievo sia per gli addetti ai lavori che per l’opinione pubblica.

Non sorprende, tuttavia, che la direttiva abbia anche suscitato alcune obiezioni da parte delle organizzazioni di rappresentanza industriali, che avrebbero preferito mantenere il carattere volontario della diffusione di informazioni: oltre agli oneri burocratici derivanti dai nuovi obblighi, diverse imprese hanno messo in guardia contro la possibilità di compromettere la posizione di una impresa sul mercato o addirittura contro i rischi che ricadrebbero sulle persone all’interno un’impresa. La comunicazione di determinate informazioni in alcuni Stati potrebbe infatti violare la legislazione nazionale, ad esempio in materia di segreti di Stato o segreti commerciali (esempi di rilievo sono avvenuti soprattutto in Cina). Di fronte a queste perplessità, la direttiva è stata incardinata su due principi: da un lato il “pensare innanzitutto in piccolo”, per cui le PMI non rientrano nel campo di applicazione della direttiva; dall’altro il “rispetta o spiega”, in base al quale un’impresa che rifiuti di diffondere determinate informazioni deve spiegarne dettagliatamente i motivi.

La direttiva prevede infine che, entro il 21 luglio del 2018, la Commissione pubblichi una revisione, in cui potrà suggerire ulteriori obblighi di comunicazione per le imprese, tra i quali vengono espressamente menzionati le tasse sui profili ed eventuali sussidi statali ricevuti. A partire dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, gli Stati membri avranno due anni e venti giorni di tempo per recepire la direttiva nel diritto nazionale, tramite cui l’obbligo di comunicazione per le imprese entrerà in vigore a partire dal primo anno finanziario successivo a quello di recepimento. In base a questa tabella di marcia, il limite ultimo per l’adeguamento delle procedure di comunicazione delle imprese cadrà nel 2018.

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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