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© Adam Fagen - Flickr

Uber contro tutti. E’ di nuovo scontro con la Francia

Uber si appella nuovamente alla Commissione europea. Dopo il ricorso presentato lo scorso novembre, l’azienda di San Francisco prosegue l’attacco contro la legge francese Thévenoud, che vieta il nuovo servizio UberPop. Oltre a UberBlack, la mobile application che mette in contatto passeggeri e autisti ncc (noleggio con conducente), la versione low cost UberPop consente infatti a chiunque di fornire passaggi urbani, mettendo a disposizione la propria auto.

Uber in Europa

Secondo quanto riportato su Les Echoes, le misure disposte nella legge sarebbero in contrasto con alcuni dei principi stabiliti dal diritto dell’Unione Europea, in particolare con quelli afferenti la libertà di impresa.

Come specifica il portavoce ai trasporti, Jakub Adamowicz, il punto essenziale della questione ruota attorno alla qualificazione del fenomeno. Se Uber viene considerato come un servizio taxi, la sua regolamentazione sarà di competenza nazionale. Se, invece, lo si ritiene come un fornitore di servizi, la sua applicazione dovrebbe poter circolare liberamente in tutti gli Stati membri. La Commissione è al lavoro.

Dichiarato fuorilegge in Spagna, Germania, Olanda e Belgio, il servizio di trasporto automobilistico, oggi presente in oltre 270 città e in più di 50 Paesi, non sembra mostrare segni di cedimento. La startup viene valutata 41,2 miliardi di euro, dopo aver ottenuto finanziamenti per 1,2 miliardi. In Svezia il governo ha addirittura salutato con favore l’ingresso di Uber nel mercato, dichiarando di incoraggiare tutte le forme di sana competizione. E gli stessi operatori si sono detti aperti al cambiamento. Come dire: o ti adatti o ti fai indietro.

Lo spauracchio in Italia

In Italia la questione è irrisolta. Dopo diversi scioperi da parte dei tassisti, l’ultimo a Torino, ha finalmente avuto luogo l’incontro tra il Presidente dell’Autorità di regolazione dei Trasporti, Andrea Camanzi, e le parti interessate. L’Authority si pronuncerà nel merito prossimamente, tenendo conto anche delle soluzioni adottate in altri Paesi.

Dal fronte governativo poche certezze. Il disegno di legge sulla concorrenza proposto dal governo Renzi conteneva una norma che equiparava il noleggio di auto con conducente ai taxi. Ma, in un Paese in cui le liberalizzazioni stentano a decollare, non meraviglia che la stessa sia stata cassata nella redazione finale approvata dal Consiglio dei Ministri. Una tale previsione, dando spazio all’espansione di un servizio come Uber, era in grado di sconvolgere i tradizionali equilibri della potente lobby dei tassisti, da sempre tenace oppositore di qualunque modifica dello status quo.

Il nostro Paese perde così una opportunità per aprirsi alla tecnologia e imparare da essa, con beneficio per tutta la società. Senza contare che, secondo quanto riportato da UNC (Unione Nazionale Consumatori), nelle grandi città i taxi sono insufficienti, anche in vista dell’imminente avvio dell’Expo.

Intervistata da Webnews, la country manager di Uber Italia, Bendetta Arese Lucini, dichiara che “una mobilità integrata rappresenta una chance di crescita per tutti” e, a proposito di sharing economy, aggiunge che “il mondo è cambiato e le istituzioni hanno una alternativa: interpretarlo o subirlo”.

L' Autore - Martina Mandozzi

Sono laureata in Giurisprudenza presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma nel 2014, discutendo una tesi in diritto commerciale comparato. Amo la dialettica, come arte di scoprire la verità ma, soprattutto, mi piace discutere con chi la pensa diversamente da me. Mi interesso di tematiche giuridiche legate all’Europa rientranti principalmente nell’area del mercato unico. Marchigiana e profondamente attaccata alla mia terra ed al mio amato paese, Amandola.

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