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Photo © Automobile Italia, 2017, www.flickr.com

Uber: per l’Avvocato Generale è come un servizio di trasporti

Si annunciano tempi duri per Uber in Europa. L’11 maggio 2017, l’Avvocato generale della Corte di Giustizia Szpunar ha pubblicato le proprie conclusioni nell’ambito della causa Asociaciòn Profesional Elite Taxi c. Uber Systems Spain SL (C-434/15), sostenendo che la piattaforma digitale di Uber, sebbene innovativa, dovrebbe essere considerata come un’impresa di trasporti.

La vicenda

La controversia nasce unitamente all’ondata di ostilità con cui che le autorità e i tassisti hanno accolto l’arrivo di Uber in Europa, in contrasto con la reazione positiva del pubblico. Nel 2014, Elite Taxi – associazione tassisti di Barcellona – ha proposto un ricorso al Juzgado de lo Mercantil n.3 richiedendo che Uber Systems Spain SL – società del gruppo che gestisce la piattaforma Uber – fosse condannata per concorrenza sleale a causa del servizio Uber Pop. Infatti, Uber e i suoi autisti non sono muniti delle autorizzazioni e licenze normalmente richieste ai tassisti che operano a Barcellona.

Il tribunale ha fatto un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia affinché quest’ultima qualificasse Uber alla luce del diritto dell’UE e ne traesse le necessarie conseguenze.

Le premesse

Nelle sue conclusioni, l’AG ha fatto innanzitutto notare che è essenziale determinare se Uber può essere classificato come “information society service” alla luce della Direttiva 2015/1535/EC, dell’Articolo 2(a) della Direttiva e-commerce (2000/31/EC) e dell’Articolo 1(2) della Direttiva 98/34/CE, secondo cui è definibile come tale un servizio prestato a distanza, dietro retribuzione, su richiesta individuale e per via elettronica. In caso positivo, imporre ad Uber l’obbligo di munirsi di licenze e autorizzazioni sarebbe contrario al principio di libera prestazione dei servizi. In caso contrario, ovvero nel caso in cui Uber ricadesse nella definizione di servizio di trasporto dell’Articolo 2(2)(d) della Direttiva 2006/123/EC – che esclude dal proprio ambito di applicazione proprio i servizi di trasporto – la scelta su come regolamentare il servizio ricadrebbe sugli Stati membri.

Uber è un servizio misto che presenta sia una componente elettronica che una fisica. Secondo l’AG, in sole due ipotesi un servizio misto può rientrare nella definizione di servizio della società dell’informazione.  Il primo caso è rappresentato dai servizi il cui aspetto non digitale è economicamente indipendente dal servizio che viene fornito con mezzi elettronici, permettendo una regolamentazione separata: questo accade ad esempio nei siti in cui l’intermediario facilita semplicemente una transazione. Il secondo caso è quello in cui il fornitore di servizi garantisce l’intero servizio, o esercita un’influenza decisiva sulle sue condizioni di erogazione, e la componente digitale prevale su quella fisica: i due tipi di servizio risultano così inseparabili e condotti in maniera prevalentemente digitale, come avviene ad esempio nell’ambito delle vendite online.

Le conclusioni

Nella sua opinione, l’AG sostiene che Uber non ricada in nessuna delle due categorie. Gli autisti di Uber non conducono infatti un’attività indipendente da quella della piattaforma, che è indispensabile per ricavare proventi e per le condizioni di erogazione. Inoltre il servizio di trasporto fisico, nel business di Uber, prevale sulla componente digitale. La Direttiva e-commerce non può quindi essere utilizzata per aggirare la normativa. Inoltre, l’AG ha aggiunto che Uber non può essere considerato come mero intermediario fra conducenti e passeggeri perché le sue scelte puntano a organizzare il servizio di trasporto urbano. Infatti, Uber agli autisti delle condizioni per accedere e operare nel suo network e premia quelli che accumulano più corse. Inoltre indica loro dove e quando trovare la maggior densità di domanda, esercita un controllo indiretto sulle prestazioni tramite un sistema di rating e determina il prezzo del servizio. Infine, Uber non può essere considerato come una normale piattaforma di car-pooling perché la destinazione viene decisa dal cliente, il quale paga una tariffa che eccede il semplice rimborso dei costi in cui il guidatore è incorso.

In definitiva, l’AG ha concluso che Uber non può essere classificato come information society service, ma rappresenta un sofisticato sistema di organizzazione e gestione di trasporto urbano. Non si applica quindi il principio di libera prestazione dei servizi (Art. 56 TFUE) che caratterizza i primi: Uber dovrebbe adeguarsi all’Articolo 58 e Articoli 90 e seguenti TFUE, che nel caso della Spagna ed in particolare di Barcellona implica la necessità di munirsi di licenze e autorizzazioni.

La risposta di Uber

Uber continua ad auto-definirsi come servizio della società dell’informazione il cui unico ruolo è quello di facilitare il contatto e la transazione fra due soggetti privati. Inoltre, la società sembra voler rassicurare l’opinione pubblica che un’eventuale sentenza in questo senso non modificherebbe il modo in cui Uber è già stato regolato in passato. Tuttavia, Uber ritiene che questa opinione scoraggerà la riforma di leggi datate che impediscono a quasi 8 milioni di cittadini europei di ottenere un passaggio in macchina a prezzo abbordabile tramite il semplice uso di uno smartphone.

La decisione non è ancora definitiva e l’opinione dell’Avvocato Generale non vincola la Corte di Giustizia, anche se solitamente le opinioni vengono rispettate dalla Corte. La pronuncia, attesa entro la fine dell’anno, avrà conseguenze indirette su altri operatori della cd. sharing economy come Airbnb o Deliveroo, e potrebbe rendere Uber una realtà molto diversa da quella che conosciamo oggi.

L' Autore - Sofia Roveta

Laureanda in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Torino. Appassionata di Diritto dell'UE e Diritto Internazionale, un interesse coltivato anche tramite la partecipazione ad alcuni progetti di respiro internazionale quali una Moot Court in arbitrato commerciale internazionale ed un progetto di assistenza ai richiedenti asilo promosso dallo IUC di Torino. Interessata alla dimensione transnazionale ed alla comparazione di modelli giuridici, ho avuto ed ho la fortuna di svolgere periodi di studio all'estero fra Parigi e Londra. Appassionata di scrittura, e già redattrice di alcuni blog e testate, sono felice di collaborare con Europae

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