giovedì , 16 agosto 2018
18comix
Borse di plastica, riutilizzi originali © Topsy - Flickr 2008

Buste di plastica: via libera all’accordo Consiglio-Parlamento, vittoria italiana

Ieri la Commissione Europea ha annunciato, tramite il Vice Presidente Frans Timmermans, di volersi attenere al risultato del trilogo tra Consiglio e Parlamento, non opponendosi al compromesso raggiunto sulle buste di plastica. Di cosa si tratta e perché riguarda l’Italia?

Le buste di plastica, soprattutto quelle sottili, utilizzate dai supermercati, sono un grande problema per l’ambiente. Vengono infatti prodotte in grandi quantità, ogni anno, perché sono molto utilizzate: si stima che ogni europeo ne usi 500 ogni anno e che il 90% circa di queste sia monouso. Sono destinate quindi a essere disperse: secondo alcuni studi, le borse di questo tipo sfuggono infatti al normale flusso dei rifiuti e si accumulano nell’ambiente, spesso in quello marino, dove impiegano anni per degradarsi.

Le buste incidono molto sui 25 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica prodotti ogni anno in Europa: questo anche perché il consumatore, che spesso le ha utilizzate per fare la spesa, non pensa di riutilizzarle, né di riciclarle. Alcuni Paesi europei (Italia, Belgio, Francia, Paesi Bassi tra gli altri) hanno adottato normative che impongono una riduzione della produzione e del consumo di tali borse, attraverso politiche come l’imposizione di una tassa sul loro acquisto. Questo è il motivo per cui in un punto vendita della grande distribuzione le borse di plastica sottile oggi sono a pagamento, e ai clienti viene spesso proposto di acquistare quelle in tessuto o in altri materiali, più spesse, così da riutilizzarle.

A livello europeo non esisteva una normativa su questi sacchetti, considerati genericamente come “imballaggi”. La Commissione ha allora proposto una Direttiva che richiede agli Stati membri di prendere una serie di misure per limitare la circolazione delle borse in plastica leggera, dandosi degli obiettivi nazionali da rispettare entro il 2019 e il 2025.

Raggiungere un accordo non è però stato semplice. I Verdi hanno infatti insistito perché venissero bandite anche le buste biodegradabili che usano una plastica di tipo “oxo”, che sono commercializzate come biodegradabili, ma secondo gli ambientalisti si degradano in microplastiche potenzialmente dannose per l’ecosistema. Questo tipo di buste è prodotto in Inghilterra dalla società Symphony: gli inglesi hanno dichiarato che il bando delle plastiche “oxo” deriva dall’attività di lobbying della società italiana Novamont, produttrice di bioplastiche da sostanze vegetali (più sicure secondo gli ambientalisti) e in buoni contatti con il governo italiano, che si trova al momento alla Presidenza del Consiglio UE.

L’europarlamentare danese Margrete Auken aveva invece accusato proprio gli inglesi di aver provato a fermare la messa al bando delle buste di plastica, facendo pressioni sia su Bruxelles che sul governo inglese. L’ex parlamentare europeo Martin Callanan è infatti diventato consulente per la Symphony il 5 novembre e nel Consiglio d’Amministrazione sedeva già un ex parlamentare dei Conservatori. Il governo inglese ha provato a fermare l’accordo sostenendo che un ulteriore studio fosse opportuno, ma il trilogo si è concluso positivamente, nonostante qualche incertezza della Commissione che però non si è tramutata in una nuova proposta.

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

Check Also

Big Data: cosa prevede il regolamento del 2016

La principale fonte in materia di dati personali è costituita dal regolamento europeo 2016/679 del …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *