domenica , 25 febbraio 2018
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Photo © Robert Scoble, 2010, www.flickr.com

Google – UK: il nuovo accordo è un aiuto di Stato?

Guai in vista per l’accordo fiscale appena concluso fra la Gran Bretagna e il ramo inglese di Google, finito negli ultimi giorni nel mirino della Commissione Europea in quanto possibile aiuto di stato illegittimo.

La vicenda

Al termine di una decennale disputa riguardante l’insufficiente pagamento di tasse da parte di Google al Regno Unito, la HM Revenue & Customs ha stabilito, in accordo con la multinazionale, che essa dovrà versare nelle casse di Sua Maestà, il periodo 2005-2015, una somma pari a 130 milioni di sterline.

La reazione di Margrethe Vestager, Commissario per la concorrenza, è stata immediata: essa ha avvertito che, in caso di denuncia formale, la Commissione potrebbe avviare un’indagine riguardante la qualificazione di tale accordo come aiuto di Stato, in contrasto quindi con le norme comunitarie. La palese irrisorietà della somma liquidata da Google rispetto ai profitti ottenuti dalla propria attività nel Regno Unito fa infatti sorgere seri dubbi sui possibili vantaggi fiscali ottenuti rispetto ad altre società.

La risposta a tale “sollecitazione” non si è fatta attendere. Infatti Stewart Hosie, leader dello Scottish National Party, ha inviato alla Commissione la documentazione da cui potrebbe partire un’indagine da parte della Commissione. Come da lui sottolineato, la metodologia utilizzata dall’HM Revenue & Customs per liquidare la somma di 130 milioni di sterline non è chiara né trasparente, e sembra coprire una “negoziazione” fiscale al ribasso fra Google ed il Regno Unito, che la maggior parte delle imprese non potrebbero permettersi.

La reazione UE alle politiche fiscali aggressive

Tale vicenda non è unica nel suo genere, come lo scandalo LuxLeaks ha dimostrato nel 2014. Sono infatti recenti i casi di accordo fra Starbucks ed i Paesi Bassi e fra Fiat Chrysler ed il Lussemburgo, dichiarati aiuti di stato illegali dalla Commissione in Ottobre. Ad oggi, l’istituzione europea sta inoltre monitorando l’accordo fiscale Apple-Irlanda ed il trattamento fiscale riservato a McDonald’s dal Lussemburgo. Le stesse sanzioni imposte dalle Autorità regolatrici (come quella da 380 milioni di euro risultante dall’accordo fra l’Agenzia delle Entrate italiana e la Apple, o quella risultante dal presente accordo) appaiono assolutamente irrisorie ed insufficienti.

In seguito a tale impennata di pratiche fiscali scorrette, in data 28 Gennaio, il Commissario per il fisco Pierre Moscovici ha annunciato che l’UE porterà avanti nei prossimi mesi un pacchetto di proposte aventi l’obiettivo di aumentare la trasparenza e la qualità della concorrenza fra i Paesi Membri, impedendo una corsa al ribasso nell’applicazione delle aliquote fiscali alle grandi società.

“La festa è finita?”

Tale proposta include misure quali la condivisione delle informazioni fiscali relative a multinazionali fra gli Stati Membri, una stretta sui metodi e sulle combinazioni fiscali attualmente più utilizzati dalle multinazionali per pagare tasse artificialmente basse, una serie di raccomandazioni agli Stati riguardanti gli abusi delle convenzioni fiscali internazionali ed un procedimento per individuare i Paesi che “giocano sporco” in tale ambito. Come prevedibile, l’annuncio provocato un’ondata di critiche da parte dei giganti americani, che tramite la lobby American Innovation Matters accusano l’UE di mettere in atto “le ennesime mosse aggressive nel tentativo di tassare sempre di più guadagni americani, e usarli per riempire i forzieri di governi stranieri”.

Sebbene le pressioni sempre più frequentemente esercitate dalla Commissione stiano mettendo in allerta le multinazionali, esse non sono probabilmente sufficienti a fermare una volta per tutte le pratiche fiscali sleali. La volontà di modificare la situazione esistente dovrebbe essere affidata ad un preciso accordo fra i 28, che crei un quadro regolatorio più restrittivo e renda dunque più difficile ai singoli Stati la stipula di “accordi” preferenziali con le singole multinazionali. Tuttavia, malgrado il segnale lanciato da Moscovici sia forte, questa possibilità sembra ad oggi politicamente difficile da realizzare.

L' Autore - Sofia Roveta

Laureanda in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Torino. Appassionata di Diritto dell'UE e Diritto Internazionale, un interesse coltivato anche tramite la partecipazione ad alcuni progetti di respiro internazionale quali una Moot Court in arbitrato commerciale internazionale ed un progetto di assistenza ai richiedenti asilo promosso dallo IUC di Torino. Interessata alla dimensione transnazionale ed alla comparazione di modelli giuridici, ho avuto ed ho la fortuna di svolgere periodi di studio all'estero fra Parigi e Londra. Appassionata di scrittura, e già redattrice di alcuni blog e testate, sono felice di collaborare con Europae

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