lunedì , 19 febbraio 2018
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Un nuovo piano d’azione per l’auto: CARS 2020

L’auto è uno dei settori più importanti per il Vecchio Continente. Non occorre leggere i report dell’ACEA, l’associazione europea dei costruttori, per saperlo: basta guardare fuori dalla finestra e contare le macchine che passano. Buona parte del trasporto in Europa avviene grazie al mezzo privato. L’Unione Europea ospita il più grande parco mezzi del mondo e ha il numero più elevato di auto per abitante, 483 vetture ogni mille persone. Un settore in cui lavorano 12.9 milioni di persone, il 5,3 % della forza lavoro complessiva. L’industria dell’auto è inoltre il più grande investitore privato d’Europa, con 32 miliardi di investimenti (il 25 % del totale) e 9500 brevetti registrati ogni anno.

Pur avendo una rilevanza così formidabile nell’economia dell’Unione, l’auto è oggi un settore in difficoltà. Una difficoltà che si compone almeno di due parti: prima di tutto, una crisi strutturale dell’intero settore, affetto da sovracapacità produttiva. Ogni anno vengono prodotti in Unione Europea 16.6 milioni di veicoli, circa un quarto della produzione mondiale. Eppure, per questa capacità produttiva, servirebbero molti meno degli oltre 230 impianti di cui l’industria automobilistica dispone. La maggior parte delle linee produttive oggi non lavora a pieno regime, ma al di sotto delle piene capacità. L’esempio migliore di questo è il caso italiano: per la produzione annuale di automobili italiana basterebbe un solo impianto delle dimensioni di Mirafiori, invece ce ne sono 23. Una situazione che si ripete anche in altri Paesi. La seconda parte della crisi strutturale deriva dalle condizioni del mercato, ormai saturo. La domanda in Europa scarseggia da tempo, ha tenuto solo finché la si è sostenuta con incentivi.

Da quando però è iniziata la recessione, questo non è più stato possibile e il settore si è trovato schiacciato, oltre che dai problemi strutturali, anche dalla congiuntura economica particolarmente sfavorevole. Un grafico della DG ECFIN mostra l’andamento delle vendite di auto e quello del PIL in Unione Europea, dal 1990 al 2012: le due curve si muovono in maniera molto simile e i loro percorsi arrivano perfino a sovrapporsi. Solo in tempi recenti, sembra esserci una differenza: mentre il PIL inizia a mostrare segni di ripresa e punta verso l’alto, la curva della vendita di auto sembra non invertire la tendenza.

La Commissione Europea ha più volte cercato di coordinare i produttori, per ridurre gli effetti della crisi e salvaguardare l’occupazione. Ma gli sforzi sono stati minimi, anche perché il settore rimane per gran parte dominato dalle scelte degli Stati. L’ultima iniziativa in merito si chiama CARS 2020 ed è un high level panel che dovrebbe occuparsi del problema e cercare di implementare il piano d’azione della Commissione. Palazzo Berlaymont propone infatti una sostanziale spinta in R&S, che possa cambiare radicalmente il settore e sviluppare nuove tecnologie, come l’auto elettrica. I finanziamenti per questo potrebbero arrivare dall’iniziativa European Green Vehicle e dalla Banca Europea degli Investimenti, che dovrebbe in particolar modo finanziare l’innovazione per le piccole e medie imprese. Il piano d’azione si basa dunque su quattro punti: investimenti in innovazione, migliore regolamentazione del mercato, supporto nei mercati globali (attraverso gli accordi commerciali che l’UE sta negoziando, come il Transatlantic Trade and Investment Partnership con gli Stati Uniti), istruzione e training del personale.

Il Parlamento però ha espresso qualche perplessità su questo piano. Pur apprezzando lo sforzo della Commissione di sviluppare un programma specifico per questo settore, il PE ha sottolineato come manchi completamente una considerazione del problema della sovrapproduzione. La domanda di auto è cambiata, in Europa, per molti motivi: demografici, culturali, economici. Così come sono cambiate le modalità di produzione. Il piano d’azione, che non considera questi aspetti, viene dunque criticato e ritenuto troppo poco incisivo.

Il mercato dell’auto ha registrato, negli ultimi mesi, una prima ripresa, che è stata più forte in quei Paesi, come la Spagna, che hanno adottato nuovi incentivi (+34% di vendite a novembre). In Italia invece la crisi rimane profonda, e il calo prosegue ininterrotto da 27 mesi. Se la Commissione vuole una ripresa vera, dovrà concordare con gli Stati una politica che affronti, come suggerito dal Parlamento, anche i problemi strutturali.

In foto lo stabilimento di Mirafiori a Torino (Foto: Wikimedia Commons) 

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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