martedì , 14 agosto 2018
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Violare le norme antitrust nuoce gravemente alla salute

Martedì 10 dicembre, la Commissione Europea ha inflitto multe per circa 16.000.000 euro a due grandi aziende farmaceutiche: Johnson & Johnson e Novartis. Il motivo? Violazione dei principi e della normativa europea in materia di antitrust. Le due aziende, nel luglio 2005, avevano concluso un accordo che prevedeva il ritardo del lancio sul mercato di una versione economica del Fentanyl, un analgesico oppiaceo, da 80 a 100 volte più potente della morfina. La Commissione ha imposto alla prima azienda il pagamento di 10.798.000 euro, mentre la seconda è stata multata per 5.493.000 euro.

Il ritardo nel posizionamento sul mercato della versione generica del farmaco – il quale è utilizzato soprattutto per alleviare le sofferenze degli ammalati di cancro – avrebbe non solo violato le regole del mercato interno, ma anche (e qualcuno direbbe: soprattutto) leso il diritto alla salute dei pazienti. In tal senso si è espresso il vice-presidente della Commissione Joaquín Almunia, incaricato della politica di concorrenza.

Il Fentanyl è stato sviluppato e commercializzato sin dagli anni ’60 da Johnson & Johnson. Nel 2005, scade per l’Olanda il brevetto sui cerotti di Fentanyl. Nello stesso anno, una società controllata olandese della Novartis – la Sandoz – è sul punto di lanciare il generico sul mercato. Ma il farmaco non viene messo in commercio, perché la Novartis conclude con la sussidiaria olandese di Johnson & Johnson (Janssen-Cilag) l’accordo “incriminato” – un accordo di cosiddetta co-promozione. Il patto tra le controllate delle due grandi aziende farmaceutiche prevede grossi incentivi per la Sandoz a fronte dell’impegno a non commercializzare il farmaco generico. L’accordo frutta alla Sandoz effettivamente molto più di quanto avrebbe introitato attraverso la vendita del farmaco.

Nel dicembre 2006 – 17 mesi dopo la conclusione dell’accordo – una terza azienda è procinto di lanciare un cerotto di Fentanyl generico e l’accordo viene dunque interrotto. Per 17 mesi, le due aziende in collusione hanno quindi mantenuto i prezzi del Fentanyl artificialmente alti, danneggiando non solo i pazienti, ma anche tutti gli altri cittadini che finanziano il sistema sanitario dei Paesi Bassi. L’accordo si pone quindi in contrasto con l’articolo 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, che stabilisce il divieto di pratiche e accordi restrittivi della concorrenza.

La Commissione ha anche affrontato, in un suo Libro Verde del 2005, il tema delle condizioni per il risarcimento dei danni subiti a seguito di violazioni delle norme antitrust. Nel 2008 ha poi presentato proposte relative a scelte politiche e misure specifiche da adottare in materia, raccogliendole in un Libro Bianco. Tutto ciò, muovendo dalla convinzione che tutti i cittadini e le imprese che subiscono un danno a seguito di infrazioni delle norme antitrust devono poter richiedere il risarcimento alla parte che ha causato il danno.

Tornando al settore farmaceutico, in un suo report d’indagine, la Commissione Europea ha osservato come l’entrata dei medicinali generici sul mercato abbia subito negli ultimi anni ripetuti ritardi, evidenziando come la pressione competitiva delle aziende produttrici di generici non sia abbastanza forte. Tale situazione è spesso il risultato delle cosiddette pay-for-delay transactions: accordi che incentivano le produttrici di farmaci generici a ritardarne la commercializzazione, attraverso pagamenti ad esse effettuati, a fronte (almeno sulla carta) di prestazioni di qualche tipo. Nel caso Johnson & Johnson – Novartis, ad esempio, quest’ultima avrebbe dovuto condurre azioni di co-promozione, ma nella realtà ciò è avvenuto in misura limitatissima.

Giova qui ricordare che nel settore farmaceutico le originator companies sono aziende che ideano prodotti nuovi, svolgendo funzioni di ricerca e sviluppo, mentre le generic companies sono imprese che commercializzano i corrispettivi generici dei prodotti innovativi delle originator companies. quando il brevetto sul medicinale originario è scaduto. E’ ciò che è avvenuto, appunto, nel caso di Johnson & Johnson. Gli esponenti delle originator companies sostengono che i ritardi osservati non sono attribuibili alla loro categoria. Tuttavia nel caso in esame questo non risulta affatto vero: una delle parti dell’accordo restrittivo era proprio una sussidiaria dell’azienda originator Johnson & Johnson.

In foto la sede di Novartis a Basilea (© Wikimedia Commons)

L' Autore - Anna Malandrino

Laureata in Scienze Internazionali e diplomatiche, attualmente dottoranda borsista in Diritti e Istituzioni presso l'Università di Torino con progetto di ricerca sul management pubblico nella fornitura di servizi sanitari. Ho lavorato come formatrice specializzata sull'Unione Europea presso il Punto Europa di Forlì e ho partecipato come relatrice al 13mo Mediterranean Research Meeting, presso il Centro di Studi Avanzati Robert Schuman dell'Istituto Universitario Europeo di Fiesole (Firenze), e alla Student Conference "Reckoning with the past in post-dictatorial societies", presso l'Università di Bucarest

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