lunedì , 19 febbraio 2018
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Viviane Reding incontra il CESE: più donne nei consigli d’amministrazione delle S.p.a.

Dopo aver attraversato i confini del nostro continente per recarsi negli Stati Uniti, la Vice-presidente della Commissione europea Viviane Reding è tornata in Europa dove ha incontrato a Bruxelles il Comitato economico e sociale europeo. Per parlare di quello che, in alcuni ambienti connotati da una certa cultura un po’ retrò, appare ancora come un ossimoro: donne e vertici aziendali.

Il Comitato economico e sociale europeo è l’organo che rappresenta le varie componenti economiche e sociali della società civile organizzata europea. Un organo consultivo ed istituzionalizzato, che ha accompagnato la nascita e la crescita dell’Unione Europea sin dalla culla. Si deve risalire, infatti, al Trattato di Roma del 1957, per ritrovare l’atto istitutivo del Comitato. Sin da allora, il CESE lavora per permettere ai soggetti che esso rappresenta di partecipare nei processi decisionali dell’Unione.

Nell’incontro con il Comitato, sostenuta da un noto e solido background nel campo delle pari opportunità, la Reding ha svolto (ancora una volta) il ruolo di front-woman dell’impegno della Commissione per l’equilibrio di genere con riguardo, nello specifico, ai consigli di amministrazione delle società europee quotate in Borsa. Il meeting tra la Reding e il CESE, presieduto dalla Vice-presidente del Comitato Jane Morrice, è stato programmato in vista del dibattito che si svolgerà a fine mese a Strasburgo, dove il Parlamento Europeo discuterà la proposta di direttiva della Commissione Europea volta a migliorare l’equilibrio di genere fra gli amministratori (senza incarichi esecutivi) delle società quotate in Borsa. La proposta era stata presentata dalla stessa Reding nel 2012, e ad ottobre ha ricevuto il primo voto favorevole da parte del Parlamento Europeo.

Il sostegno del Comitato economico e sociale all’equilibrio dei sessi nei centri decisionali è dunque chiaro e deciso. “Un incontro con i vertici aziendali delle imprese europee permetterà di mettere in evidenza i vantaggi – per l’occupazione e per la crescita – dell’avere più donne nei consigli di amministrazione, sfatando miti come la non disponibilità di donne qualificate pronte a ricoprire cariche dirigenziali”, ha detto Madi Sharma, rappresentante del gruppo dei datori di lavoro e Rapporteur del CESE per il Parere sulla direttiva in questione. Nella delegazione del CESE erano presenti anche Béatrice Ouin, rappresentante del gruppo dei lavoratori, e Evelyne Pichenot del gruppo “attività diverse”. Le varie componenti sociali confluenti nel CESE, dunque, si sono mostrate unite per esprimere l’appoggio all’iniziativa della Commissione e, in generale, al suo sempreverde impegno per la parità nelle dinamiche occupazionali.

Attualmente, la situazione non è particolarmente “equa” dal punto di vista della presenze nei ruoli che contano: nei consigli di amministrazione delle società europee le donne ammontano a meno del 14% dei membri totali; l’86% dei “capi” è quindi costituito da uomini. La situazione però non è la stessa in tutti gli stati dell’Unione. Secondo i dati di Eurobarometro, la Finlandia è prima nella classifica dei territori più female-friendly del Vecchio Continente, con il 27% di donne nell’alta dirigenza. In fondo alla graduatoria Malta e Cipro, con percentuali rispettivamente del 3% e del 4%.

Il testo della Commissione Europea propone l’obiettivo del 40% di presenze femminili nei consigli di amministrazione delle società europee quotate in Borsa. Obiettivo da raggiungere entro il 2020, con la previsione di sanzioni per chi non si adatta. Ancora quote rosa, dunque: un metodo controverso, per un obiettivo legittimo. Un metodo che ha portato buoni risultati in stati come la Svezia (sebbene siano nate alcune proteste in merito), ma che in alcuni ambienti femministi appare ancora come una mortificazione del potenziale femminile.

Ambizione e buoni propositi si ritrovano ancora una volta nelle iniziative europee per promuovere le pari opportunità negli ambienti di lavoro. Il risultato è legato in larghissima misura al tema della crescita. Perché in tema di crescita, ed in generale di economia, le donne hanno davvero tanto da dire.

Nell’immagine Viviane Reding, qui in compagnia del Ministro per la Giustizia portoghese Paula Teizeira da Cruz’ (Photo: European Commission, photo gallery).

L' Autore - Anna Malandrino

Laureata in Scienze Internazionali e diplomatiche, attualmente dottoranda borsista in Diritti e Istituzioni presso l'Università di Torino con progetto di ricerca sul management pubblico nella fornitura di servizi sanitari. Ho lavorato come formatrice specializzata sull'Unione Europea presso il Punto Europa di Forlì e ho partecipato come relatrice al 13mo Mediterranean Research Meeting, presso il Centro di Studi Avanzati Robert Schuman dell'Istituto Universitario Europeo di Fiesole (Firenze), e alla Student Conference "Reckoning with the past in post-dictatorial societies", presso l'Università di Bucarest

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