mercoledì , 21 febbraio 2018
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xylella
Photo @ Giuseppe Bencivinni - www.flickr.com, 2011

Xylella: via libera all’abbattimento degli ulivi

Nell’ambito delle cause riunite C-78 e C-79, la Corte di Giustizia ha statuito che la Commissione e, conseguentemente, gli Stati membri possono legittimamente ordinare la rimozione delle piante di ulivo potenzialmente colpite dal batterio Xylella Fastidiosa, ancorché apparentemente sane, qualora esse si trovino in prossimità delle piante già infettate.

Tale misura, prevista nel piano d’azione contro la Xylella posto in essere dalla Commissione e dalle autorità italiane, è stata ritenuta dalla Corte proporzionata alla luce dell’obiettivo di protezione fitosanitaria nel territorio dell’UE e dei principi di proporzionalità e precauzione. Salvo il sopravvenire di nuova evidenza scientifica, sarà dunque permesso abbattere quantità massicce di ulivi al fine di evitare la diffusione di tale batterio.

La vicenda degli ulivi salentini e il batterio Xylella

La nota vicenda della malattia che ha colpito gli ulivi salentini è giunta, nel gennaio 2016, al TAR Lazio: interpellati da alcuni proprietari di uliveti salentini, i giudici hanno sospeso i provvedimenti adottati da UE e Italia per contrastare il disseccamento delle piante provocato dal batterio Xylella, proponendo contestualmente un rinvio pregiudiziale alla Corte UE.

Il TAR dubitava infatti che l’art. 6 della Decisione di esecuzione della Commissione UE/2015/789, che disponeva l’eradicazione di tutti gli ulivi nel raggio di 100 metri da quelli che ospitavano Xylella, rispettasse la Direttiva 2000/29/CE. Infatti, in quest’ultima non si rinverrebbero norme che impongono l’eliminazione di organismi sani senza prima aver accertato scientificamente che tale misura è l’unica idonea a evitare la diffusione dell’agente patogeno. Secondo il TAR, l’eventuale illegittimità della Decisione renderebbe gli atti adottati delle autorità della Regione Puglia e dal Commissario Delegato sulla base di essa illegittimi a cascata.

La decisione della Corte ed il principio di precauzione

La Corte UE ha ritenuto che la Commissione abbia rispettato l’art.6(4) della Decisione, ai sensi del quale lo Stato membro interessato deve, prima di procedere alla rimozione delle piante, eseguire un opportuno trattamento fitosanitario. Infatti, contrariamente a quanto supposto dai ricorrenti nei procedimenti principali, tale trattamento non riguarderebbe le piante, bensì i vettori del batterio, ossia gli insetti portatori dell’infezione: dunque, il trattamento fitosanitario consisterebbe nell’eradicare questi ultimi, se del caso anche rimuovendo le piante che li ospitano.

La Corte ha proseguito il proprio ragionamento osservando che l’art. 6(2)(a) della Decisione è in linea con i principi di proporzionalità e precauzione. Quest’ultimo è definito dalla Corte come il principio “in virtù del quale, quando sussistono incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, possono essere adottate misure di protezione senza dover attendere che siano pienamente dimostrate l’effettiva esistenza e la gravità di tali rischi”. La Corte ha affermato come tale principio debba essere applicato tenendo conto del principio di proporzionalità, considerando peraltro l’ampia discrezionalità di cui la Commissione gode nel bilanciare gli interessi in gioco nelle specifiche situazioni oggetto di decisione.

I giudici hanno inoltre osservato che la validità di un atto dell’UE deve essere valutata in base agli elementi di fatto e diritto esistenti alla data in cui esso è stato adottato, e non può dipendere da valutazioni ex post. La Corte ha ritenuto che, sebbene il parere dell’EFSA del 6 gennaio 2015 non abbia dimostrato “l’esistenza di un sicuro nesso di causalità tra il batterio Xylella e il disseccamento rapido degli ulivi nella Regione Puglia” esso ha “messo in evidenza una correlazione significativa tra tale batterio e il manifestarsi di detta patologia”: tale considerazione è stata considerata sufficiente al fine del rispetto del principio di precauzione, non essendo necessaria una incontestabile evidenza scientifica per poter porre in essere misure di protezione.

Con riferimento al principio di proporzionalità, i giudici hanno sostenuto che l’evidenza del suo rispetto è corroborata dal fatto che “non è stata prospettata alcuna misura alternativa meno gravosa che sarebbe idonea a raggiungere” l’obiettivo di limitare la diffusione della Xylella nel territorio dell’UE e che fosse conosciuta nel momento dell’emanazione della Decisione.Tale bilanciamento di interessi potrebbe subire modifiche solo se nuovi dati scientifici dimostrassero che non è necessario provvedere all’eliminazione delle piante sane.

La Corte ha  infine osservato che “non può dedursi l’esistenza di un principio generale che imponga la concessione di un indennizzo”, non essendo dunque la Decisione invalida per il fatto di non averlo garantito agli agricoltori pugliesi colpiti dalla rimozione degli ulivi.

L' Autore - Sofia Roveta

Laureanda in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Torino. Appassionata di Diritto dell'UE e Diritto Internazionale, un interesse coltivato anche tramite la partecipazione ad alcuni progetti di respiro internazionale quali una Moot Court in arbitrato commerciale internazionale ed un progetto di assistenza ai richiedenti asilo promosso dallo IUC di Torino. Interessata alla dimensione transnazionale ed alla comparazione di modelli giuridici, ho avuto ed ho la fortuna di svolgere periodi di studio all'estero fra Parigi e Londra. Appassionata di scrittura, e già redattrice di alcuni blog e testate, sono felice di collaborare con Europae

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