martedì , 14 agosto 2018
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500 euro
Photo © matze_ozz - www.flickr.com, 2007

La BCE abolirà la banconota da 500 euro?

Manca ormai poco al prossimo Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea (BCE), nel quale verranno prese importanti decisioni per riportare il tasso di inflazione nel medio termine intorno, ma leggermente sotto, il 2%. La frase precedente manca di condizionale, dal momento che il Presidente della BCE Mario Draghi ha già annunciato nelle scorse settimane che l’Eurotower non “esiterà ad agire a marzo”. Le turbolenze sui mercati e le spinte deflazionistiche guidate dal calo del prezzo del petrolio continuano a mantenere bloccato il tasso di inflazione nell’eurozona sotto lo 0,5% dalla primavera del 2014. Nel mese di gennaio del 2016 i prezzi sono addirittura scesi al -0,2%, facendo ripiombare l’intera eurozona in deflazione.

Il Consiglio Direttivo della BCE

Ma cosa aspettarsi dalla riunione di giovedì 10 marzo? Secondo la stampa finanziaria internazionale, le mosse possibili potrebbero essere tre. La prima è l’ampliamento del Quantitative Easing sia in termini temporali (oltre il marzo 2017), che quantitativi (aumento del ritmo nell’acquisto di bond oltre i 60 miliardi di euro al mese).

La seconda possibile mossa è un ulteriore taglio dei tassi che la BCE applica alle banche dell’eurozona sui depositi degli istituti di credito presso l’Eurotower, dal -0,3% al -0,4%. Insomma, aumenta la cosiddetta “tassa” sui capitali non investiti dalle banche e lasciati in giacenza a Francoforte. La terza mossa, la più originale, sarebbe quella di abolire il valore legale della banconota da 500 euro e ritirarla dal mercato.

L’abolizione della banconota da 500 euro

Abolire la banconota da 500 euro è ovviamente una mossa di politica monetaria, nonostante i recenti appelli pubblici di alcuni membri del Direttivo per denunciarne la pericolosità in riferimento ai rischi di corruzione, criminalità organizzata e finanziamento al terrorismo. Rischi che sono sì reali, ma ampiamente conosciuti e dibattuti da diversi anni. Insomma, quando abolire la banconota non era congeniale alle politiche monetarie, lo stesso Direttivo difendeva strenuamente l’utilità della banconota come mezzo di pagamento.

Tornando al punto, eliminando il valore legale della banconota da 500 euro, si creerebbe innanzitutto una corsa agli sportelli (per depositarle, non per prelevare). La conversione di tali banconote in depositi bancari, aiuterebbe innanzitutto a ricapitalizzare gli istituti di crediti, creando parallelamente nuove risorse finanziarie da investire nei mercati o per attivare nuovi prestiti. La scomparsa di un bene rifugio così ambito poi, concorrerebbe nel breve periodo a svalutare l’euro, contribuendo a inflazionare i prezzi e stimolare la competitività dei beni e dei servizi dell’eurozona, favorendone l’export. La svalutazione si originerebbe soprattutto dal momento che parte delle banconote di questo taglio si troverebbero all’estero e i loro proprietari andrebbero a cambiarle in valuta locale per disfarsene.

Infine, diminuire la base monetaria in banconote, compenserebbe parzialmente la fuga dai depositi che potrebbe innescare una politica monetaria orientata sempre più ai tassi negativi. Dal momento che la redditività di gran parte degli impieghi a breve periodo è negativa (depositi presso la BCE e Titoli di Stato), per gli istituti di credito diverrà sempre più oneroso finanziarsi attraverso delle fonti che hanno rendimento positivo per i creditori.

Per semplificare, alle banche presto non converrà più reperire fondi tramite i depositi a tasso zero per investirli in strumenti a tasso negativo. Di conseguenza le banche potrebbero aumentare le commissioni nei confronti dei depositanti, inducendoli a investire i propri capitali. Ma se anche per i depositanti non vi saranno ipotesi di investimento allettanti, potrebbero decidere che è più conveniente per loro ritirare i propri fondi. Questo “fuga di capitali” sarebbe in parte compensata da quelli in rientro attraverso l’abolizione del taglio da 500 euro.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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