Francia
La Place Nautique a Lione © Jean-Pierre Dalbéra

Francia, mercato immobiliare: fiducia momentanea?

Il 2016 è stata una splendida annata, annuncia a fine 2016 il giornale Le Monde. Non si parla però del mercato vinicolo nel sud della Francia, ma del mercato immobiliare francese. Il prezzo delle case o dell’immobile, croce e delizia dell’economia reale, ha ripreso a crescere, dell’1.8% rispetto al 2015, e questo rappresenta un indice rilevante per l’andamento positivo del ciclo economico. Ma non sempre l’immobile è stato visto come un buon auspicio. Così come la bolla immobiliare negli Stati Uniti ha rappresentato la miccia che ha innescato la crisi finanziaria dei mutui subprime nel 2007, in Europa, la bolla immobiliare spagnola nel 2008 ha accompagnato il tracollo economico del paese.

Spesa rilevante, come affitto, o investimento, come compravendita, quella dell’appartamento è una decisione fondamentale per gli individui di un paese, così come il mutuo sulla casa è una forma di finanziamento che quasi tutti nel corso della vita dobbiamo imparare ad affrontare. Nonostante il carattere reale del settore immobilare, il collegamento diretto con un piano di finanziamento distribuito su diversi anni così come il carattere fondamentale del bisogno di una abitazione implica un collegamento diretto sia con il mercato finanziario e monetario, sia con il settore pubblico e sociale.

Uno contesto propizio

In questo caso però tutti i fattori sembrano essere a favore del mercato immobiliare. La compresenza di tassi d’interesse bassi e di una legge contro il plusvalore ha incentivato la compravendita del mattone. Il reddito disponibile delle famiglie francesi sembra essere in rapida crescita segnando un incremento del 1.7% nel 2016.

Il mercato, per altro, è in ripresa da una precedente caduta dei prezzi che, a sua volta, si poneva al culmine e come esito di un incremento definito che, tra il 2010 e il 2011, aveva fatto gridare alla “bolla immobiliare francese”. Se da una parte ciò si inquadra, quindi, come fenomeno positivo tanto più se difficilmente inquadrabile nello scenario di una bolla, d’altra parte lo scenario si innesta in un contesto comunque difficile per la Francia. Con un debito passato dal 96.6% nel 2007 al 108.3% nel 2015 la solidità finanziaria delle famiglie francesi è stata parzialmente logorata in questi anni di crisi economica. L’emergere, inoltre, di nuove emergenze e fratture sociali tra la  popolazione, sommate a una disoccupazione intorno al 10%, impongono nuove sfide nell’assicurare un’abitazione alle classi sociali più deboli.

Un trend condiviso, fra fiducia e insidie latenti

Più in generale, la Francia si allinea al trend del mercato europeo e a una ripresa di gran parte dell’economia reale e di un ritorno di fiducia verso gli investimenti sul continente. Nell’annuale studio della società di consulenza PWC che analizza anche la fiducia nel settore immobiliare per l’anno successivo si può riscontrare un bilancio positivo in tutta europa. Da notarsi, confrontando lo studio dell’anno precedente, una direttiva di espansione che dal centro europa si allarga via a via fino alla periferia. Nel Nord della Francia, in Inghilterra e in Est Europa il mercato rimane, invece, stabile. Unico stato, insieme a Cipro, con un prezzi in calo è l’Italia che ha segnato un -0,9%, sebbene vada considerato che i dati, quelli Eurostat, per il Bel Paese sono provvisori e, vi potrebbero essere differenze regionali(il Nord stando ad altre fonti sembra toccato dal fenomeno di crescita).

D’altra parte proprio nella complessità e nella centralità del settore immobiliare vi si può trovare il contraltare per questa situazione di generale fiducia. L’alta eterogeneità del mercato richiede un’analisi per tipologia di prodotto e secondo una dimensione geografica, che si articola non solo a livello nazionale, ma anche a livello regionale e attraverso gli spazi urbani; si pensi, per esempio, al sistema metropolitano Parigino con prezzi differenti a seconda che si sposti dal centro fino alla piccola e alla grande corona urbana.

La complessità del mercato ne determina quindi il suo tasso di fragilità. E tale fragilità, ancora una volta, sia in Francia che nel resto d’Europa, si propaga attraverso i fattori finanziario e sociale, seguendo il ciclo economico generale, positivo nei flussi di crescita, ma ancora convalescente dalla crisi economica.

L' Autore - Flavio Malnati

Laureato Magistrale in Economia e Public Management presso l’Università Bocconi. Ho appena concluso il Master in Diplomacy presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale(ISPI) a Milano. Appassionato di Politica Estera, Politica Economica, Politiche Culturali e Integrazione Europea. Amo viaggiare, ho fatto due scambi universitari, uno in Giappone e uno in Egitto, interrottosi per la Primavera Araba. Entrambi fondamentali per la mia formazione. Informarsi e saper informare correttamente sono elementi imprescindibili per partecipare alle sfide di un contesto globale. Ecco perché se scrivere è importante, scrivere dell’Europa e per un’Europa più consapevole è per me una sfida e un motivo di orgoglio. Ecco perché sono felice di scrivere per Rivista Europae.

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