lunedì , 19 febbraio 2018
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Alstom, la Francia rifiuta l’offerta di General Electric

Siamo alle solite: una grande azienda, fiore all’occhiello e orgoglio dell’industria nazionale, due potenziali acquirenti stranieri che ne vogliono rilevare la maggioranza e un governo centrale che non vuole cedere il suo residuale potere contrattuale alle forze centrifughe del libero mercato.

Si tratta questa volta della francese Alstom, fondata nel 1928 in Alsazia, leader del settore energetico e dei trasporti, capofila dell’industria d’oltralpe. L’azienda dà lavoro a 93.000 persone nel mondo, di cui 18.000 in Francia e 3.000 in Italia. La branca primaria di produzione è quella energetica, che rappresenta il 70% del suo giro complessivo d’affari, e raggruppa le attività di trasmissione e distribuzione di energia, costruzione di centrali elettriche, e turbine per impianti nucleari. La seconda larga fetta di produzione spetta ai trasporti: TGV (treni ad alta velocità), tram e metropolitane vendute in tutto il mondo.

La branca energia di Alstom è in seria difficoltà, complici la crisi economica e la diminuzione del consumo aggregato di energia. Il bilancio è positivo ma le dimensioni della produzione non più sufficienti per contrastare sul piano globale la statunitense General Electric (GE), le nipponiche Mitsubishi e Hitachi e la tedesca Siemens. Con lo scopo di restituire all’azienda francese una dimensione mondiale, il presidente del Cda di Alstom, Patrick Kron, è da febbraio in trattativa con Jeffrey Immelt, presidente e amministratore delegato di GE.

Nell’intento iniziale vi era la volontà di scorporare l’azienda, mantenendo francese il settore dei trasporti e vendendo il maxi comparto energetico ai partner oltreoceano. La trattativa commerciale, per un valore di circa 9,4 miliardi di euro, aveva ricevuto anche il beneplacito del milionario Bouygues, principale azionista di Alstom, disposto a vendere il 29,5% delle sue quote. L’andamento del negoziato tra Alstom e General Electric ha subito un’improvvisa battuta d’arresto giovedì 24 aprile, dopo che l’agenzia Bloomberg ha rivelato che l’affare stava per essere concluso.

Il Ministro dell’economia francese Arnaud Montebourg e il Presidente François Hollande non hanno infatti esitato a chiamare a rapporto Kron, rimarcando che ‘i gioielli della corona’ non possono essere (s)venduti al conglomerato americano senza prima consultare il governo. Il governo francese sembrerebbe infatti più incline ad una “soluzione europea”, che favorirebbe il processo di re-industrializzazione. Tale si prefigura l’offerta di Siemens, che ha proposto alla controparte francese una fusione delle attività nel settore dei trasporti, oltre che una cospicua somma liquida nelle casse di Alstom, per dar vita ad un “Airbus franco-tedesco dell’energia e dei trasporti”. La scelta tedesca sarebbe peraltro politicamente più spendibile in vista delle elezioni europee alle porte.

La risposta secca è arrivata infine lo scorso lunedì 5 maggio, in una lettera del ministro Montebourg a Jeffrey Immelt della GE, pubblicata sul quotidiano francese Les Echos. Il governo francese ha formalmente rifiutato l’offerta del gigante americano poiché basata esclusivamente sull’acquisizione delle attività di Alstom nel settore energia. La volontà del governo è quella di discutere di un “partenariato equilibrato”, che non escluda il settore dei trasporti, ma che soprattutto non ne comprometta il marchio “Made in France”. La tutela dei posti di lavoro in Francia e l’indipendenza energetica sono le due priorità rivendicate da François Hollande. Lo strumento giuridico del quale si avvale il Presidente è un decreto del 2005 che impone l’autorizzazione preventiva dello Stato in caso di investimenti di imprese extraeuropee in società legate ai settori strategici nazionali: privacy, tecnologia, energia, sicurezza, armi, gioco d’azzardo.

Il “patriottismo economico” francese è stato recentemente suggellato anche da un sondaggio del CSA (Istituto di Studi e Sondaggi), dal quale è emerso che il 59% dei francesi considera il “Made in France” l’unico effettivo risarcimento nel contesto della globalizzazione. Secondo Forbes, difendere un interesse strategico nazionale è comprensibile; tuttavia la risposta francese dovrebbe essere più cauta e delicata, poiché l’Esagono è in disperato bisogno di investimenti diretti esteri. Che sia la soluzione europea ad avere la meglio o quella americana, si tratterà comunque di un ultimo round non privo di colpi di scena, in vista delle europee da un lato e del TTIP dall’altro.

 Foto © eldelinux / Flickr 2014

L' Autore - Silvia Cardascia

Laureata magistrale in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli di Roma, con specializzazione in Diritto Internazionale dell’Economia e dell’Ambiente. Dalla mia tesi di ricerca sul trattamento degli investimenti diretti esteri in Turchia e le mie successive esperienze sia nel settore del commercio estero che nel non profit nasce il mio interesse per la regolamentazione internazionale in materia di commercio, IDE e azione esterna dell'UE. Scrivo per il blog www.failcaffe.it e sono un’appassionata di geopolitica e Medio Oriente.

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One comment

  1. Riferendomi a questo progetto , il 1°Aprile 2014 , si è chiuso il Tender per le case ccostruttrici di macchine utensili interessate alla offerta per la revisione delle ruote dei vagoni , senza essere smontate dagli assi.
    A questa data di Novembre c’è un silenzio assoluto ed è impossibile un contatto con alcuna personalità.
    Quando sarà ??? …e le offerte saranno ancora valde…????

    Una risposra da parte della Direzione Alstom France sarebbee gradita.
    Grazie e cordialità

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