mercoledì , 15 agosto 2018
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Allarme deficit: la Francia riforma le pensioni

Martedì 27 agosto il governo francese ha presentato la nuova drastica riforma delle pensioni, che mira a portare in pareggio il sistema pensionistico francese tra il 2020 ed il 2030. L’intervento era obbligato da un deficit destinato, senza riforme strutturali, a raggiungere nel 2020 la stratosferica cifra di 20,7 miliardi di euro. Livelli così elevati da generare “perdita della sostenibilità” del sistema pensionistico poiché i contributi non bastano a coprire le erogazioni e lo Stato ogni anno è costretto ad indebitarsi o a destinare fondi dalla spesa corrente per coprire i buchi. La Francia ha deciso di adottare un variegato policy-mix per affrontare il problema, che tuttavia è destinato ad aggravare la pressione fiscale e ridurre le prospettive di crescita per gli anni futuri. Le imprese saranno infatti caricate di oneri maggiori per l’aumento dei contributi e le buste paga potrebbero di conseguenza ridursi.

La riforma si applicherà in due aree temporali di intervento: la prima fase riguarderà il periodo 2014-2019 e sarà caratterizzata principalmente da un aumento dei contributi. Il prossimo anno l’aliquota sui salari aumenterà dello 0,15%, nel 2015, nel 2016 e 2017 salirà invece dello 0,05% all’anno. La somma degli aumenti delle aliquote porterà ad un aumento strutturale dal 2017 dello 0,3%. Saranno esonerate da questo aumento le famiglie con più di 3 figli. Per esigenze di tesoreria, poi, l’indicizzazione automatica rispetto all’inflazione verrà spostata dal primo aprile di ogni anno al primo ottobre. In questo periodo non ci sarà bisogno di aumentare l’età di pensionamento poiché la Francia è tra le poche nazioni europee a natalità più elevata. La media di due figli ogni donna contro la media europea di 1,6 e l’alto tasso di immigrazione garantiscono nel breve-medio periodo discreti margini di ricambio generazionale e occupazionale.

Nel lungo periodo non ci si può tuttavia affidare alla cieca a tali statistiche e dal 2020 scatterà la seconda fase della riforma. Il suo obiettivo è quello di rendere sostenibile l’intero impianto pensionistico fino al 2040. Entro quella data ogni 100 persone tra i 20 ed i 59 anni ci saranno 66 persone sopra i 60, mentre nel 2010 ogni 100 “giovani” c’erano  soli 43 ultrasessantenni. Il costante aumento della speranza di vita provoca inoltre un progressivo aumento medio dei flussi di cassa percepiti nella vita da pensionato. Un tempo si versavano contributi per 30 o 40 anni e dopo essere andati in pensione si viveva in media tra i 15 ed i 20 anni. Grazie a nuovi farmaci e tecnologie mediche, sempre più pensionati superano la soglia degli 80 anni. Maggiori erogazioni chiedono nuovi flussi in entrata e dal 2020 i francesi vedranno così progressivamente aumentare il numero di anni di lavoro per poter andare in pensione: si passerà dai 41 anni e mezzo di contributi nel 2020, ai 43 anni nel 2035. Viene infine introdotto un sistema a punti per salvaguardare i lavoratori in condizioni usuranti. Ogni trimestre di lavoro usurante farà guadagnare 1 punto di premialità al lavoratore. Ogni 40 punti accumulati nel corso di una vita si potrà andare in pensione un anno prima. Un operaio che abbia accumulato 40 anni o 160 trimestri di lavoro usurante potrà essere idoneo per la pensione 4 anni prima di un impiegato.

L’impatto della riforma sui conti pubblici francesi sarà progressivamente crescente. Nel 2014 il deficit si ridurrà di 3,8 miliardi di euro, di 7,3 miliardi nel 2020, di 11,5 miliardi nel 2030 e di 16 miliardi nel 2040. La riforma nel suo impianto è essenzialmente positiva anche se minata da compromessi che ne hanno ridotto la portata. Anticipando al 2015 gli aumenti dell’età pensionabile si sarebbe potuto evitare l’incremento dei contributi (con il conseguente aumento del costo del lavoro) e limitare gli influssi negativi sulla ripresa economica che in Francia è già cominciata nel corso del 2013. Fissare l’aumento per il 2015 avrebbe lo stesso preservato il Paese da un problema “esodati” fissando una chiara e determinata data nel futuro prossimo. Il sistema di premialità è la vera sorpresa della riforma ed anche in quel settore si sarebbe potuti essere più ambiziosi e soprattutto generosi. Il governo francese ha comunque creato un meccanismo pilota secondo il quale ogni anno potranno venire attivati dei correttivi. C’è ancora tempo quindi per evitare l’aumento dei contributi, anticipando l’aumento dell’età pensionabile generalizzata e garantendo qualche bonus in più per i lavori usuranti.

In foto Jean-Marc Ayrault, primo ministro francese e promotore della riforma delle pensioni (© Mathieu Delmestre – Parti Socialiste)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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