domenica , 18 febbraio 2018
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“Attenti alla Grecia”: Merkel e il monito della Bundesbank

La Bundesbank, chiamata affettuosamente “Buba” dai tedeschi, non è mai stata una banca centrale come le altre. La sua influenza nelle vicende dell’Unione Europea è sempre stata saliente, tanto da far ritenere che l’obiettivo primario della Banca Centrale Europea (BCE) – che è il contenimento dei tassi d’inflazione – non sia altro che una proiezione della rigidità della Buba, che fin dal Dopoguerra ha applicato una ferrea disciplina deflazionista.

Di conseguenza, quando in una calda giornata d’agosto è uscito un rapporto firmato Bundesbank in cui si affermava che alla Grecia sarebbero serviti altri aiuti nel 2014, nessuno ha preso la notizia poco sul serio, e meno di tutti lo ha fatto Angela Merkel. La Cancelliera, ben consapevole che nel “board” della banca centrale sono nascosti molti “falchi” che desiderano un’uscita della Grecia dall’eurozona, sa benissimo che per il tedesco medio la parola “Grecia” associata a “nuovi aiuti” significa una sola cosa: mettere nuovamente mano al portafoglio per salvare gli scalcinati ellenici.

Come noto, il 22 settembre sono previste le elezioni politiche in Germania e una notizia come questa è in grado di spostare molti voti, vista ormai l’attitudine anti-UE che si sta diffondendo endemicamente nella società tedesca quale risposta agli ultimi 3 anni di crisi dell’area valutaria unica, esplosa proprio in Grecia.

Atene è entrata in una crisi di liquidità nel maggio 2010, quando il governo socialista guidato da George Papandreou ammise che i conti pubblici erano stati truccati e che il deficit dichiarato era molto più basso di quello effettivo. Un problema grave, ma tutto sommato limitato (la Grecia rappresenta il 2% del Pil comunitario) divenne una valanga, anche grazie all’atteggiamento piuttosto riluttante di Merkel: l’Unione, frenata dalla Germania, intervenne in ritardo imponendo una durissima cura di austerità alla finanze pubbliche greche.

Dal 2011, il Paese è sottoposto alle dure condizioni richieste per accedere ai famigerati “pacchetti” di aiuti della troika formata da BCE, FMI e Commissione Europea. In cambio delle tranche di prestiti che hanno permesso ad Atene di evitare la bancarotta, il Paese è stato costretto a sopportare sacrifici gravosi. Basti pensare che, in base alle ultime rilevazioni, il tasso di disoccupazione è salito al 26,9%.

L’austerity, oltre ad aggravare i problemi sociali, non ha risolto certamente i problemi strutturali. Il rapporto debito/PIL ha continuato ad aumentare e sfiora ora il 160%, nonostante Atene abbia già sperimentato due “default” parziali sul suo debito (in gergo tecnico chiamati “haircut”, cioè ristrutturazioni volontarie). Eppure, nonostante l’approccio dell’austerity sia ormai messo in discussione in tutto il mondo, con durissimi attacchi provenienti in particolare dagli Stati Uniti, la Germania di Merkel ha continuato a sostenere l’importanza della solvibilità dei Paesi debitori in cambio della permanenza nell’area dell’euro. Ma proprio questo punto pare l’oggetto del contendere tra il governo tedesco e i “falchi” della Bundesbank: l’onerosità per le casse tedesche della permanenza della Grecia nell’eurozona.

La banca centrale della Germania indica nel dossier una serie di variabili analitiche sul trend negativo di Atene, come i rischi – definiti “estremamente alti” – associati al pacchetto di aiuti, e boccia senza appello l’approvazione da parte della troika dell’ultima tranche di 5,8 miliardi di euro di prestito alla Grecia. Con la motivazione che il governo guidato da Antonis Samaras non avrebbe compiuto i progressi programmati dal memorandum.

In altre parole, per gli ortodossi della Buba la cura seguita finora sarebbe stata addirittura troppo lieve: una posizione isolata in Europa e nel mondo, ma non certo in Germania. È evidente che il report della Bundesbank sia destinato ad incendiare una campagna elettorale già segnata pesantemente dal dibattito sulla crisi greca.

In foto, il vertice di ottobre 2012 fra Angela Merkel e Antonis Samaras (© Antonis Samaras – Flickr)

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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