martedì , 14 agosto 2018
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Austria: il salvataggio dell’Hypo-Alpe Adria Bank è l’ultimo grande bail-out

L’austriaca Hypo-Alpe Adria Bank chiuderà il bilancio 2013 con perdite previste intorno ai 2,7 miliardi di euro. Una cifra enorme che già di per sé farebbe drizzare i capelli a qualsiasi governo europeo, a causa dell’incredibile rischio di effetto contagio sull’intero settore finanziario. La notizia rischia di avere tuttavia dei risvolti ancora peggiori: la Hypo-Alpe Adria Bank è stata nazionalizzata dal governo austriaco nel 2009 e di conseguenza il buco nel suo bilancio si è trasformato automaticamente in una mina per i conti pubblici del Paese.

Sommando gli aiuti erogati nel 2008 e le iniezioni di capitale dal 2009 al 2014, l’Austria ha già speso 4,8 miliardi di euro per tamponare la situazione. A fronte di un PIL di poco superiore ai 300 miliardi di euro, è facilmente intuibile quanto questi esborsi di denaro pesino sulla sostenibilità dei conti pubblici austriaci. Ed è altrettanto preoccupante osservare come, dopo il commissariamento, la situazione sia ancora incredibilmente critica. Lo scorso mercoledì 9 aprile, lo Stato ha erogato altri 750 milioni di euro per iniziare a coprire il buco del 2013, ma deve trovare altri 2 miliardi.

La partita dell’Hypo-Alpe Adria Bank deve essere chiusa velocemente, in modo da evitare altri shock nel 2014. Per questo motivo è stato chiamato alla guida della società il banchiere tedesco Helbert Walter, CEO della Dresdner Bank. L’idea è di costituire una bad bank che si accolli i 18 miliardi di euro di asset tossici in seno alla Hypo, che includono diversi miliardi di crediti inesigibili perché detenuti verso imprese fallite durante le prime fasi della crisi del 2008.

Mentre Herbert Walter ha iniziato a lavorare sulla ristrutturazione della banca, il processo ai responsabili del collasso è giunto alle battute finali. Lo scandalo non riguarda ovviamente l’erogazione di prestiti non più esigibili, ma un brutto affare di tangenti che coinvolse anche esponenti del partito popolare austriaco ai tempi (2007) della privatizzazione di alcune quote della banca, che passarono dal Land Carinzia alla Bayern Lb. La privatizzazione non durò molto, considerando che nel 2009, come già detto, la banca fu nuovamente nazionalizzata dallo Stato.

Il caso è emblematico poiché potrebbe rappresentare l’ultimo caso di bail-out nell’Unione Europea. Con l’entrata in vigore dell’unione bancaria e del Fondo Unico di Risoluzione, le crisi bancarie verranno gestite in modo molto differente. Prima di tutto si avranno perdite pesanti per azionisti, obbligazionisti e correntisti sopra i 100.000 euro, e poi, in un secondo momento, ci sarà l’intervento del Fondo Unico di Risoluzione, finanziato da una quota dei depositi delle altre banche. Inoltre, con la vigilanza unica della BCE e l’analisi degli asset delle banche, si cercherà di intervenire prima che le crisi bancarie sfocino in situazioni più gravi. Ci si augura poi, soprattutto, che con le nuove norme europee siano utili ad evitare casi di corruzione, provocati dagli interessi economici e politici degli “stakeholder” locali.

Photo: © cowes_at_home, www.flickr.com.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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