lunedì , 19 febbraio 2018
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Barnier a Francoforte: lo Stato dell’Unione (Bancaria)

Michel Barnier, Commissario al Mercato Interno, non ha ottenuto la nomina del Partito Popolare Europeo (PPE) alla presidenza della Commissione e non è candidato nella sua Francia per un seggio a Strasburgo. Ciò non significa che le sue ambizioni europee si siano ridimensionate: nel probabile caso di un pareggio tra PPE e PSE, le carte potrebbero rimescolarsi e l’abile politico francese si ritroverebbe in pista, forte del suo stesso basso profilo rispetto agli altri nomi ancora in circolazione (su tutti, quello di Christine Lagarde del Fondo Monetario Internazionale).

E Barnier, nello scenario degno della serie TV House of Cards che si prospetta a Bruxelles per i prossimi mesi, ha un asso nella manica: è il Commissario maggiormente coinvolto nel più importante passo in avanti dell’integrazione europea dopo l’introduzione dell’euro: l’Unione Bancaria. La tabella di marcia della sua implementazione e i possibili effetti degli stress test attualmente in corso sono stati oggetto del dibattito al Frankfurt Finance Summit di lunedì e martedì scorsi. I keynote speaker erano lo stesso Michel Barnier e Danièle Nouy, presidente del Consiglio di Vigilanza Unica presso la Banca Centrale Europea, organo che si occuperà dal prossimo ottobre di monitorare le 124 banche più importanti dell’eurozona.

Nel suo intervento, Barnier ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto da Commissione, Parlamento e Stati membri nel mettere in sicurezza, nel giro di soli due anni, il sistema bancario europeo, rompendo il legame tra banche e debito sovrano attraverso l’introduzione del principio del bail-in, che vede il coinvolgimento diretto degli investitori nei fallimenti prima di qualsiasi intervento pubblico. Nonostante le forti critiche giunte da diversi economisti sull’annacquamento dell’Unione Bancaria ad opera della Germania, gelosa della sua sovranità su istituti di credito e casse di risparmio locali e timorosa di dover sostenere le banche dei paesi periferici dell’eurozona, Barnier ha difeso con forza quella che è sicuramente l’eredità più importante dei suoi 5 anni da Commissario.

A onor del vero, l’iniziativa era partita dai governi nazionali nella primavera del 2012, quando nel summit di giugno Mario Monti e il premier spagnolo Rajoy, con il sostegno del neoeletto Hollande, riuscirono a strappare diverse concessioni alla Merkel. Erano infatti i giorni del collasso del sistema bancario spagnolo, salvato al suon di 90 miliardi di euro prestati a tal fine al Paese iberico dai suoi partner europei.

Il difficile percorso che ha portato dall’impegno politico alla definizione e realizzazione dell’architettura dell’Unione Bancaria ha visto nella DG Markt del Commissario Barnier un punto di raccordo fondamentale, contraltare tecnico e istituzionale indispensabile durante gli intricati negoziati interni al Consiglio e tra questi e il Parlamento. In tale ottica, Barnier ha accolto con particolare soddisfazione, il 16 maggio scorso, la firma dell’accordo intergovernativo che rappresenta una parte integrante del Fondo Unico di Risoluzione delle crisi bancarie.

A Francoforte, il Commissario al Mercato Interno si è trovato quindi a stretto contatto con l’establishment finanziario e politico tedesco, che non ha in precedenza lesinato critiche all’Unione Bancaria in senso opposto, in una Germania chiaramente riluttante a perdere il privilegio di un accesso al credito molto più agevole per le proprie aziende. Un sistema davvero europeo di supervisione e soprattutto risoluzione delle crisi metterebbe infatti sullo stesso piano, in termini di rischiosità, le banche dei diversi Paesi dell’eurozona, chiamate peraltro a contribuire economicamente, secondo criteri in corso di definizione dalla stessa DG Markt, al fondo stesso.

Barnier ha concluso il suo discorso ribadendo con forza che “non stiamo istituendo un fondo di bail-out. Il Meccanismo Unico di di Risoluzione non implica che i contribuenti di un Paese verranno chiamati a salvare le banche di altri Paesi”. Molto per l’Unione Europea, e a livello personale per il Commissario Barnier, dipenderà da quanto l’elite e i cittadini tedeschi crederanno a questa affermazione.

Nell’immagine Michel Barnier (© Valsts kanceleja/ State Chancellery, 2011, www.flickr.com)

L' Autore - Shannon Little

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