martedì , 21 agosto 2018
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Barroso e i piani anti-crisi della Commissione di fronte allo European Business Summit

José Manuel Barroso è all’ottava partecipazione consecutiva all’European Business Forum in qualità di presidente della Commissione Europea. Ben diverso il clima da quello che poteva avvertirsi nel 2006: oggi occorre convincere l’auditorio che la Banca Centrale Europea non è l’unico organismo impegnato a rilanciare gli investimenti nella Zona Euro e che la competitività dell’industria non si raggiunge solamente portando l’euro ad 1,20 sul dollaro. Ed è questo che ha tentato di fare Barroso, spiegare al pubblico di presidenti e amministratori delegati di aziende che la Commissione Europea si sta muovendo a 360 gradi per far ripartire l’economia europea, facendo leva sulla ripresa industriale.

Innanzitutto Barroso fa notare che la strategia da seguire non si basa su una scelta netta tra crescita ed austerità. Al contrario, il consolidamento fiscale va portato a termine e contemporaneamente vanno rilanciati gli investimenti. Quasi un monito agli Stati, per mettere in chiaro che la crescita non ripartirà con una spesa pubblica indiscriminata ma che le risorse andranno centellinate nei settori più strategici. Il trio dei colpevoli della crisi è ben chiaro e due responsabilità su tre appartengono ai governi ed hanno il nome di “elevati deficit” e “mancate riforme per la competitività“. La terza colpa appartiene al settore finanziario ed alla sua irresponsabilità pre-crisi nell’allocare le risorse negli investimenti meno rischiosi e più assennati.

Barroso osserva inoltre sconsolato che nonostante gli sforzi ed i deficit europei in costante calo, il debito pubblico sul PIL della Zona Euro è cresciuto del 30% dal 2008 ad oggi. Un carico molto pesante per le generazioni future. Per quanto riguarda il settore finanziario invece, la riforma da attuare nel minor tempo possibile è l’Unione Bancaria. Il problema principale, spiega Barroso, è che al giorno d’oggi il tasso di interesse applicato ai prestiti alle imprese dalle banche, viene determinato in minima parte dalla qualità dell’impresa ma quasi soprattutto alla sede dell’impresa stessa. Insomma, se sei un’impresa tedesca di scarsa qualità è probabile che il costo complessivo del tuo debito risulti minore di un’impresa italiana o portoghese di ottima qualità.

Le strategie della Commissione Europea andranno nella direzione di spingere gli Stati alle riforme per migliorare la competitività ed aumentare il contributo dell’industria alla formazione del PIL europeo dal 16% al 20%. Un grande successo, già ottenuto, è stato quello di aumentare il budget europeo per ricerca e sviluppo nel programma Horizon 2020, potenziato del 30% in confronto al precedente programma. Ma il punto focale della strategia sarà la creazione di un network pan-europeo delle infrastrutture stradali, ferroviarie, energetiche e delle telecomunicazioni. Al Consiglio Europeo di Ottobre la Commissione ad esempio presenterà un piano per la creazione di un mercato unico delle telecomunicazioni. Così ogni cittadino che si sposterà all’interno dell’Unione Europea godrà degli stessi piani tariffari e delle stesse promozioni per la telefonia mobile del suo stesso Paese. Inoltre appena i contratti per l’apertura del mercato europeo a partner esterni (es. Marocco e Tunisia) verranno siglati, il PIL europeo potrebbe crescere addirittura del 2% in più. Sul lungo termine nuove iniziative di apertura del mercato creeranno ricchezza pari all’1% del PIL e nuove riforme per la competitività dello 0,6%. C’è ancora molto da fare, ma le basi per riforme molto ambiziose sono state ben poste.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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