domenica , 18 febbraio 2018
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BCE: Draghi prepara la strategia per una politica monetaria espansiva

Il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea si è riunito mercoledì a Parigi per discutere riguardo le decisioni di politica monetaria. Anche se a fine riunione il Presidente della BCE ha annunciato che i tassi non sono stati modificati e rimarranno bassi ancora a lungo, sono sempre più chiare la strategie che vanno delineandosi nella mente di Mario Draghi. Una strategia interna al Consiglio della BCE e una più lungimirante sul futuro dell’euro. Una direttrice comune che sappia favorire l’armonia interna e sfruttare le opportunità offerte dagli scenari internazionali.

Il tasso di inflazione nell’eurozona è infatti crollato dall’1,3% all’1,1% di settembre ed è ormai da parecchi mesi lontano dal target del 2%. Sembra per questo sempre più vicino un intervento di Francoforte per una politica monetaria espansiva. Non tutti i membri del direttivo sono però concordi su tempistiche e modalità degli interventi. La spaccatura in seno alla BCE è così evidente che Draghi si è sentito in dovere di sottolineare la differenza di visioni dei membri in conferenza stampa.

I venti più impetuosi della crisi finanziaria, che nell’emergenza mettevano tutti d’accordo, stanno progressivamente riducendo la loro forza, dando vita a nuove discussioni sul futuro degli interventi dell’Eurotower. È proprio per questo motivo che Draghi ad oggi continua a condividere le mozioni più attendiste. Infatti, se il tasso di inflazione continuerà a calare (immaginiamoci che tocchi lo 0,5%), è evidente che tutti i membri del Consiglio Direttivo saranno concordi nell’approvare nuove politiche monetarie espansive. La BCE potrà a quel punto dispiegare interamente il suo potenziale e dare il suo contributo per la ripresa dell’economia, a partire da nuovi LTRO (prestiti alle banche a medio-lungo termine) e un nuovo taglio dei tassi di interesse.

La seconda strategia di Draghi è strettamente legata a quella interna alla BCE e riguarda il ruolo internazionale dell’euro. I recenti sviluppi in Giappone, con la svalutazione selvaggia dello yen, e negli USA, con il rinvio del tapering e lo shutdown del governo federale, hanno rafforzato la posizione e il prestigio della moneta unica europea a livello internazionale. La stabilità e l’accortezza delle politiche monetarie europee stanno attirando capitali da tutto il mondo e l’euro continua progressivamente ad apprezzarsi. Queste tendenze amplificheranno ulteriormente gli scenari deflazionisti permettendo, nel prossimo futuro, un intervento diretto della BCE scevro di effetti collaterali. Insomma, Draghi sta assecondando scenari che offrano in futuro margini di manovra molto elevati e che possano dare finalmente seguito al famoso “tutto ciò che è possibile per salvare l’Euro”.

Ora che i riflettori e le preoccupazioni globali (Italia permettendo) si stanno spostando dall’Europa verso continenti potenzialmente più instabili, tutto la BCE deve fare è rimanere ferma e vivere di rendita. Assecondare il lento afflusso di capitali verso l’eurozona, proprio come nella prima fase della svalutazione giapponese primaverile, quando diversi miliardi di yen furono convertiti in euro e si riversarono in particolare sui titoli di Stato italiani e spagnoli. La situazione più critica rimane sempre quella del credito alle imprese, i cui volumi ad agosto sono scesi ancora del 2,9% su base annua. È forse ingenuo credere che basti un altro ciclo di LTRO per risollevare la situazione. Di sicuro questo non complicherebbe la situazione con un tasso di inflazione a terra, ma difficilmente si può credere che possa rappresentare la panacea per tutti i mali.

Draghi lo sa bene e, nonostante si sia sempre battuto per una BCE più attiva, conosce bene i suoi limiti. Pur tra alti e bassi, negli ultimi anni l’Eurotower ha compiuto la sua missione, ma purtroppo ha sempre visto mancare un’adeguata sponda politica. Finché l’Europa non fronteggerà la crisi con un approccio unitario e deciso, la BCE non potrà fare altro che evitare gli scossoni finanziari più violenti. Ora potrà riuscirci anche in virtù del suo nuovo ruolo di vigilanza sul sistema bancario, visti i compiti affidati alla BCE dal Parlamento Europeo al fine di prevenire future crisi bancarie. Utilissimo pensare al futuro, quindi, ma gli effetti nefasti dell’ultima crisi continuano a insistere sull’Eurozona.

In foto il Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, alla conferenza stampa seguita al Consiglio Direttivo del 2 ottobre a Parigi (Foto: European Central Bank). 

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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