domenica , 18 febbraio 2018
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BCE e indice dei prezzi al ribasso: prima i dati poi gli interventi

Prima delle decisioni di politica monetaria di giovedì 3 aprile del Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea, è circolato sui giornali un aneddoto raccontato dal Presidente Mario DraghiIl senso della storiella era “i banchieri centrali hanno un cuore, ma non l’hanno mai usato”. Ovvero che devono comportarsi come delle macchine, guardare ai dati e non farsi guidare né da paura né da entusiasmo.

Ed è così che la BCE ha agito nei confronti dell’imprevisto e preoccupante crollo dell’indice dei prezzi dell’eurozona a marzo (+0,5% su base annuale, rispetto al +0,7% di febbraio). I tassi sono rimasti fermi ai minimi storici e non è stata avviata nessuna operazione straordinaria di alleggerimento monetario. Ancora una volta il compito di rassicurare i mercati è toccato alla forward guidance, il metodo comunicativo che cerca di indirizzare gli investitori attraverso la trasparenza delle decisioni dell’Eurotower.

Draghi ha annunciato che il Consiglio Direttivo è unanimemente convinto della necessità di intraprendere operazioni non convenzionali di politica monetaria qualora l’indice dei prezzi dovesse ancora abbassarsi. La decisione su quali azioni intraprendere è stata invece rimandata al mese prossimo, dal momento che ad aprile è previsto un leggero aumento e la massa monetaria continua ad aumentare grazie agli investitori esteri (+6,2% a febbraio).

Il messaggio è chiarissimo. La BCE non agisce con l’istinto e con le emozioni ed un computer, al suo posto, si sarebbe comportato nello stesso modo. Draghi spiega ai giornalisti che la sua BCE “non sta perdendo di credibilità” e nel medio-lungo termine il mandato verrà completamente rispettatoD’altronde, tutti i membri del Direttivo sanno bene che la deflazione non si combatte solamente stampando moneta. L’ingente afflusso di capitali esteri, in cerca di stabilità valutaria, verso l’eurozona, la ripartenza del PIL ed il tapering della Federal Reserve (progressiva riduzione dell’offerta di moneta statunitense) potrebbero creare movimenti al rialzo nei prezzi.

Meglio aspettare quindi movimenti fisiologici che dovrebbero dispiegarsi da qui fino a fine 2016, piuttosto che accelerare i movimenti e rischiare di tirare il freno a mano troppo presto. Ciò che preoccupa Draghi è però un mercato del credito verso le imprese ancora asfittico (a febbraio prestiti al -3,1% su base annuale rispetto al -2,8% di gennaio) ed una disoccupazione che continua a rimanere bloccata, dal mese di ottobre, all’11,9%. Se due colonne portanti di una casa mostrano segni di debolezza, rischiano di trascinare nel crollo anche i fondamentali positivi: di conseguenza occorre trovare un modo per stabilizzare l’economia su tutti i fronti.

Per ora in ogni caso la situazione non è delle peggiori. I tassi di interesse dei Paesi periferici continuano a calare e quelli di Italia e Spagna sono ai minimi dall’entrata in vigore dell’euro. Il saldo della bilancia commerciale continua ad essere poderosamente in attivo, nonostante l’euro forte in zona 1,35-1,40. Tornando con la memoria al triennio 2010-2012, si può dire che almeno ora si possono dormire sonni tranquilli e l’outlook è decisamente positivo.

Il Consiglio Direttivo tornerà a riunirsi per mettere in campo le prossime decisioni di politica monetaria giovedì 8 maggio. Come di consueto, il Direttivo di maggio, come quello di ottobre, si terrà fuori da Francoforte, in una delle capitali europee, individuata a rotazione. Il prossimo avrà luogo a Bruxelles e sarà l’ultimo incontro dedicato alla decisione delle politiche monetarie prima delle elezioni europee. Se le stime dovessero essere anche stavolta sbagliate e l’inflazione dovesse scendere sotto lo 0,5%, l’avvio delle tanto attese operazioni non convenzionali di politica monetaria sarebbe quasi certo. Non è chiaro quanto e come l’immagine di una BCE interventista piuttosto che attendista potrà influire sul voto europeo, che si terrà due sole settimane dopo il Consiglio Direttivo. Per capirlo occorrerà attendere i numeri, e mettere da parte il cuore.

(Photo © net_efekt www.flickr.com)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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