mercoledì , 21 febbraio 2018
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BCE, inflazione sotto il 2% fino al 2016

Stabilità, questa la parola d’ordine al tavolo del Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea (BCE). Nessun movimento dei tassi di interesse, che rimangono ai minimi storici, e nessuna misura straordinaria per smuovere l’inflazione europea da quel persistente 0,8% di crescita annua. La strategia rimane sempre la stessa, ossia offrire agli investitori di tutto il mondo una valuta stabile ed in progressivo apprezzamento, al fine di attirarne i capitali e continuare indirettamente a ridurre i tassi di interesse sui bond emessi in euro.

Il rendimento del decennale greco, sceso per la prima volta dal 2010 sotto il 7%, e quello del suo equivalente italiano ai minimi storici (3,43%) sono figli di questa luna di miele indotta dell’Eurotower ed alimentata dai fondi giapponesi (in fuga dalle svalutazioni della Bank Of Japan) e americani (nonostante il tapering, il quantitative easing è ancora in corso). Nonostante si siano mantenute stabili le politiche monetarie, c’è tuttavia da segnalare una novità molto importante.

Lo scorso 6 febbraio il Presidente Mario Draghi aveva annunciato un nuovo tassello della cosiddetta “operazione trasparenza”, inaugurata nel luglio scorso con l’introduzione della forward guidance, meccanismo attraverso il quale si comunicano ai mercati le strategie della Banca Centrale al fine di influenzarli, senza però intervenire direttamente con variazioni dei tassi o altre operazioni straordinarie.

Il nuovo elemento introdotto a margine del Consiglio Direttivo di ieri riguarda la diffusione pubblica delle stime degli analisti della BCE su inflazione e PIL per i tre anni successivi. Per quanto riguarda l’inflazione, l’Eurotower prevede un aumento dei prezzi dell’1% per il 2014, dell’1,2% nel 2015 e dell’1,5% nel 2016. La chiara indicazione che nel terzo trimestre del 2016 l’indice dei prezzi aumenterà dell’1,7% su base annua è un messaggio che è difficile equivocare.

Gli investitori ed i debitori sono avvisati: fino alla fine del 2016 sarà inutile alzare i tassi di interesse, dal momento che l’inflazione rimarrà stabilmente ancorata sotto il 2%. La trasparenza sulle stime future aiuterà sicuramente le strategie di imprese, Stati e creditori, dato che non dovranno interrogarsi ogni mese sul significato reale del cosiddetto “medio-lungo termine” di permanenza dei tassi bassi.

Per quanto riguarda il PIL, si prevede per quest’anno una crescita dell’1,2%, per il 2015 un +1,5% e per il 2016 un +1,8%. Insomma, si prospetta per l’eurozona un triennio di crescita economica e tassi ai minimi storici. I due punti critici rimangono però l’andamento dei prestiti delle banche verso le imprese (-2,9% su base annua) e l’eccessivo apprezzamento dell’euro, che potrebbe danneggiare gli esportatori.

Draghi ha affermato che un apprezzamento del 10% dell’euro sul dollaro porterebbe a una riduzione del tasso di inflazione del 0,4%-0,5% annuo, rispetto alle stime presentate in precedenza. Un’affermazione che dovrebbe rassicurare i Paesi più esposti sul fronte export. Se infatti l’euro dovesse raggiungere quota 1,50 sulla valuta statunitense, raffreddando pesantemente le aspettative di inflazione, la BCE interverrà per aumentare la liquidità nel sistema.

A meno di shock imprevisti, si prospetta per il prossimo futuro il periodo di stabilità e crescita che tanto era mancato negli ultimi 6-7 anni. Potrebbe essere l’occasione ideale, anche per l’Italia, per avviare riforme ambiziose e di qualità, in una condizione macroeconomica rassicurante. Riusciremo a non perdere questa opportunità?

In foto il Presidente della BCE Mario Draghi (Foto: Wikimedia Commons)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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