mercoledì , 15 agosto 2018
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Photo © Rubén Vique - www.flickr.com, 2010

BCE: la campagna d’inverno di Draghi verso il Quantitative Easing

Giovedì 4 dicembre il Ftse Mib, uno degli indici della Borsa di Milano, ha chiuso rovinosamente a -2,77%, a seguito della riunione del Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea (BCE), che ha rimandato la decisione circa l’avvio del Quantitative Easing a data da destinarsi. Il giorno dopo, venerdì, lo stesso indice ha chiuso a +3,41% e lo spread è sceso sotto i 120 punti base. Movimenti analoghi si sono svolti su tutti mercati europei. Il saldo complessivo è dunque positivo, ma cosa ha spinto le borse del Vecchio Continente a comportarsi in modo così schizofrenico?

Cominciando dal crollo di giovedì, il Presidente della BCE Mario Draghi, nella consueta conferenza stampa a seguito del Consiglio Direttivo, ha gelato gli investitori spiegando che l’Eurotower non comincerà a breve massicci acquisti di titoli di Stato europei, ma quando se ne discuterà, non ci sarà bisogno dell’unanimità. Insomma, se nei primi mesi del 2015 l’inflazione dell’eurozona si trasformerà in deflazione o rimarrà nella fascia 0%-0,5% (complice il crollo del prezzo delle materie prime e del petrolio), la politica monetaria espansiva della BCE verrà implementata anche se i falchi del Nord Europa dovessero votare contro.

I mercati che volevano tutto e subito sono rimasti delusi. In primo luogo perché dal prossimo anno le riunioni dell’Eurotower non si svolgeranno più ogni mese, bensì ogni sei settimana. Come la Federal Reserve, insomma. Quindi occorrerà aspettare fino al 22 gennaio per scoprire se si verificherà il tanto atteso cambio di passo.

Ed in questo caso è stato giusto aspettare. Principalmente poiché questo dicembre sarà un mese ricco di incognite, che non necessitava di altra carne al fuoco. L’11 dicembre partirà infatti il secondo round di concessione dei prestiti T-LTRO alle banche europee che useranno quei fondi per i prossimi 4 anni, per impieghi non-finanziari, ovvero finanziare le imprese. Nella prima asta di dicembre sono stati assegnati solamente 82,6 miliardi di euro ed è quasi impossibile immaginare che la cifra non venga raggiunta in questa tornata.

La cifra dei finanziamenti è cruciale per un semplice motivo. Poco meno di due settimane dopo, il 23 dicembre 2014, le banche europee dovranno restituire alla BCE gli 80 miliardi di euro residui dei prestiti LTRO triennali del dicembre 2011. Il saldo tra nuovi fondi presi e quelli restituiti farà comprendere quanta nuova liquidità è stata immessa sul mercato. La BCE ha l’obiettivo di portare i suoi attivi dai 2.000 miliardi di euro attuali ai 3.000 miliardi di euro nel prossimi due anni. Se i T-LTRO si dimostreranno un flop quindi (nel caso i finanziamenti chiesti dalle banche dovessero essere inferiori alle aspettative), l’Eurotower avrà solamente due strade. La prima è quella di aumentare il ritmo degli acquisti di ABS e Covered Bond (partiti nelle scorse settimane a bassissimo regime). La seconda rimane quella di avviare un mini-QE, che servirà solamente ad avvicinare la BCE al target dei 3.000 miliardi e del 2% di inflazione nel medio termine.

Quanto sarà probabile la seconda strada lo si saprà quindi fra pochi giorni. Va sottolineato che a febbraio dovranno tornare alla BCE altri 200 miliardi di euro prestati alle banche con gli LTRO del 2012. Fondi che Draghi vuole lasciare il più possibile in circolo nei mercati finanziari, per avere più tempo per decidere ed evitare tracolli di liquidità nel periodo festivo. Come l’anno scorso, l’Eurotower ha infatti bloccato ogni possibilità di rimborsare anticipatamente tali fondi dal 24 dicembre 2014 al 14 gennaio 2015.

Cosa ha portato dunque i mercati ad impennarsi nella giornata di venerdì scorso? Principalmente la scommessa che con gli strumenti attuali la BCE non ce la farà mai a raggiungere i due target annunciati (3.000 miliardi e 2%) attraverso il regime di comunicazione della “forward guidance”, che permette alla banca centrale di indirizzare le aspettative sulle proprie mosse future. E soprattutto, che se i movimenti deflazionisti guadagneranno forza, Draghi sarà costretto ad innalzare il primo obiettivo a quota 3.500-4.000 miliardi di euro. E non potrà riuscirci se non con un Quantitative Easing.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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