martedì , 20 febbraio 2018
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BCE: per il Direttivo meno riunioni e più trasparenza

Giovedì 3 luglio 2014 si è riunito il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea nel consueto incontro di inizio mese, per determinare le decisioni di politica monetaria. Dopo le storiche decisioni di inizio giugno sul taglio dei tassi, il tasso negativo sui depositi presso la BCE ed i prestiti a lungo termine per le banche vincolati all’impegno di tali fondi nell’economia reale (T-LTRO), nessuno si aspettava grandi novità. Nonostante il tasso di inflazione dell’eurozona sia rimasto fermo a giugno allo 0,5%, lontanissimo da più di un anno e mezzo dal target del 2%, la BCE non può strafare con le politiche monetarie espansive: deve attendere che le misure già attuate facciano il loro corso.

Anche se il Direttivo non è intervenuto ad allentare le strategie monetarie, sono state però prese delle storiche decisioni volte ad una riforma strutturale dei meccanismi decisionali dell’Eurotower. In pratica, dal 1° gennaio 2015, il Direttivo si riunirà, per variare le decisioni di politica monetaria, ogni sei settimane anziché ogni quattro come avviene attualmente. Dal prossimo anno quindi le riunioni annuali saranno soltanto otto rispetto alle dodici degli ultimi anni.

Cosa cambia in pratica con questa decisione? Principalmente gli indici di borsa e i rendimenti obbligazionari dovrebbero subire meno oscillazioni, generate dall’attesa per le eventuali nuove mosse della BCE e dalla soddisfazione o delusione derivante dalla comunicazione al pubblico di tali decisioni. Questa riforma si associa a stretto giro con quella della forward guidance, avviata a luglio del 2013. Attraverso quest’ultima, la BCE cerca di influenzare i mercati dichiarando le sue mosse future. Poiché tali dichiarazioni hanno però un profondo impatto su mercati, si tenterà di ridurre le occasioni in cui le decisioni potranno subire variazioni ed allungarne invece l’orizzonte temporale.

L’altra riforma varata ieri dal Direttivo dell’Eurotower riguarda la pubblicazione dei verbali delle sue riunioni, a partire dal mese di gennaio 2015. Si tratta di un’operazione trasparenza che aiuterà anch’essa a potenziare i meccanismi della forward guidance. Se ad esempio, nella riunione di giugno 2016, la metà dei membri del Direttivo si esprimerà a favore di una futura stretta monetaria, i mercati sapranno adeguarsi senza sprofondare nell’incertezza di retroscena e previsioni giornalistiche.

La pubblicazione dei verbali ha però una pesante controindicazione. Potrebbe spingere i cosiddetti “falchi” del rigore o dell’alleggerimento monetario ad esasperare le proprie posizioni per dimostrare alla collettività la propria decisione in un senso o nell’altro. La teoria vorrebbe che ogni Consigliere Direttivo si spogliasse del proprio retaggio culturale e nazionale. Nella pratica purtroppo, i membri del Consiglio cresciuti nella scuola tedesca della Bundesbank raramente saranno a favore di un Quantitative Easing. Al contrario, i banchieri provenienti dal Sud Europa, difficilmente voteranno per perseguire politiche deflazioniste. La pubblicazione dei verbali potrebbe attivare una sorta di “sindrome da streaming”, che non aiuterebbe gli sforzi verso il compromesso. Non resta che attendere l’inizio del 2015 per valutare la portata di entrambe le riforme.

Photo: © BCE, www.ecb.europa.eu/press/pictures.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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