mercoledì , 21 febbraio 2018
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Bitcoin, ovvero come complicare il quadro valutario globale

Con le recenti manovre della Banca Centrale Giapponese, e a dispetto delle timide risposte di quella europea, una guerra valutaria sembra ormai alle porte. Ironicamente a complicare ulteriormente la situazione è un’altra figura nipponica o, perlomeno, presunta tale: Satoshi Nakamoto. È questo lo pseudonimo dell’inventore del Bitcoin, valuta elettronica lanciata nel 2009 da un anonimo internet user.

La moneta si basa sostanzialmente su una rete peer-to-peer: il possesso fisico della stessa, sottoforma di portafogli, è legato al programma che è possibile scaricare gratuitamente dal sito ufficiale. Al contrario delle valute a corso legale, però, il Bitcoin non prevede alcun ente di controllo centrale e, cosa ben più curiosa, ha un sistema interno per mantenere costante l’inflazione.

La moneta viene infatti creata con un procedimento definito “Bitcoin mining” legato alle transazioni online (anonime e non rintracciabili) che consiste nella risoluzione di complesse equazioni da parte di calcolatori specializzati. Benché sembri una risorsa pressoché gratuita, l’energia spesa ogni giorno per i processi di mining, riporta Bloomberg, è pari a quella richiesta da 31.000 abitazioni statunitensi. Questa immensa domanda di energia dovrebbe portare ad un massimo di 21 milioni di Bitcoins circolanti, valore che secondo i calcoli sarà raggiunto nel 2140.

Il successo di questa valuta risulta evidente osservando i grafici di blockchain.info, secondo cui la capitalizzazione del mercato è aumentata di oltre il 2500% in meno di un anno.

capitalizzazione bitcoin

Ancor più sorprendente, però, è la sua  volatilità:  come riporta Bloomberg, in una sola giornata, come quella dello scorso 10 aprile, la valuta è passata da un cambio iniziale di 230 dollari a un picco di 266, per poi sprofondare a 105 e chiudere a 170 dollari.

bitcoin dollaro

L’esoticità di questa moneta virtuale, e le forti fluttuazioni di mercato, non dovrebbero renderla un titolo interessante per investitori avversi al rischio. Ciononostante, è proprio in un Paese duramente colpito dalla crisi come la Spagna che Bitcoin ha avuto un successo particolare, accompagnato da una drastica impennata del download di applicazioni per iPhone legate ai Bitcoins.

Sebbene questa moneta virtuale presenti tutti i requisiti per diventare una nuova bolla, l’anarco-capitalista Jeff Berwick ha promosso la diffusione dei Bitcoin ATM, bancomat per convertire Bitcoin in valuta locale e viceversa. Pronosticando massicce corse agli sportelli, il libertario statunitense ha suggerito ai risparmiatori ciprioti l’acquisto di Bitcoins, sia per preservare il valore dei loro risparmi, sia per godere dell’aumento di valore della moneta stessa. Come si sa, la corsa agli sportelli non è avvenuta, ma l’attenzione verso i Bitcoins non è finita.

Il Bitcoin rappresenta una sorta di “feticcio” per i più accaniti liberisti, come sottolinea l’economista Paul Krugman dalle colonne del New York Times. Enfatizzando il valore delle valute tradizionali, legato al riconoscimento legale dato in primis dallo Stato, il premio Nobel sottolinea la vacuità intrinseca di questa moneta virtuale, la cui affidabilità dipende unicamente dal fatto che le persone la utilizzino come effettivo mezzo di scambio. In altre parole, senza  il riconoscimento sociale dato dai possessori, il Bitcoin non è nulla.

Alla lista di detrattori si aggiunge anche Evan Soltas, che in un editoriale su Bloomberg ha definito il Bitcoin una “esistenziale minaccia al moderno Stato liberale”. Usata come arma anarco-libertaria, infatti, questa moneta minerebbe tre funzioni fondamentali di qualsiasi governo: la tassazione,  la sicurezza e la politica macroeconomica. Fondamentalmente, dato l’anonimato garantito ai suoi utilizzatori, i governi si ritroverebbero in grossa difficoltà nel rintracciare le transazioni, spesso dagli scopi illeciti, così come nel formulare efficaci politiche di finanziamento del debito pubblico, non conoscendo i dati effettivi sottostanti a un economia a regime Bitcoin.

Ma non è solo oltre oceano che serpeggia la preoccupazione. Anche l’Europa non è rimasta indifferente a questo nuovo fenomeno valutario. In un rapporto dell’ottobre del 2012, la BCE ha riconosciuto «la sfida per le pubbliche autorità» che questa moneta lancia, in virtù della sua totale de-regolamentazione , sottolineando inoltre come possa «avere un effetto negativo sulla reputazione delle banche centrali», qualora un aumento di visibilità della moneta fosse dovuto a una percepita inadempienza della banca centrale stessa.

A preoccupare l’Europa non è la stabilità finanziaria o dei prezzi, tuttora non affette dalle fluttuazioni virtuali, quanto il sistema di pagamento (che espone gli investitori ai principali rischi soggetti a regolazione internazionale: di credito, di liquidità, operativi e legali) e il quadro giuridico. Il Bitcoin non ricade infatti né nella Electronic Money Directive (2009/110/EC), né nella Payment Services Directive (2007/64/EC). Inoltre, solo ora alcune corti nazionali, come quella francese, iniziano a legiferare in merito, dopo il caso della chiusura da parte di alcune banche locali di conti correnti che riportavano scambi in questa valuta, con l’assunzione che il Bitcoin si dovesse conformare alla regolamentazione per le monete elettroniche.

Al netto degli entusiasmi, delle critiche e delle incertezze, i Bitcoins godono comunque di certo successo anche al di fuori del mercato nero: Wired riporta il caso di una compagnia svedese che paga, su debita richiesta, i suoi dipendenti in valuta elettronica, di un Bitcoin hedge fund a Malta e addirittura di un canadese disposto ad accettare offerte in Bitcoin per la sua casa.

Ma il vero boom del Bitcoin, sempre in virtù dell’anonimato, potrebbe essere dovuto al porno, come spiega l’Huffington Post. Fred Ehrsam, creatore della compagnia Coinbase per i pagamenti elettronici, su questo punto è lapidario: «il Bitcoin è qualcosa che, a meno che l’intero Internet chiuda, non scomparirà mai». Il riconoscimento sociale voluto da Krugman potrebbe essere legato al mestiere più antico del mondo.

L' Autore - Corrado Campodonico

Laureato in Fisica dei Sistemi Complessi a Torino, ho ultimato nel giugno 2013 un Master di Secondo Livello in Finanza, presso il Collegio Carlo Alberto. Ho lavorato come stagista per la tesi magistrale a Clermont-Ferrand al centro Irstea, su un nuovo modello sociofisico chiamato "Il Leviatano". Attualmente sono vincitore della borsa di studio "Ciro Beffi" presso Eurizon Capital SGR. Scrivo di Finanza.

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2 comments

  1. Ma ha una banca centrale dietro, con ampio deposito aureo. Il riconoscimento della moneta stessa è legato anche all’importanza reputazionale della banca centrale, non credi?

  2. Krugman: “senza il riconoscimento sociale dato dai possessori, il Bitcoin non è nulla.”

    Lo stesso vale per la moneta corrente, a pensarci bene: non essendo più legata a “depositi aurei”, essa è infatti solo strumento per comprare qualcosa di valore, ma non ha “valore” di per sé..

    Paperon de Paperoni, probabilmente, non sarà d’accordo…

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