giovedì , 16 agosto 2018
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Panama Papers
Proteste fuori da Downing Street, #ResignCameron © Garry Knight - www.flickr.com, 2016

Cameron in difficoltà fra Panama Papers e Brexit

Può una “semplice” fuga di notizie favorire l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea? Sì, se questa fuga di notizie è una delle più clamorose della storia, lo scandalo Panama Papers. Questo è il timore (o la speranza, a seconda di come si giudichi l’opportunità della Brexit) di chi osserva il dispiegarsi dello scandalo finanziario che vede al centro del ciclone il premier britannico David Cameron.

Il Primo Ministro si è difeso dagli attacchi di una fetta crescente dell’opinione pubblica e delle opposizioni in un acceso dibattito alla Camera dei Comuni, affermando di aver venduto prima di entrare in carica le azioni in suo possesso del fondo Blairmore, il cui nome compare nelle carte fuoriuscite dello studio legale Mossack & Fonseca con sede a Panama, proprio per evitare qualsiasi conflitto di interesse. Cameron non ha perso l’occasione per ribadire la linea conservatrice pro-business, sottolineando, con un certo coraggio politico, che “fare soldi rispettando la legge” è un diritto.

#ResignCameron: il Primo Ministro è in crisi

La difesa in Parlamento non sottrae comunque il premier alle accuse. Se anche fosse confermato che Cameron non ha compiuto nulla di illegale, rimarrebbe tuttavia un problema politico rilevante, che vede il governo conservatore accusato di difendere i privilegi della finanza e, per estensione quasi naturale, di chi evade le tasse, aprendo conti offshore in Paesi come Panama.

L’improvvisa difficoltà del governo Cameron si inserisce in un contesto già complicato dal progressivo avvicinarsi del referendum per la permanenza nell’UE di Londra, il 23 giugno prossimo. Il premier si è impegnato in prima persona per mantenere il Regno Unito nell’UE, dopo aver rinegoziato i termini dei rapporti con Bruxelles. Tuttavia maggioranza e governo sono divisi, con parti del partito conservatore che hanno espresso la volontà di sostenere la campagna per l’addio. Aver legato così strettamente la permanenza nell’UE alla propria personalità politica oggi rischia di ritorcersi contro Cameron, la cui popolarità pare destinata a scendere ulteriormente.

Un governo diviso

D’altronde, le divisioni nell’esecutivo erano emerse ben prima che lo scandalo Panama Papers gettasse l’immagine di Cameron nel fango. Poche settimane fa, il Ministro per il welfare e il sistema previdenziale ed ex leader conservatore Iain Duncan Smith si era infatti dimesso in aperta polemica con la proposta di bilancio del Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne. La pietra dello scandalo è costituita dai tagli ai sussidi di disabilità, che si accompagnano, nella medesima proposta, ai tagli alle imposte sul reddito della fascia di popolazione più ricca (più precisamente, il 15% benestante) e alle tasse sui redditi da capitale. Tutte misure che alimentano una volta di più l’immagine di un governo vicino agli interessi della City finanziaria.

In realtà, Smith avrebbe approfittato di questa polemica sul budget per distaccarsi da un governo in cui si trovava in aperto contrasto con il premier su un’altra questione cruciale: la Brexit. L’ex Ministro infatti è uno dei principali sostenitori dell’uscita dall’UE ed è uno dei volti di maggior spicco della campagna insieme all’ex sindaco di Londra Boris Johnson. Ed è proprio a Johnson, che non ha mai fatto mistero di ambire alla leadership conservatrice post-Cameron, che lo scandalo Panama Papers potrebbe giovare maggiormente.

Gran Bretagna, Unione Europea e finanza dopo i Panama Papers

Se gli elettori britannici si dovessero ribellare a Cameron votando per l’uscita dall’UE, ci sarà chi, in Europa, non ne farà un dramma. Così come molti sottolineano l’apporto che Londra conferisce all’Europa in materia di liberalizzazione, allo stesso tempo c’è chi invece non nasconde insofferenza verso la costante richiesta di eccezioni e trattamenti di riguardo da parte dei governi britannici, se non addirittura l’aperta ostilità verso le politiche favorevoli al sistema finanziario promosse da Londra, che hanno attirato capitali e società, anche a discapito di altre piazze finanziarie europee. Una volta fuori dall’UE, la City perderebbe il legame privilegiato con un mercato fondamentale, quello europeo, mentre altre piazze, come Francoforte, potrebbero avvantaggiarsene.

Oggi, le fortune di Cameron vengono messe in discussione da uno scandalo finanziario di portata globale: se questo dovesse portare all’abbandono dell’UE, qualcuno potrebbe sorridere con ironia.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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