martedì , 20 febbraio 2018
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La conferenza stampa con Matteo Renzi e i ministri (da sinistra) Padoan e Guidi e il sottosegretario Delrio - Governo.it

CdM, via libera a decreto sulle banche popolari “bocciate” dalla BCE

Il Consiglio dei Ministri da poco concluso ha deliberato il decreto recante “disposizioni urgenti per il sistema bancario e gli investimenti”, contenente la tanto attesa riforma del sistema delle banche popolari in Italia. Un universo di 70 istituti bancari di prevalente ispirazione mutualistica e cooperativistica, titolari di 450 miliardi di attivi, secondo le rilevazioni di Assopopolari a giugno 2014, e del 24% degli impieghi di capitale dell’intero sistema bancario italiano. Un universo, quello delle popolari, attivo e numeroso, troppo secondo il premier Renzi che nella conferenza stampa di fine CdM ha enfatizzato come «in Italia ci sono troppi banchieri e poco credito».  Il provvedimento, pertanto, mira a rendere le banche popolari «più solide e pronte alle sfide europee ed internazionali».

Addio voto capitario, 10 nuove spa in 18 mesi

Va detto, tuttavia, che il decreto toccherà solo le 10 banche i cui attivi superano gli 8 miliardi di euro: un ammontare che nei fatti poco si sposa con il concetto di banca del territorio, l’ispirazione mutualistica e quel sistema di voto capitario disciplinato dall’art. 30 del Testo Unico Bancario che sinora ne ha regolato il funzionamento. Il decreto emanato oggi abroga l’art.30 del TUB cancellando la limitazione dell’1% come quota massima detenibile dai soci, il tetto minimo di 200 soci e l’equivalenza del potere di voto tra i soci in assemblea, indipendentemente dalle quote possedute.

Le 10 banche individuate avranno 18 mesi per diventare società per azioni, un compito che sarà facilitato appunto dallo snellimento delle procedure di voto. Le borse attendevano con ansia e hanno premiato i titoli delle 7 banche quotate a Piazza Affari, immaginando per il futuro aumenti di capitale e fusioni, andando dal +7,12% di Banca Popolare Emilia Romagna (Bper) al +3,10% di UBI Banca (terzo gruppo bancario italiano), con la sola eccezione della Popolare di Milano (Bpm, -0,66%).

La riscossa delle “bocciate” ?

Bper e BpM, insieme a Banco Popolare, Popolare Etruria e Lazio, Credito Valtellinese, Popolare di Sondrio oltre alle non quotate Popolare di Vicenza e Veneto Banca, facevano peraltro parte della lista di 25 banche che la BCE aveva rimandato dopo gli stress test di ottobre, valendo per poco più di 6 dei 9,7 miliardi di euro mancanti per assolvere agli standard di solvibilità e liquidità previsti da Francoforte. Il decreto di oggi avvia quindi una fase di rafforzamento degli istituti più a rischio che dovrebbe convergere nell’aggregazione tra gli istituti più piccoli o nella loro convergenza verso i poli più solidi, che gli analisti identificano in Intesa San Paolo o nella stessa UBI Banca. Provvedimenti che piacciono alla BCE e che potrebbero aiutare a rendere appetibili i titoli bancari anche per il programma di quantitative easing, il cui varo è atteso per domani, qualora il direttivo aprisse anche solo parzialmente all’acquisto di titoli privati.

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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